Alfianello (Brescia) – Anche le banche hanno un loro inizio. In questo caso, dopo due anni di gestazione, il traguardo si profilava sulla soglia della primavera.

L’evento si era ufficialmente formalizzato in quell’epilogo d’inverno, ormai, già prossimo ad avvicendarsi nella subentrante stagione alla quale il tempo avrebbe dato puntualmente corso.

In quel periodo, nasceva la “Cassa Rurale ed Artigiana”, ad Alfianello. Era il 1952. Le pagine del Giornale di Brescia di sabato 15 e di martedì 18 marzo rilevavano, per questa località della Bassa Bresciana, uno dei fatti più rimarchevoli fra quelli in essa accaduti durante quell’anno del Secondo Dopoguerra.

Come si usava fare nel comunicare le notizie, quando ci si avvaleva di un modo di esposizione epistolare che, alla prima persona narrante riservava la costruzione di un resoconto dei fatti desunti da una diretta realtà circostante, l’esordio di una prima impressione, testimone di una novità importante, era sintetizzata nei termini di: “Alfianello, 14 marzo. Le cronache della nostra borgata in nessuna pagina del loro divenire han registrato il sorgere di un istituto di credito bancario essenzialmente scaturito dalla volontà della gente del luogo. Tale espressione dell’operare proficuo di lavoratori, associatisi legalmente sotto il vincolo reciproco di mutuo soccorso, d’onestà e di schiettezza, è da oggi una realtà: realtà operante per tutti”.

La sede di tale istituto di credito era in via Mazzini. Qui, la manifestazione d’inaugurazione, in calendario per domenica 16 marzo. Il primo giorno d’apertura della sua storia, capitava di giorno festivo.

Per la circostanza, la presenza, nella formale dinamica di quei frangenti, di una serie di esponenti delle istituzioni, afferenti, secondo vari livelli di rappresentanza, al territorio stesso dove l’iniziativa aveva avuto le basi per quelle sinergiche operazioni conseguenti, finalmente definite nel decreto numero 778 della Banca d’Italia, per i provvedimenti sanciti nell’autorizzazione rilasciata il 9 febbraio 1952, in corrispondenza agli auspicati pronunciamenti firmati dall’allora direttore del medesimo istituto bancario centrale, Donato Menichella.

Al vertice della nascente “Cassa Rurale ed Artigiana” di questo paese, a confine con il cremonese, un consiglio d’amministrazione, presieduto da Fausto Zani, nell’ambito di una proposta funzionale al risparmio ed al credito che sembra apparisse pure nella traduzione operativa di un ideale investimento, evocato dalle parole stesse di un non meglio identificato estensore del contributo divulgato in chiave giornalistica: “Siamo certi che da essa, in un prossimo futuro, avranno vita segni tangibili e prosperosi che si concreteranno in opere sociali e altamente umanitarie”.

In provincia di Brescia, a fine di quel mese, diventavano ventinove le “Casse rurali ed artigiane”, presenti nelle rispettive realtà del territorio d’appartenenza, delle quali il giornale locale ne riferiva l’insieme, a margine dell’informazione specificatamente dedicata a quella di Alfianello ed anche in relazione all’annuncio circa l’avvento di un altro istituto ancora che, nei giorni allora a venire, sarebbe stato pure inaugurato a Lumezzane.

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Egidio Chiarini

A fronte di questo differenziato assortimento, nel contesto del conclamato appuntamento inaugurale, la cronaca dell’epoca attestava la rappresentanza di altre omologhe e consolidate espressioni di tali esercizi, a loro volta posti al centro della peculiare circostanza, relativamente alle “Casse consorelle che hanno inviato la rappresentanza: Lumezzane, Montichiari, Calvisano, Bassano Bresciano, Treviglio, Cremezzano, Casalmorano, Misano Gera d’Adda, Capralba, Seniga, Casaletto Ceredano. Hanno inviato la loro adesione telegrafica o scritta: Varano C.sco, Rivarolo M.no, Meleti, Maleo, Crespiatica, Calcio, Molinetto, Borghetto Lodigiano, S. Colombano, Bedizzole, Ghedi, Carate Brianza, Vallate, Agnadello, Spino d’Adda e Buffalora ed inoltre le succursali di Brescia della Banca d’Italia e della Banca Popolare di Novara”.

