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E’ un’iniziativa a distanza: di quelle che sono realizzabili anche quando, in mezzo, perdura una naturale lontananza. Proprio per questo aspetto, tale proposta si dimensiona nello spessore di quell’ampio spettro in cui è connaturata la potenzialità di un peculiare effetto, diluito fra località che, fra loro, non hanno alcun contatto diretto.

Adotta una mucca” è l’invito, in un insolito abbinamento da messaggio imperativo, che ne sintetizza l’intento esplicativo, secondo un esplicito piano d’azione collaborativo, stabilito fra la cura di questo genere di quadrupede e l’attenzione verso una locale cultura allevatoriale alla quale è implicita la dichiarata sensibilità che è rivolta alla tutela dell’ambiente, anche inteso in una corrispondente tipicità d’appartenza territoriale ed in un fedele patrimonio di valori tradizionale.

Gli scenari, interessati a questa codificata prospettiva, proporzionabile sia a misura d’uomo che d’animale, nella sua ideale formula complessiva, sono quelli della trentina Valsugana dove, come recita un’apposita pubblicazione divulgativa, è possibile adottare una mucca.

Pubblicazione realizzata a catalogo descrittivo delle medesime mucche, coinvolte per l’iniziativa, che è, fra l’altro, visionabile anche on line, secondo una capillare presentazione costitutiva dei passaggi principali per aderire a questa singolare sinergia, pensata fra un’autentica formula d’economia produttiva ed un possibile coinvolgimento personale, a titolo meramente amatoriale, mediante la disarmante strategia di una partecipazione effettiva, misurata in un’indiretta forma attiva.

In pratica, dopo aver individuato la mucca, distinguendola fra quelle doadotta-una-mucca-logocumentate nelle riproduzioni fotografiche del catalogo illustrato, è possibile effettuare un versamento economico per sostanziare la scelta dell’adozione, dandone poi una conseguente attestazione all’ente organizzatore che raccoglie, rispettivamente, le malghe alpine “Arpaco”, “Cavallara”, “Valfontane”, “Casarina”, “Cenon di Sopra”, “Valsolero di Sotto”, “Colo”, “Trenca”, “Casapinello”, “Masi”, “Montagna Granda”, “Zochi”, “Palù”, “Fratte”, “Scura” e “Valcoperta di Sotto” in un medesimo e condiviso circuito d’azione, circa la rete di promozione delle risorse del territorio valligiano a cui, di fatto, compete questa curiosa ideazione.

Quanto versato di misura, per l’accennata adozione, è previsto sia mutato in alcuni prodotti caseari, ricavati con il latte della rispettiva mucca presa in considerazione, in un pari valore nominale, che, da programma, è stabilito siano consegnati alla persona, aderente all’iniziativa, nel corso di una sua visita sul posto, da compiersi nell’arco di tempo da sancire in una data compresa dal 15 giugno al 15 settembre 2017, per una diretta esperienza ricognitiva anche dei luoghi, legati inscindibilmente a questo progetto, pensato pure per la promozione paesaggistica della ricettività di un’amena e di un’accogliente geografia.

Nel frattempo, a chi adotta una mucca, allevata nelle menzionate malghe della Valsugana, sono inviati i documenti dell’esemplare preso, per così dire, in carico, circoscrivendone gli aspetti sommari di un’identitaria caratterizzazione che principia, naturalmente, dallo specificarne il nome.

La fantasia, in questo campo, spazia in più di una attribuzione, scalando il livello di una assodata tradizione con i nomi identici a quelli di una umana interpretazione, sancita nel nominativo di una data ispirazione: Carolina, Dolores, Marta, Priscilla, Pina, Regina, Elena, Robertina, Afra, Alice, Genny, Silver, Olga, Stefy, Linda, Mina, Sara, Jenny, Lucilla, Beatrice, Maddalena, Chiara, Carla, Rosina, fino, fra altri ancora, a poter appurare la disponibilità di Heidi che, qui, famigliarizza con il retaggio alpino della nota trama, divenuta, da romanzo, cartone animato, dal fascino sempre vivo.

Altri nomi paiono, invece, denotare un guizzo fantasista che gioca con un possibile aspetto connotativo del gusto dell’allevatore o delle caratteristiche dell’esemplare descritto, a volte, con un aggettivo qualificativo: “Selvaggia”, “Golosa”, “Saetta”, “Meschina”, “Tedesca”, “Pollicina”, “Negritella”, “Macchietta”, “Piccola”, “Ricotta”, per ricondursi, in diversa stima, ai fiori, con ”Viola”, “Margherita” ed “Orchidea”, passando pure per una fugace digressione d’appellativi che attraverso la “Pop Art” paiono siano stati oggetto di una speculare mediazione, ricalcando pari denominazione di certi prodotti massificati nella grande distribuzione, con “Nutella”, “Milka”, Red Bull” e con “Coca Cola”, mentre “Rossella”, nome della mucca del personaggio Remi, protagonista del romanzo “Senza Famiglia”, sembra attenda pure una possibile adozione, da potersi instaurare, rispetto alla sua malga trentina Casapinello, fino al più lontano e remoto altrove.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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