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Lograto (Brescia) – Mostra di icone pittoriche a “Villa Calini Morando” di Lograto, da tempo riconvertita a prestigioso palazzo municipale, con ingresso sia dall’aristocratico parco statuario, affacciato sulla strada provinciale 235 “Brescia – Orzinuovi”, che da via Gezio Calini, rasente le vetuste architetture sbrecciate dell’antico borgo rurale.

L’autore dei tipici manufatti espressivi è Alberto Carolli, qualificato interprete di una mostra personale che circostanzia, nel periodo quaresimale, quanto il calendario del 2016 incornicia, con un’iniziativa culturale, le giornate marzoline, fino al festivo culmine pasquale.

Dal titolo “A tu per tu con l’invisibile”, l’esposizione è visitabile, con ingresso libero e gratuito, dalle ore 15.00 alle ore 19.00 di venerdì, sabato e domenica, con apertura anche di mattinata, solo per quest’ultima giornata, dalle ore 10.00 a mezzogiorno, secondo il programma con cui la manifestazione è stata approntata, mediante una cernita dimostrativa delle diverse opere attraverso le quali la stessa risulta variamente rappresentata.

Al centro della sala espositiva, la proposta di una mirata sintesi operativa si rivela sostanzialmente esplicativa del materiale riconducibile alle varie opere, aderenti a quella corrispondente sequenza istruttiva che è proporzionata a quanto serva, fra l’altro, all’autore per praticare la propria tecnica compositiva, secondo l’argomentata corrispondenza visiva di una differenziata e tradizionale resa costitutiva.

Vergine_bambino_giocoso
Vergine con bambino giocoso

Il risultato rimbalza lungo il perimetro della mostra, in quella puntuale figurazione rispettiva che, delle icone, ne ricalca suggestivamente la fascinosa ieraticità di un’elevazione contemplativa.

Come figure liberate dal dominio della presenzialità ritrattistica, le icone pare che sfuggano anche da ogni individuale macchinazione intimistica, delineandosi in quella specifica dimensione artistica che, in una essenziale modalità di permanenza, si struttura in una codificata ricapitolazione estetica, funzionale alla tradizione stilistica della loro speculare espressione contenutistica.

Espressione appropriatamente declinata nella relativa accezione espressiva mediante la quale la corrispondente produzione dell’opera è coniugata, fino a quella denominazione, ingenerata in modo contestuale rispetto all’ispirazione con la quale appare complessivamente maturata che, nell’ambito di questa mostra, si esplica nei termini, caso per caso allusivi, della “Sacra Famiglia”; del “Crocifisso”; del trittico, dedicato alla rappresentazione del “Cristo in trono con gli arcangeli”; del “Cristo Pantocratore”, ovvero di “Colui che tutto crea” e del, testualmente ravvisato, “Crocifisso del Berlinghiero”, realizzato in un emulante accostamento con il noto crocifisso, sagomato e dipinto, conosciuto come la “Croce di Lucca” di Berlinghiero Berlinghieri.

Opere che, in tempera all’uovo, eseguita su tavola in legno di abete o di tiglio, unitamente ad altri laboriosi accorgimenti, riguardano, in altre affascinanti versioni, quell’evangelica figura che è pure venerata con la recita dell’Ave Maria, nelle icone della “Madonna del Vessillo o delle Vittorie”, proposta nella riprodotta fattispecie presente nel genere figurativo delle “Odigitria” che è relativo all’interpretazione devozionistica mariana di “Colei che indica la via”, alla quale pure si confà il manufatto denominato “Madre di Dio di Cosenza”; della “Madre di Dio di Torcello”, ispirata, invece, al mosaico bizantino situato nell’abside della Basilica veneziana di Santa Maria Assunta, secondo la riproduzione. per mano dell’autore, eseguita su disegno del maestro Giovanni Mezzalira; della “Grande Madre di Dio”, nella teologica eco rivendicante il ruolo di “Salvatrice delle anime”, conosciuta come “Psychosostria”; della “Vergine con bambino”, nella peculiarità ascrivibile alla tipologia propria della “Eleusa”, “madre della tenerezza”, della quale, nell’ulteriore propaggine attinente il ciclo posto in capo al concetto di “Pelagotinissa” appartiene pure l’icona della “Vergine con bambino – Giocosa”, nella caratteristica posa materna di una scambievole effusione, colta attraverso una lieta e spontanea dinamica di filiale sembianza incisiva.

In una puntuale aderenza al tema delle schiere celeMostra_Alberto_Carollisti, la mostra reca anche l’effettiva esposizione visiva dell’opera relativa alla figura del Cristo, in un trittico dove il volto sindonico presenzia in una sorta di “icona da viaggio”, nella sezione centrale dell’opera che è contornata da pannelli mobili, a loro volta, caratterizzati dalla rispettiva raffigurazione di due arcangeli ai lati, mentre tocca ancora all’arcangelo Gabriele campeggiare in un’altra rappresentazione, sviluppata in un’asciutta ascendenza verticale, nella quale si manifesta, entro il particolare di una minuziosa circonferenza, una giovanile interpretazione messianica, nell’ambito della composizione dedicata, appunto, all’accennata figura angelica che presenta l’Emmanuele.

La mostra, realizzata in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Lograto, raccoglie le icone “scritte” da Alberto Carolli a seguito della sua feconda frequentazione della “Scuola di Iconografia” di Maguzzano di Lonato dove ha proficuamente seguito le lezioni dei maestri Enrico Bertaboni e Giovanni Mezzalira, nel solco di quella eloquente iconografia aurea dove si pone anche il concetto di “acheropita”, anch’esso attestato nella medesima esposizione, nella sua relativa traduzione di “senza mano d’uomo”, fra l’altro, didascalicamente evidenziato in relazione all’icona “Mater Salus Populi Romani”: “La tradizione di quest’icona fa risalire la sua origine al tempo degli Apostoli. Quando Pietro e Giovanni ebbero convertito una grande folla a Lidda in Palestina, vi eressero una chiesa consacrata alla Madre di Dio. Chiesero poi a Maria di visitare quella Chiesa, ma la Madre di Dio rispose: “Andate con gioia, perchè io sarò con voi!”. Quando gli Apostoli andarono alla chiesa di Lidda, trovarono su una delle sue colonne un’immagine della Madre di Dio, miracolosamente fatta “senza mano d’uomo”. Più tardi, la Vergine in persona visitò questa chiesa: benedisse l’immagine e le conferì la grazia di compiere miracoli. San Luca Evangelista, vuole la Tradizione, che ricopiasse quest’immagine”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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