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La polvere è un talco finissimo che entra anche dai finestrini sigillati e ci imbianca come pierrot a carnevale. E’ il prezzo da pagare se vogliamo raggiungere gli annessi dispersi nella Sierra messicana della comunitá indigena di San Bernardino de Milpillas Chico.

Qui i Tepehuanos vivono dello sfruttamento dei boschi e hanno costruito nel tempo un’economia basata sui proventi della vendita del legname, con segherie in diversi annessi della comunitá e nella capitale dello stato, Cittá di Durango.

Inutile dire che le quasi dieci ore di jeep, necessarie per arrivare in solo due dei tredici annessi della comunitá, oltre all’annesso principale che ci ospita nella notte, ci hanno letteralmente macinato le ossa, aggrovigliato lo stomaco, reso impossibile il riposo. Ma il nostro malessere passa presto in secondo piano appena iniziamo la formazione sul credito cooperativo e sui valori cooperativi davanti a tanti comuneros incuriositi dal nostro pallore e vestiti con lo stesso cappello da cowboy, gli stessi jeans e i medesimi stivali.

La comunitá tepehuana di San Bernardino de Milpillas si trova nella sierra duranghense ed è governata da un’autoritá tradizionale eletta con cadenza annuale. Tale autoritá politica, istituita all’epoca del ‘virreinato’, é la depositaria e custode delle tradizioni dei comuneros ed é la nostra principale interlocutrice. Al suo fianco opera una commissione economica, eletta ogni tre anni, che gestisce lo sfruttamento del bosco e la vendita del legname.

San Bernardino de Milpillas è uno dei tre progetti pilota che Cassa Padana sta portando avanti in Messico nel suo intento di aiuto alla costituzione ed al rafforzamento di casse cooperative, grazie alla collaborazione ormai annuale con le istituzioni e il governo dello stato di Durango. La nostra due giorni nella comunitá inizia al seguito dell’autoritá economica appena eletta che ci precede nei diversi annessi che visiteremo per presentarsi ai comuneros nella prima visita ufficiale dopo l’elezione. Il viaggio con loro nella sierra é faticoso ma di certo reso piú piacevole da una sosta ogni due curve, nella maggior parte dei casi per sgranchire i corpi martoriati dagli scossoni e per ovvi bisogni fisiologici, estremamente sollecitati dalla strada dissestata.

I comuneros non si dimenticano nemmeno di assecondare i crampi della fame, quindi ecco che faló improvvisati vengono accesi ai bordi della strada per riscaldare sulle braci tortillas, gorditas, quesadillas e sughi vari a base di carne e dell’immancabile “chile verde”, croce e delizia di questa settimana di missione.

La formazione sul cooperativismo e sul credito cooperativo la teniamo con l’aiuto di semplici cartelloni disegnati a mano il giorno prima. I temi sono quelli a noi piú cari della grande differenza che intercorre tra una cassa cooperativa, che presta ai soci e fa progetti per migliorare le condizioni di vita della comunitá, e le banche commerciali che funzionano da industria estrattiva, impoveriscono il tessuto locale delle poche risorse e convogliano il denaro verso le grandi cittá e industrie o addirittura l’estero.

Inutile raccontare la sorpresa con cui ci hanno guardato i comuneros quando gli abbiamo spiegato che risparmiare é alla portata di tutti, é una questione culturale, e che la libertá, uno dei valori su cui si basa la cooperazione, é diritto tanto degli uomini come delle donne. Ora la formazione continuerá in tutti gli altri annessi della comunitá, grazie alla collaborazione delle istituzioni dello stato di Durango, e si porterá a termine la costituzione di una giunta promotrice di una cassa cooperativa della comunitá di San Bernardino, giunta che ha giá iniziato a vedere la luce durante i giorni della nostra formazione.

Conclusi i due giorni di visita, ritorniamo alla base in venti minuti di aereo e prima che il vento si faccia troppo forte. Ci rimangono nel cuore peró queste donne e questi bambini dai capelli nerissimi, questi comuneros che pare facciano un formaggio dal sapore simile al Grana Padano, portato in dono alla comunitá per ringraziarla di averci ospitato, le casette di legno appena raggiunte dal lusso dell’elettricitá e un faló sotto un cielo stellato popolato di racconti di fantasmi.

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Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

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