Cremona. Una primavera di grande musica all’Auditorium Giovanni Arvedi  del Museo del Violino, dal 12 marzo al 2 aprile ogni domenica alle ore 11, il museo apre le porte ai migliori allievi dei corsi di alto perfezionamento dell’Accademia Walter Stauffer. Il talento e la curiosità ardimentosa dei giovani interpreti connotano l’impaginato musicale della rassegna l’Accademia Stauffer in concerto, giunta alla seconda edizione, e tracciano un percorso inusuale e non effimero, fulcro di un approfondimento che si fa continuo e promuove rimandi da un repertorio all’altro, intersecando epoche ed organici differenti. La manifestazione rientra nelle celebrazioni dei 450 anni di Cremona per Monteverdi.

Il programma:

Domenica 12 marzo inaugurano le matinée il violinista Giuseppe Gibboni e la pianista Maria Grazia Foto_Cardaropoli_2017Bellocchio. Il quindicenne, ora allievo del Maestro Salvatore Accardo, nel novembre 2016 ha vinto il programma di RAI1 in collaborazione con UNICEF “Prodigi – La Musica è Vita” divenendo il “Prodigio Italiano” con la nomina di “Più giovane Ambasciatore UNICEF”.

Il programma si apre con la Sonata n-3 op.108 di Johannes Brahms, dove la felice creatività della linea melodica è svolta con nobile compostezza formale ed affettuosa intimità espressiva benché non manchi il contrasto dei piani melodici, alternando momenti di distesa cantabilità ad un virtuosismo acceso e tagliente. Una dimostrazione tecnica baluginante caratterizza invece The Last Rose of Summer di Heinrich Wilhelm Ernst e Fantasia sulla “Carmen” di Bizet op.25 di Pablo de Sarasate.

Domenica 19 si può invece apprezzare il registro più grave e materico degli archi grazie al violoncello di Raffaella Cardaropoli ed al contrabbasso di Carmelo La Manna. Al pianoforte Monica Cattarossi. Il Duetto in re maggiore di Gioacchino Rossini non elabora suggestioni belcantistiche ma esplora le estese possibilità virtuosistiche dei due Foto_Cattarossi_2017strumenti. Pezzo capriccioso è, invece, l’ultima composizione di Tchaikovsky per solista e orchestra indicata come “morceau de concert”. A dispetto di un carattere linearmente compunto la definizione “capriccioso” deriva dalla fantasiosa elaborazione dei materiali tematici e da una breve modulazione in maggiore. Un’atmosfera elegiaca percorre anche Le chant du ménestrel di Alexander Glazunov.

È invece spontanea e coinvolgente la varietà dei paesaggi sonori della Sonata op.99 di Johannes Brahms: l’essenziale concisione e il flusso impetuoso del primo movimento prelude all’intensità espressiva del secondo mentre all’energia imperiosa del terzo si giustappone l’intonazione quasi lirica del quarto, in forte contrasto con lo stile grandioso dei movimenti precedenti.Foto_Kropotkina_2017

Domenica 26 marzo Maria Kropotkina, allieva del Maestro Bruno Giuranna, e la pianista Clara Dutto rileggono oltre un secolo di musica per viola. Fantasia di Johann Nepomuk Hummel è ancora sospesa tra neoclassicismo e idioma romantico per il carattere sentimentale, la diluizione delle progressioni in lunghi respiri e il cesello di atmosfere “sentimentali” più distese, che precorrono e affiancano il primo Beethoven.

Musicista di vaglia e dalla profonda interiorità, Henri Vieuxtemps dedica alla viola la Sonata in Si bemolle maggiore op.36. La scrittura è tipicamente ottocentesca: dopo un esordio misterioso, sostenuto da lussureggianti figurazioni pianistiche, si svelano ampie volute toccando talora culmini di tesa drammaticità. Infine Suite op.131 n.1 di Max Reger, composta nel 1915, è modernissima nella densa brevità quasi aforistica dei quattro movimenti.

Domenica 2 aprile, infine, il Trio Quodlibet, allievo del Quartetto di Cremona, rende omaggio a Bach, con la trascrizione per archi del Corale Ich ruf’ zu dir, Herr Jesu Christ e delle Variazioni Goldberg, un’aFoto_TrioQuodlibet_2017lgebra misteriosa e perfetta che unisce numeri e note. La simbologia aritmetica e la stessa struttura della raccolta ne sono una chiara prova: Aria poi 30 variazioni, ognuna di 16 o 32 battute, sulle 32 note del basso quindi nuovamente l’Aria.

Un’architettura formale che al suo interno trova un ideale punto di volta nella Variazione XVI, una “Ouverture alla francese” con tema fugato, di 48 misure, che permette così di creare una rigorosa simmetria. Non manca un tocco d’ironia: la Variazione 30, Quodlibet appunto, intreccia di due canzonette popolari, Ich bin so lange nicht bei dir g’west (Sono stato troppo lontano da te) e Kraut und Rüben haben mich vertrieben (Cavoli e rape mi hanno fatto fuggire): sembra alludere proprio alla lunga assenza dell’Aria e al suo imminente riaffiorare daccapo. Inizio e fine significativamente coincidono, ma per raggiungere questa consapevolezza – sembra suggerire Bach – è sempre necessario un lungo, intensissimo, viaggio.