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Come un mantello che si sfila, l’anno stava per scivolare via, quel lunedì 31 dicembre 1888, nell’essere dimesso dal medesimo corso del tempo che vi era risultato impresso.

Nella dimensione annuale, sia come sopraggiunta chiusura che come imminente apertura di un’intera misura, quella giornata si prestava a tale simbolico avvicendamento di immagini, anche grazie ad una breve notizia pubblicata sul quotidiano “Il Cittadino di Brescia” di fine d’anno, gravitante nella percezione di un passaggio vagamente riecheggiante su più piani dell’esistenza: “Il mantello d’un altro. Ier l’altro a mezzogiorno una guardia di P.S. si presentava a certo Q.G. facendosi consegnare il mantello che quegli aveva sulle spalle. Il Q. non fece meraviglia di tale sequestro: egli sapeva che il mantello non era suo, ma avendolo rinvenuto sulla strada presso il ponte del Mella per andare a Seniga, se l’era bellamente appropriato. L’aveva smarrito al 15 di novembre certo Domenico Benaglio carrettiere”.

Tra chi cerca e chi trova, i giorni in successione avvolgevano, come nella fitta trama di un nuovo tabarro, il tempo in corsa, scambiandosi quel piano d’interazione che avrebbe seguitato a intrecciare minuti e secondi in una ritrovata matassa d’uso, da imbastire nelle pieghe dei mesi e delle stagioni, secondo il taglio modellante il profilo di subentrate caratterizzazioni.

In quello scorcio d’anno a due otto del secolo Diciannovesimo, una pagina intera del citato quotidiano locale, tipicizzava la miglior presentazione della pubblicità commerciale bresciana dell’epoca, pubblicando i termini accattivanti dell’assortimento concentrato presso i “Grandi Magazzini al Mercurio”, nell’insieme di un disegno grafico d’accurata minuzia e di artistica dovizia, dove il lettore, oltre al nome dell’emporio, aveva bene indicato la sede in “Brescia S. Agata 3080 – 3081”, unitamente ad una rappresentazione studiata per proporre la possibile soddisfazione delle più disparate richieste, anche in relazione ai festeggiamenti da farsi con i regali, detti anche “strenne”, per il particolare periodo dell’anno.

Anno che, poi fattosi 1889 e compiuto, anch’esso, il proprio decorso in una proiezione di massima espressione, pareva fare proprio anche il disagio dell’influenza, quale sintomatica debolezza del segmento terminale di un residuo scampolo esistenziale in evanescenza. Era pure notizia dei giorni di fine d’anno lo spauracchio della rete influenzale che avrebbe, di lì, ancora ghermito, quale espressione stagionale, la fragilità umana rivolta alla preservazione della propria salute, nella cura dedicata al suo valore essenziale: “(…) A Milano l’epidemia si diffonde fortunatamente benigna, ma sono consigliati i maggiori riguardi stante la cattiva stagione fatta apposta per far degenerare l’influenza in più gravi infiammazioni polmonari. (……) A Vienna si calcolava avant’ieri vi fossero 200mila ammalati. Ne sono pieni tutti gli ospedali e le caserme; ogni famiglia ha 4 o 5 ammalati. I medici sono sfiniti dalle fatiche. Giorno e notte restano aperte le farmacie. L’epidemia si estende a Praga dove è influenzato il quaranta per cento della popolazione ed a Brun”.

Parole che erano rivolte al lettore, prossimo ad un capodanno ormai imminente, nell’edizione di lunedì 30 dicembre 1889 de “Il Cittadino di Brescia”, attraverso una fitta pagina di notizie dove, ancora a tema di influenza, tale malanno stagionale si trovava pure pubblicato in chiave di malcelata informazione pubblicitaria: “L’epidemia, oggi di più studiata, offre la convinzione dei Sanitari, che debba essere un’infezione specifica del sangue bella e buona. Non si muore, ma si soffre e prima e dopo! E molto dopo, per l’esaurimento in cui è caduto l’organismo. E’ dunque di tutta solennità, di migliorare subito la crasi, di questo essenziale lattice vitale; se si vuol resistere agli attacchi dell’influenza”.

