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Padernello, Brescia. Il maniero simbolo della Bassa ne racchiude tante di leggende e tante storie nascono da quando è iniziata un’avventura alla scoperta “della nostra identità, delle nostre tradizioni, ma anche un viaggio alla ricerca della nostra anima” come racconta Domenico Pedroni,  Presidente Fondazione Castello di Padernello.

L’arte e la ricerca del “bello” inteso come recupero di un patrimonio architettonico sono le idee alle quali si sono ispirati i fondatori. Poi c’è l’amore per l’arte, per il territorio, per la terra, per le tradizioni. I mercati della terra Slow Food sono divenuti un appuntamento costante tra le mura del castello, una cultura alimentare da dove nascono storie.

Una bella storia la racconta Domenico Pedroni: è quella di Angelo, produttore del cece nero della Murgia Carsica, che si è fatto mille chilometri per stare insieme in una comunità, la comunità dei legumi, per scambiarsi idee, per raccontarsi ricette, per vivere insieme momenti di agricoltura eroica.

“ Angelo ha una voce calda. Parla con fierezza della sua terra, della Murgia Barese e di Acquaviva delle Fonti. Il suo tono di voce è forte, esprime in ogni momento la sua grande passione. Mille chilometri per arrivare a Padernello, per condividere con altri quindici visionari l’amore per una agricoltura che crede nella biodiversità, nella rotazione, nella tradizione, nei prodotti veri genuini, fatti nel concetto di Slow Food: buono pulito e giusto.

Mille chilometri per stare insieme in una comunità, la comunità dei legumi, per scambiarsi idee, per raccontarsi ricette, per vivere insieme momenti di agricoltura eroica, di prodotti veri raccolti nei presidi di Slow Food di tutta Italia. Slow Beans: un progetto nazionale di grande esempio per tutti. La passione, la voglia di stare insieme, la voglia del racconto come collante di persone che vivono per condividere l’amore per la propria terra e per i propri prodotti.

Angelo Nardulli, quarantacinque anni, Fiduciario della Condotta di Slow Food di Acquaviva delle Fonti  e della Conca Barese, agricoltore di quarta generazione conduce l’azienda trasmessa del padre. Dodici ettari coltivati ad olive per olio, mandorle, vite da vino e poi cece nero e cipolla Rossa di Acquaviva.

Fedele alla propria terra ed alla tradizione paterna continua a produrre uva da vino per fare un vino del territorio “il Primitivo” ed olio dai circa mille cinquecento ulivi. Ma la passione vera la senti nella produzione del cece nero, che in rotazione con la cipolla rossa di Acquaviva – presidio Slow Food –sono il senso del lavoro di Angelo. A volte la natura è avversa e mette in crisi le produzioni, ma non barcolla la forza e l’amore per i propri prodotti e per la propria terra. La forza e la voglia di stare sulla propria terra è palpabile, è viva, la percepisci in ogni parola.

La cipolla rossa ed il cece nero vengono venduti sul territorio nazionale e poi hanno costituito una Associazione di produttori per la tutela e valorizzazione denominata “La vera cipolla rossa di Acquaviva” che ritira il prodotto e lo consegna all’Azienda Iannone che lo trasforma e lo vende. Un altro modo indiretto per far conoscere e degustare questi prodotti unici di grande qualità.

Il cece nero della Murgia Carsica – Presidio Slow Food – è uno dei legumi scelti dalla nostra astronauta Italiana Cristoforetti per portare un cibo di grande valore e gusto anche nello spazio. È un segno dei tempi, perché la comunicazione diventi motore di un racconto di prodotti assolutamenteda degustare.

Fino agli anni cinquanta il cece nero era ancora presente sulle tavole murgesi poi la coltivazione si è ridotta per l’introduzione di colture specializzate più redditizie, quali olivo e vigneto. Molte aree agricole sono state edificate e sul mercato sono arrivati legumi che richiedono molto meno tempo per la cottura.

Il cece nero è scurissimo e piccolo, uncinato e molto rugoso e richiede infatti 12  ore di ammollo e circa 2 ore di cottura, ma vale la pena: croccante, sapido, con uno straordinario contenuto in fibra, ma con il 40% in meno di amidi e zuccheri. Il presidio coinvolge otto produttori che conservano il seme autoctono e che si propongono di recuperarne la coltivazione facendo conoscere questo cece tradizionale in tutta Italia.

Un cece nero per condividere l’amore per la terra, la passione per la biodiversità, per creare una comunità, per credere che un mondo migliore è possibile.”

Domenico Pedroni (Presidente della Fondazione Castello di Padernello)

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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