Succede a molti voler vedere il luogo dove scrittori, artisti, cantanti famosi stanno riposando per l’eternità.

Io sono fra questi “molti”: sedermi sulla lapide, sotto un ulivo, in un piccolo cimitero di montagna o in riva al mare e pensare alle poesie, ai brani, le parole, i colori di uomini e donne che non ci sono più e che ho molto amato, mi fa sentire bene.

peloponneso_mani_Fotor
La cartina del Mani (in rosso)

Mi è successo anche in Mani, il secondo dito del Peloponneso. Siamo a circa 4 ore di macchina da Atene. Nella regione della Messinia e pochi chilometri da Kalamata (che, a parte le olive, ha poche ragioni per essere visitata).

IMG_4897
La casa di Patrick Fermor nella baia di Kalamitsi, a pochi chilometri da Kardamyli

Qui, in un paese di pescatori ancora intatto che merita un viaggio, Kardamyli, abitò per decenni uno dei miei scrittori preferiti, Patrick Leigh Fermor, che proprio al Mani dedicò un libro bellissimo.

Nonostante l’amore che Fermor ebbe per questo villaggio, quando morì, a 96 anni (era il giugno 2011) volle essere sepolto là dove era nato, in Inghilterra.

copertinaNon fece la scelta di un grande suo amico, scrittore ben più noto di lui, Bruce Chatwin, autore di In Patagonia, che più volte nel corso degli anni e per l’amicizia che lo legò a Fermor, andò in Grecia a trovarlo e a trascorrere settimane di mare e passeggiate lungo i sentieri del monte Taigeto.

Fra ulivi, ginestre, aranceti e antiche pievi bizantine sono andata alla ricerca dell’angolo in cui lo scrittore inglese, morto nel 1989, volle far seppellire le proprie ceneri.

Operazione non facile visto che nessun abitante di questi paesi sembra conoscere la storia di Fermor e Chatwin e non esiste alcun riferimento e pochi sono quelli che ho trovato sul web.

Ma nella ricerca mi sono imbattuta in un sito infallibile che coloro che come me vanno all’avventura fra luoghi dell’eterno riposo deve tenere da conto: Find a Grave. Letteralmente “trova la tomba”. Un sito in inglese con 143 milioni di dati (e altrettante tombe) e molteplici chiavi di ricerca. Dal nome del sepolto al cimitero, dalla ricerca per fama a quella per località.

Per coloro che un giorno vorranno bere un bicchiere di ouzo all’ombra dell’ulivo di Chatwin, ecco qualche indicazione pratica e fresca di visita.

La piccola pieve bizantina scelta dallo scrittore inglese  si trova vicino al paese di Exochori (12 abitanti), sulle colline a otto chilometri da Kardamyli.

Salite per i tornanti, ascoltate le allodole, guardate i falchi che volano fra le gravine, immergetevi nel giallo delle ginestre di primavera e raggiungete questo paesetto. Arrivate fin sotto la chiesa seguendo l’indicazione “Kato Chora” (purtroppo in greco, ma è comprensibile).

Qui, dopo qualche metro, inizia una strada chiusa. Lasciate la macchina e proseguite a piedi fino a una casa dove c’è appoggiata una vecchia macina.

Seguite il sentiero che costeggia la casa e fra sterpaglie, ginestre, orchidee selvatiche e ulivi centenari si arriva ad Agios Nikolaos: piccolissima, semplice, posta su uno stretto sperone di roccia, un noce gigante a due passi, il sole che splende sul mare e che si sta preparando al tramonto. Un incanto.

Mi siedo e mi immergo nei profumi di questa primavera greca. La porta della pieve purtroppo è chiusa. Non c’è alcun punto in cui poter sbirciare all’interno. Cerco una possibile chiave, ma inutilmente.

Non mi resta che respirare e sedermi all’ombra dell’ulivo più antico, dove Fermor scavò un piccolo buco e ripose per l’eternità le ceneri di Bruce Chatwin che dopo mille viaggi in tutto il mondo decise un giorno di fermarsi qui.