In buona sostanza, l’Acqua Ferruginosa, inventata da tal dr. Mazzolini, era pubblicizzata in quei giorni in travaso da un anno ad un altro, dalle pagine della medesima testata giornalistica accennata, unitamente anche alle testuali “strenne utili per capo d’anno”, ancora dei “Grandi Magazzini al Mercurio” di Via sant’Agata 3080-81 a Brescia, all’Esilir Antigottoso, reperibile alla Farmacia Fattori in Varenna (Como) e, fra l’altro ancora, alle “premiate e pregiate” damigiane dello Stabilimento Vini dei “Fratelli Beccaro”.

Regina Margherita

Altro tipo di acqua aveva pure catalizzato l’attenzione del precedente 1888, provocando l’infausto evento calamitoso di un’alluvione riversatasi tra alcune note terre valligiane bresciane, come, fra l’altro, aveva attestato “La Provincia di Brescia, fra i quotidiani disponibili l’otto luglio di tale lontana annata: “…Le acque del torrente Valgravagna, trascinando una gran massa di materiali, precipitarono nel centro della frazione di Cedegolo vero le ore 5 e ½ del mattino del giorno 6. Abbatterono la casa del prestinaio Giovanni Paroletti, l’Ufficio Postale e l’abitazione del commesso Giovanbattista Bulferetti che rimase schiacciato sotto le rovine. Fu pure grandemente danneggiata la casa delle sorelle del Paroletti. Il sottoprefetto di Breno, cav. Peschiera, accompagnato dal Procuratore del Re e dal Tenente dei Carabinieri, arrivò sul posto alle ore una pomeridiane. Frattanto l’ing. Uberti, del Genio Civile, coadiuvato efficacemente dall’Arma dei Reali Carabinieri e da vari abitanti della frazione, aveva fatto sgombrare la via ed aveva riscontrato che il ponte di comunicazione colla Valle superiore era interamente distrutto. Sotto le macerie della casa del Paroletti si rinvenne il cadavere della moglie e di due figlie, l’una di 22 , l’altra di tre anni. Una bambina lattante, difesa dal corpo della sorella maggiore, rimase miracolosamente illesa. Non si è ancora rinvenuto il cadavere di un altro figlio del Paroletti, di circa sette anni che sarà stato probabilmente travolto dalla corrente nel fiume Oglio. Dall’Ufficio Postale si è rinvenuta una cassetta contenente lire 630, un registro repertorio e null’altro. Lo stesso torrente abbattè una casa anche nella frazione Andrista del limitrofo Comune di Cevo dove rimase ferita, non gravemente, una donna. Ciò fa credere che la rovina sia cominciata molto in alto e si comprende come possa avere avuto forza sufficiente per cagionare la caduta di varie case solide e ben costrutte”.

Il tempo, anche a fronte di tali frangenti, aveva, naturalmente, ripreso poi il suo corso. Quella stagione estiva rientrava nello stesso periodo in cui “La Provincia di Brescia” si faceva punto di riferimento per la raccolta di fondi per il monumento cittadino a Tito Speri, nei giorni nei quali l’onomastico della regina Margherita meritava la pubblicazione in una esplicita notizia, quale segno di quei tempi che erano un poco documentati da un ignoto cronista, nel merito di quanto si poteva leggere tra le pagine di martedì 24 luglio 1888: “Per l’onomastico della regina. In occasione dell’onomastico di S.M. la Regina, il Sindaco inviava a Monza un telegramma del quale ricevette la seguente risposta: Monza 20 luglio 1888, Casa di Sua Maestà la Regina, Onorevole sig. Sindaco di Brescia, piacque a S.M. la Regina incaricarmi di far pervenire, per il di lei mezzo, a codesta patriottica Cittadinanza le espressioni del suo animo vivamente grato per gli auguri che, con pensiero gentile e devoto, la medesima Le porgeva nella lieta ricorrenza dell’Augusto Onomastico. Voglia Ella, onorevole Sig. Sindaco, farsi interprete di questi benevoli sensi Sovrani e gradisca gli atti di perfetta mia osservanza, Il Cavaliere d’onore di Sua Maestà, Marchese Di Villamarina”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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