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Ferrara. Dal 2012 la fondazione ACAREF si impegna a sostenere progetti di ricerca per la cura delle malattie atassiche, per dare valore ad ogni forma di disabilità, per rendere attiva e dignitosa la vita degli anziani. Un progetto che ha visto al fianco della fondazione anche Cassa Padana.

In questi giorni un nuovo impulso alla ricerca con l’arrivo della dott.ssa Mariangela Pappadà nel team dell’Università di Ferrara che sta lavorando a un progetto di ricerca innovativo sostenuto da Fondazione A.c.a.re.f e Aisa

“La ricerca scientifica è un lavoro che richiede costanza, impegno, risorse continue e un team di ricercatori che lavora in stretta collaborazione. Ognuno di loro può dare un contributo personale, spesso significativo” – spiega Silvio Sivieri, presidente della Fondazione A.c.a.re.f di Ferrara. “Per questo motivo abbiamo deciso non solo di continuare a sostenere la ricerca per sconfiggere l’atassia spinocerebellare di tipo I (SCA1), ma abbiamo pensato che lo stesso promettente approccio potrebbe essere applicato a un’altra forma di atassia (SCA2) e abbiamo chiesto alla dott.ssa Mariangela Pappadà di unirsi al team di ricerca dell’Università di Ferrara”.

Grazie anche al contributo di A.I.S.A Lombardia (Associazione Italiana per la lotta alle Sindromi atassiche) cresce dunque il team di ricerca e l’impegno della Fondazione nel sostenere la ricerca scientifica – iniziata nel 2016 presso i laboratori del Dipartimento di Scienze Chimiche e Farmaceutiche dell’Università di Ferrara – per una malattia genetica fortemente invalidante e incurabile. In questa prima fase la dott.ssa Mariangela Pappadà, lavorerà a stretto contatto con le altre componenti del gruppo di ricerca, prof.ssa Peggy Marconi e la dott.ssa Francesca Salvatori, al fine di accelerare il progetto di ricerca e iniziare lo studio sulla SCA2. Obiettivo dei prossimi anni è quello di bloccare le due forme di atassia e trovare una cura definitiva, grazie a un approccio scientifico innovativo e molto promettente.

“Attualmente – spiega Mariangela Pappadà – le mie colleghe stanno lavorando costantemente sulle cellule epiteliali raccolte attraverso il prelievo dei tessuti effettuato su pazienti con SCA1 nel 2018, al fine di individuare la strategia terapeutica migliore e delineare gli step successivi. E devo dire che si stanno avendo i primi risultati di correzione del danno genetico. Il passo successivo sarà una terapia personalizzata, che prevede il silenziamento del gene malato, lasciando intatto e funzionante quello sano. Tutte queste strategie terapeutiche possono essere utilizzate anche per il trattamento dell’Atassia Spinocerebellare di tipo II (SCA2), in cui il gene coinvolto presenta lo stesso tipo di mutazione genetica riscontrabile nella SCA1 e su questo mi impegnerò nei prossimi mesi”.

In occasione della conferenza “Porte Aperte sulla Ricerca” che si terrà venerdì 5 Luglio presso i laboratori dell’Università di Ferrara (via Fossato di Mortara 70), il team di ricerca presenterà i primi risultati raggiunti e le prospettive future. In tale occasione si potranno visitare i laboratori di ricerca e conoscere da vicino chi sta lavorando a questo importante e ambizioso progetto.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

4 Commenti

  1. Per l’atassia da trauma cranico malattia altamente invalidante ad oggi senza cura pensate che sia possibile sperare in una ricerca da parte vostra?grazie mille CAmilla Testa

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