Ad Alfianello, il taglio del nastro della “Cassa rurale” era avvenuto per mano dell’onorevole Egidio Chiarini (1917 – 2000), dopo il ricevimento sul posto di tutti i numerosi convenuti che si erano poi recati nella chiesa parrocchiale per la messa, mentre il formarsi di un successivo corteo, al termine della stessa, si era, infine, risolto nell’ispirato raccoglimento interpretato nella sede del nuovo istituto bancario, per la benedizione e per il consueto rito civile che, tutt’oggi, al tricolore imprime, come da tradizione, il segno del varco aperto, innanzi a ciò che si promuove.

“Il valore dell’avvenimento è stato sancito dalla visita del Prefetto di Brescia”: aveva, pure, precisato il menzionato quotidiano mezzo d’informazione, specificando, fra altri documentanti interventi, anch’essi contestualmente espressi nell’ambito di questa manifestazione, di una sua correlata visita per il paese, senza trascurare, nell’istituzionale sollecitudine prefettizia, il “laboratorio femminile “Fides”, compiacendosi con i dirigenti perchè questo piccolo opificio che sta per sorgere non manca di lusinghiere promesse per l’occupazione femminile. Ha poi visitato la sede dei futuri lavori che saranno iniziati non appena lo Stato effettuerà al Comune gestore il versamento della somma già stanziata per il cantiere di lavoro ed ha compiuto un sopralluogo al cantiere già in funzione per la sistemazione della strada che conduce a S. Gervasio”.

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Palmiro Foresi

Si trattava del dott. Virgilio Magris, prefetto di Brescia dal 1951 al 1953, mentre il deputato bresciano, Egidio Chiarini, anche a nome dell’onorevole Palmiro Foresi (1900 – 1980), allora presidente nazionale delle “Casse rurali ed artigiane”, aveva tenuto un discorso, nel merito della natura dell’evento in questione, elogiando, nel riflesso della nascente banca di Alfianello, “lo spirito di queste istituzioni, esenti da motivi speculativi”.

Il parlamentare aveva, fra l’altro, attribuito a queste iniziative il positivo concorso del contribuire a “formare il salvadanaio del Paese, il cui fine ultimo è di rendere sempre più vasta, più diffusa e nello stesso tempo economicamente più stabile e sicura la piccola proprietà”.

Se, in questo lembo estremo della pianura bresciana, prendeva vita un progetto da tempo coltivato e, negli anni a venire, analogamente considerato ed interpretato nel prosieguo verso la forma del credito cooperativo che l’avrebbe più avanti riguardato, si poteva pure appurare che, nella pagina del giornale, dove l’avvenimento era trattato, si attestava anche la notizia di un altro genere di inizio sulla scena di questo mondo che riferiva a riguardo di un parto gemellare, notevole, a quanto pare, per la proporzione dei neonati rilevati in una certa mole particolare, nell’ospedale a pochi chilometri dal capoluogo bresciano, in quegli anni, ancora aperto a Travagliato: “Castegnato. La cicogna ha depositato un eccezionale dono alla signora Caterina Taglietti Pozzali di 32 anni. Due meravigliosi bambini dal peso di sette chilogrammi e mezzo; un vero primato. La signora accolse con un sorriso un poco stanco l’eccezionale dono che l’ostetrica signora Pederzoli le mise accanto nel lettino della Maternità di Travagliato. E’ già mamma di tre, Angelo di nove anni, Maria di sette e Cesarina di due; ora si sono aggiunti anche Giacomo e Giuseppe. La casa è povera, il marito che fa il mandriano non può recare, con il suo lavoro, un gran benessere, ma la provvidenza non manca e anche ai piccoli che appena si affacciano alla vita, non mancherà il necessario”.