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Mantova – Lo spazio, il segno e il colore sono i tre elementi chiave su cui incentrare una nuova forma di linguaggio artistico, espresso con la mostra collettiva SpazioSegnoColore, ospitata presso la Galleria Arianna Sartori.

Verranno esposte le più recenti opere di quattro artisti – Antonio Carbone, Lucia Di Miceli, Salvatore Giunta e Giuseppe Ponzio – che, pur nella loro apparente eterogeneità (che spazia dal rigore dell’astrattismo geometrico ad una caotica forma di scritto-pittura archetipica), sono accomunate da un’evidente ricerca nel concepire spazio, segno e colore.

Durante l’inaugurazione della mostra, che si terrà il 14 ottobre, verrà presentata la video-performance ἐξαίφνης (exaifnes) – interpretata da Lodovico Bellè e Arianna Bonardi – liberamente ispirata alle opere esposte; con sceneggiatura e regia di Lodovico Bellè, montaggio e musiche a cura di Arianna Bonardi.

Antonio Carbone, da Tricarico (Matera) laureato in Scienze Naturali. Nella pittura spazia tra linguaggi differenti ed innovativi. La sua arte iniziale si ispira al realismo meridionalista, poi evolve verso l’espressionismo astratto, l’arte concettuale, la poesia visiva. L’attuale ricerca si concentra sul segno, la scrittura e gli alfabeti, in una trasmutazione di significati e significanti che portano, come nel caso “dei Libri scolpiti – Tabulae e delle Trans-Scritture” a composizioni di equilibrio estetico ed artistico. È una sorta di “ipertesto” delle scritture, senza un significato semantico, che diventa immagine. Carbone realizza anche lavori calcografici, utilizzando materiali diversi: piombo, zinco, plexiglas, nonché sculture a cera ed istallazioni. Molteplici sono le mostre personali e collettive in Italia ed in Europa.

Lucia Di Miceli, nata a Palermo, giovanissima si trasferisce a Roma dove frequenta il Liceo Artistico e la Facoltà di Architettura. Negli anni ‘80 lavora nel campo dell’architettura di interni ed inizia ad esporre in mostre collettive in tutta Italia. Il suo lavoro, nel tempo passa dal figurativo all’astratto, esprimendosi attraverso linee, superfici e colori essenziali. I suoi lavori seguono, sempre più, schemi geometrici rigorosi che affondano le radici negli studi di De Stijl e Bauhaus. La sua più recente ricerca si articola attraverso la costruzione di volumi costituiti da superfici che, differentemente disposte, ricreano architetture immaginarie in cui l’uso di pochi colori puri alludono all’astrattismo concreto.

Salvatore Giunta nasce a Roma dove vive e lavora. Si diploma in Scenografia ed inizia la carriera espositiva nel ’69 con la personale “Prospetti”, al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Nel 1964 inizia ad insegnare dedicandosi contemporaneamente alla ricerca artistica, articolando piani e volumi, confrontandosi con lo spazio e giungendo ad espressioni minimali. Pittore e scultore, si è inoltre occupato di scenografia teatrale, di cinematografia sperimentale spaziando anche nel campo della video animazione generando vere e proprie orchestrazioni di segni. Sue opere sono presenti in numerose rassegne in Italia e all’estero. Nel 2013 gli viene assegnato il Premio Mnemosine.

Giuseppe Ponzio, nato ad Asmara (Eritrea), architetto, vive e lavora a Roma. Da sempre impegnato in una ricerca che vede il segno o la traccia come espressione originaria nel definire lo spazio e la trasmissione. Ha alternato l’attività professionale svolta, principalmente in ambito comunitario e religioso, integrando la progettazione architettonica con quella artistica. L’interesse per il segno lo porta a praticare lo “shodo” (calligrafia orientale) da vari anni, intravedendo in questo il nucleo che unisce rigore e disciplina alla libertà d’espressione. Partecipa ad alcune mostre nell’ambito del libro d’artista e una mostra a Tokio per la calligrafia.

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