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A cura di Marilisa Bettinzoli

Leno (Brescia) – Presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Vincenzo Capirola”, gli studenti del Liceo Scientifico hanno allestito la mostra “Quel treno per Auschwitz” dopo aver visitato i campi di sterminio di Auschwitz-Birchenau.

“Noi che siamo stati ad Auschwitz, noi che abbiamo calpestato lo stesso terreno dei deportati, noi che abbiamo visto quello che i deportati hanno visto per l’ultima volta prima di morire, noi che abbiamo toccato con mano l’orrore, noi dobbiamo raccontare, far capire a tutti quello che è stato”. Pensieri simili sono quelli che i 27 i studenti del liceo scientifico “Vincenzo Capirola” di Leno hanno condiviso una volta tornati a casa, lo scorso novembre dopo aver visitato insieme ad altri seicento ragazzi i campi di sterminio di Auschwitz-Birchenau.

La giornata della memoria è stata l’occasione per dare corpo alle intenzioni con l’allestimento di una mostra che permettesse di far conoscere l’esperienza anche a chi non c’era. Un percorso tra storia e memoria, questo il senso dell’approfondimento proposto, che attraverso le parole di chi è sopravvissuto, le fotografie, i documenti, racconta in modo oggettivo ma empatico ciò di cui si è stati testimoni. “Ora tocca a noi prendere il testimone da quanti, molto presto, testimoni non lo saranno più” sono state le parole di uno degli studenti che illustravano il percorso. E anche questo è il compito della scuola, farsi memoria e promuovere la cultura del rispetto e dell’alterità.

L’impegno degli studenti vuole inoltre dare la parola anche ai più deboli fra i deboli, perciò la mostra presenta il tema attraverso lo sguardo innocente e stranito dei bambini. Internati nei campi, non smisero di disegnare: i loro disegni originali sono stati riprodotti con cura ed accompagnano il visitatore lungo il percorso, appesi ai fili spinati che intrecciarono per sempre ai luoghi dell’orrore quelle brevi vite. I pannelli esplicativi sintetizzano le fasi salienti di un’epoca che precipitò l’Europa nel baratro, ma il discorso presto trascolora dalla mera narrazione storica per indagare, anche grazie ai testi di Primo Levi, le condizioni di degrado in cui solo alcuni prigionieri avevano la forza di rimanere aggrappati alla vita. In un crescendo di suggestione, il percorso culmina in un’aula allestita a memoriale: una vera e propria installazione che fra luci, penombre e musica trasfigura fotografie e oggetti quotidiani, caricandoli di forte potere evocativo. Perfino il clima di questi giorni di gennaio si inchina alle vittime: entrati nel memoriale, il freddo che si percepisce sulla pelle è il freddo provato da quelle giovani vite cui si negò il futuro.

La mostra rimarrà allestita nella sede del liceo dell’istituto Capirola fino a sabato 3 febbraio.

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