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Chi è quel tipo strano? Si sono chiesti la maggior parte delle persone che l’hanno visto passare di buon cammino mentre usciva dalle neve dei boschi con un lupo in spalla: un cacciatore, un ambientalista, un barbone, un matto?

È un artista Alberto Salvetti, di talento, ma anche un uomo che ha coscienza dell’importanza ancestrale del rapporto uomo natura. Lo esprime, da artista, in modo bizzarro con le performances che lo vedono sempre più coinvolto col mondo degli animali che lui da sempre ama e che definisce come messaggeri di spiritualità-altra.

L’ultima è stata una attraversata di 150 chilometri nel pieno dell’inverno, da Cortina d’Ampezzo a Bolzano, con in spalla una delle sue opere artistiche, una lupa realizzata con fil di ferro, scotch e carta di giornali che parlano della presenza del lupo sulle Alpi. Una lupa dalle sembianze reali, tanto reali che hanno colpito coloro che hanno incrociato Alberto durante il suo lungo cammino.

Un’azione eclatante e faticosa, perché tra lupo e zaino, Alberto si è portato più di 20 chili sulle spalle per boschi e vallate, lo scopo era di sensibilizzare la gente al ritorno dei grandi carnivori sulle montagne. Alberto Salvetti ha deciso di farlo a modo suo, con una “installazione vagante”, un’opera artistica “nomade” che sicuramente ha creato curiosità, stupore e interesse. Da sempre il lupo suscita in noi timore e stupore, paura e curiosità. Disprezzato e amato nelle favole, odiato e cacciato sino all’estinzione è ora oggetto di un programma di reintroduzione e tutela.

Dopo il primo impatto visivo, le persone incrociate si sono dimostrate incuriosite e stupite, ma sempre ben predisposte al dialogo, ha raccontato Albereto Salvetti in un intervista a Life WolfAlps. Persino i cani incrociati per strada abbaiavano confusi alla vista della lupa sulle spalle, con i padroni divertiti.

-Nei brevi momenti di conversazione che avevo cercavo di spiegare che il mio era un omaggio alla biodiversità del luogo. Che come turista apprezzavo il lavoro ed il sacrificio che molta gente di montagna aveva fatto per mantenere quei luoghi in salute e che quando un luogo è in salute è facile che attiri alcuni animali che ne sono indicatori dello stato – ha raccontato Alberto a Life WolfAlps

– Se fosse stato per me avrei potuto fare la stessa azione con un gamberetto di torrente sullo zaino, ma sarebbe passata inosservata. Una camminata con un orso sulla schiena la feci a Bassano e a Chiavenna ma qui, con tutta questa strada e queste salite, sarebbe durata molto poco. La camminata col lupo mi sembrava la più efficace come buon augurio di salute e prosperità per gli spazi antropizzati che avrei attraversato.

Certo dei momenti di tensione non sono mancati. Al passo Rolle una signora che stava spalando neve mi ha chiesto se mi piacevano quelle bestie lì, riferendosi alla mia lupa sullo zaino, che quei posti non erano per cosi come quelli e ha fatto tre passi indietro indurendosi e per mettere punto alla conversazione ma sono riuscito a rubarle un sorriso salutandola e dicendole che il mio animale era un opportunista di carta che si faceva trasportare da me fino a Bolzano.-

Molti non capivano se ero pro lupo o contro il lupo e mi avrebbero lasciato andare via facendo finta di nulla, ma se salutavo, se permettevo loro di avere un contatto con me, la gente alzava un braccio e mi gridava: “Zè mort?” In molti mi hanno confessato che da distante pensavano che avessi trovato un lupo stecchito e irrigidito nella neve. Alcuni dichiaravano il proprio sollievo quando dicevo che non ce l’avevo con i lupi e che il mio progetto aveva il supporto del Life WolfAlps e del MUSE di Trento.

C’è stata una maestra che lo ha invitato in classe per raccontare del suo viaggio e dello scopo, poi di ambiente, di lupi e del luogo in cui abitano.

– La gente che chiedeva che cane fosse quello che portavo in spalla, chi riconosceva il lupo era chi lo amava o lo aveva in odio. Ho ascoltato tanti discorsi, tesi fuorvianti, rabbia, congetture, pensieri e comprovato quanto molte persone fossero carenti di informazioni utili. Ma l’arte è sopra le parti e scivola a volte con la facilità di un sorriso.-

– Noi ci preoccupiamo di salvare il lupo ed altri selvatici richiudendoli in piccoli spazi giardino – ha dichiarato in fine Alberto – per guardarli dalle vetrine, non ci rendiamo conto invece che sono proprio i nostri spazi, i nostri “dentro” che si sono allargati nel loro “fuori” che tanto ci sembrava spaventoso ed incontaminato. Noi tutti, seppur dentro le nostre case, siamo parte di quel “fuori”, noi tutti siamo Natura quanto il lupo, il topo, il faggio, l’ape e l’acaro.-

Alberto Salvetti è nato a Vicenza nel 1974, nel 1998 ha frequentato i corsi di scultura e contemporaneamente anche di pittura presso l’Accademia Complutense di Madrid diplomandosi scultore col massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 2001.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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