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Si chiama “Abbraccialo per me” ed è un piccolo film autoprodotto che farà riflettere. Il tema è la disabilità mentale raccontata attraverso gli occhi di una madre e del figlio, che ha una sindrome dissociativa, in un rapporto escludente e protettivo.

Sullo sfondo un’Italia in cui il tema della disabilità mentale fatica a trovare risposte adeguate e che rischia di sfociare in disastri familiari o in tragedie (ne è un esempio la vicenda di Andrea Soldi, morto a Torino durante un Tso).

Un film-denuncia che mette in scena il dramma vissuto da migliaia di famiglie. A scrivere la sceneggiatura e dirigere il film il regista Vittorio Sindoni, che ha deciso di investire tempo ed energie per raccontare un argomento troppo spesso trascurato.

“Per il mio film mi sono ispirato a una storia vera – spiega Sindoni – Da anni frequento associazioni che lavorano con ragazzi autistici. E una volta ho incontrato una ragazza con un fratello disabile. Chiacchierando con lei è venuta fuori una storia fatta di mille difficoltà e problemi che mi ha spinto a voler raccontare questa vicenda umana”.

Francesco Gioffredi (Moisé Curia, già conosciuto per “Braccialetti rossi”) è un adolescente come tanti, un ragazzo vivace e allegro a cui piace suonare la batteria e che sogna di potersi iscrivere al conservatorio.

A sostenere Francesco, proteggendolo dal mondo esterno c’è la madre Caterina (Stefania Rocca) con cui il ragazzo ha un rapporto strettissimo. I primi segni di cambiamento di questo ragazzo vengono visti dai suoi vicini di casa, dai compagni di scuola e dagli insegnanti come sintomi di “diversità”, a cui ognuno di loro reagisce in maniera differente.

C’è chi mostra compassione e chi si lascia trasportare da atteggiamenti di cattiveria, come spesso accade nella realtà, nei confronti del ragazzo spingendolo sempre più verso l’isolamento.

Per Caterina invece, il suo “Ciccio” è solo un figlio da amare e da proteggere contro chiunque vuole fargli del male. Il legame tra i due è così forte che sembra escludere ogni altra persona chiudendo madre e figlio all’interno di un loro mondo.

Un amore così escludente che finisce per minare il rapporto tra Caterina e suo marito, Pietro (Vincenzo Amato) che non ne accetta l’unicità e che, forse, non vuole vedere il male che si è insinuato nella mente di Francesco.

La sola a rendersi conto del cambiamento di Francesco è la sorella Tania (Giulia Bertini) che un po’ alla volta vede il fratello cambiare. A dare speranza però ci penserà la musica.

“La carenza di strutture e di terapie adeguate è uno dei problemi che le famiglie affrontano. In molti casi la risposta che viene data loro passa solo dagli psicofarmaci – continua Vittorio Sindoni – mentre esistono anche altre possibilità”.

Il film, girato a Marino e in Sicilia, ha ottenuto il patrocinio del Garante dell’infanzia, Vincenzo Spadafora e il timbro di interesse culturale dal ministero dei Beni e delle Attività culturali. Un lavoro autoprodotto che arriverà nelle sale italiane a novembre.

“L’ho prodotto da solo e siamo riusciti a tenerlo in un budget molto contenuto anche grazie alla disponibilità di attori e fornitori che hanno accettato di ridurre cachet e altri costi e di rischiare insieme a me su un tema socialmente così importante”. 

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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