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Nel giorno in cui si assegna il Nobel per la letteratura, Dario Fo ci ha lasciati. Lui che il Nobel, con massima sorpresa del mondo (in particolare dell’Italia) lo aveva ricevuto nel 1997. Aveva compiuto 90 anni lo scorso marzo.

Per la mia generazione se ne va il più grande e tenero giullare. L’uomo di teatro, il pittore degli ultimi anni, il drammaturgo, l’uomo che per tutta la vita ha voluto e saputo sfidare il potere.

L’uomo che ci ha insegnato l’amore per una vita, quello con Franca Rame, morta nel 2013. Un’unione salda e inquieta al tempo stesso. Fuori da ogni schema. Come era Dario Fo e come era anche Franca Rame.

Era un faro per noi Dario Fo. Con Mistero Buffo, 1969, aprì senza timori la via alla satira intelligente e feroce che non risparmia niente e nessuno. Né il sacro né il profano. Né la storia. Né la cronaca. Né la politica. Perché quel 1969 era anche l’anno della strage di Piazza Fontana.

Con la sua morte finisce davvero un’epoca.

Proprio ieri  a Verona è stato siglato un protocollo d’intesa tra il Comune, l’Archivio di Stato ed il Museo Archivio Laboratorio – MusALab Franca Rame Dario Fo, per lo sviluppo di azioni coordinate per la valorizzazione del patrimonio archivistico e del teatro, quali strumenti di promozione e diffusione della cultura.

A sottoscrivere il documento, nella sede dell’Archivio di Stato di Verona, il consigliere incaricato alla Cultura Antonia Pavesi, il direttore dell’Archivio di Stato Roberto Mazzei e la direttrice del MusALab Mariateresa Pizza.

Il MusALab è stato inaugurato nel marzo scorso alla presenza di Dario Fo e del ministro per i Beni culturali, Dario Franceschini. Un dono dallo straordinario valore artistico-culturale alla città scaligera.