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Vilminore di Scalve, Bergamo. È una scarpinata molto diversa quella segnata dal sentiero CAI 411 che da Pianezza in Val di Scalve sale alla diga del Gleno, un luogo incoronato da una splendida bellezza naturale, ma legato ad un evento tragico: il disastro della diga che crollò il primo dicembre del 1923, un disastro distrusse le frazioni di Bueggio, Azzone e altre abitazioni fino a Darfo e causò la morte di almeno 356 persone (ma il numero reale risulta ancora oggi incerto).

Prima di iniziare il cammino si può visitare lo spazio espositivo Gleno situato a Vilminore di Scalve in piazza Giustizia 1, allestita dalla Pro Loco. Racconta la tragedia della Diga del Gleno che ha profondamente segnato la Valle. Il piccolo museo è allestito in modo semplice ed essenziale, aprendo un locale storico di Vilminore, che in passato ha anche accolto lo studio e il negozio del fotografo Stefano Magri , di cui si possono apprezzare all’interno alcune sue fotografie.

Percorso del Trekking alla Diga del Gleno

Raggiungiamo in auto la frazione Pianezza (1267 m) in comune di Vilminore di Scalve. Il sentiero parte in prossimità della chiesa (vicino ad una fontana). Dopo aver attraversato dei prati e raggiunto alcune baite, imbocchiamo sulla destra una stradina semi pianeggiante che seguiamo fino ad una deviazione (indicazioni per la diga del Gleno).

Prendiamo il sentiero a sinistra e arriviamo a dei grossi tubi di una condotta forzata, raggiunta la quale saliamo su una bella mulattiera che, con ripidi tornanti, ci conduce fino a quota 1500 m. Il sentiero diviene ora quasi pianeggiante: dopo una prima parte nel bosco arriviamo ad uno spettacolare tratto scavato nella roccia a strapiombo sulla valle. Proseguiamo per questo aereo camminamento e raggiungiamo in breve i tetri ruderi della diga del Gleno (1534 m) e il laghetto retrostante.

Percorso: facile, un’ora circa per 3 chilomtri di cammino
dislivello: 270 metri
indicazioni: sentiero CAI 411

La storia
La Diga fu voluta dai Viganò di Ponte Albiate (MI), proprietari di importanti cotonifici ed interessati a disporre direttamente di forza motrice. Il progetto previde, successivamente ad una variante in corso d’opera, la realizzazione di una diga ad archi multipli, all’epoca considerata una delle più moderne concezioni di ingegneria.

Il bacino, posto ad un’altitudine di 1500 metri, si riempì interamente d’acqua per la prima volta il 22 ottobre 1923 con una capacità di otto milioni di metri cubi. Questo bacino alimentava una prima centrale a 400 metri a valle che a sua volta consentiva il funzionamento di una seconda centrale. Nei mesi precedenti il crollo della Diga del Gleno vennero ripetutamente segnalate perdite d’acqua alla base e nella muratura in calce dello sbarramento.

Il 1° dicembre 1923, alle ore 7:15, la Diga del Gleno crollò, sei milioni di metri cubi di acqua lambirono l’abitato di Bueggio travolgendone la Chiesa e distrussero buona parte del paese di Dezzo. L’acqua raggiunse in seguito Angolo e Darfo, in valle Camonica, riversandosi infine nel lago di Iseo. Nel “Disastro del Gleno” persero la vita circa 500 persone.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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