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A cura di Luca Bozzoli

Gazoldo degli Ippoliti (Mantova)- L’azienda agricola La MargheRita, di Gazoldo degli Ippoliti, da ormai oltre trent’anni si occupa di floricoltura. Nata negli anni sessanta come semplice azienda agricola, si è in seguito specializzata nella coltura di erbe commestibili. Il progetto, dal 2002, si è ampliato arrivando a comprendere un’offerta di soggiorno e nel 2010 di ristorazione. L’intervista che segue è frutto di un colloquio avuto con Viviana e Roberta Zaltieri, sorelle, che insieme ai genitori da trent’anni sono alla guida dell’azienda vivaistica.agriturismo azienda margherita gazoldo

Dal 2000 siete impegnate nello studio di varietà botaniche commestibili. Il vostro lavoro si rivolge a un serbatoio di risorse trascurate, a una ricchezza spontanea del circostante indagata e portata in luce attraverso ricerche e studio. Volete parlarci del vostro lavoro quotidiano, della coltura e della catalogazione delle piante? 

Il nostro lavoro quotidiano è quello di accudire le erbe nei loro bisogni essenziali: irrigazione, posizione adeguata, temperature di ricovero (durante il periodo invernale) e, in alcuni casi, ci occupiamo di ottimizzare l’adattamento di erbe forestiere al nostro territorio.

Più nello specifico il lavoro varia di stagione in stagione. Durante il periodo invernale, quando le attività della serra sono meno intense, si procede alla scoperta di nuove piante con lunghe ricerche supportate da testi specifici e internet e di qui si passa all’acquisto dei semi delle piante che ci hanno incuriosite di più. A gennaio si fanno le prime semine su letto caldo e si continua per tutto febbraio. A marzo iniziano i trapianti che ci consentiranno di essere attivi con le piante a partire dai primi di aprile. Da questo momento i mesi che ci portano al prossimo autunno sono frenetici e ricchi di prove continue come la raccolta dei semi delle piante che conserviamo, la realizzazione di talee e la sperimentazione delle nuove piante.

Le piante hanno bisogno dei loro tempi, se non facessimo la raccolta del seme e le talee non avremmo prodotto per la stagione successiva. Un impiego costante dunque, che culmina nella diffusione, mediante cataloghi, di quelle caratteristiche per cui l’uomo, in passato, ha utilizzato determinate erbe a scopo gastronomico.

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Il vostro catalogo conta una varietà di oltre 300 piante, tutte commestibili: perché la scelta del commestibile?

L’idea del commestibile è stata guidata dalla curiosità di scoprire piante nuove che avessero un uso che andasse oltre il loro aspetto estetico: all’inizio la ricerca si è concentrata su piante aromatiche, ovvero che conferiscono profumo ed aroma ad un piatto. Di lì il passo è stato breve: abbiamo rivolto la nostra attenzione a piante che fossero commestibili in parte (foglie, fiori, tuberi, radici, germogli) o nel loro complesso. La ricerca è cominciata dal nostro territorio, guidate dalla recente scienza della fitoalimurgia (studio delle piante commestibili, in particolare concentrato sui periodi di carestia avuti all’inizio del secolo scorso), per poi orientarci verso varietà forestiere, così da includere nelle nostre ricerche piante di altri paesi e continenti utilizzate allo stesso scopo. Particolare attenzione è rivolta anche a piante utili per le popolazioni che soffrono la fame come la moringa oleifera (fonte di sostentamento per le popolazioni dell’Africa che vivono in condizioni di grave carestia).

La nuova frontiera della nostra coltivazione sono gli ortaggi perenni, piante che sono da considerare a tutti gli effetti orticole, ma che sfuggono al consueto concetto di orto dal momento che possiamo piantarle e lasciarle a dimora come un arbusto o una pianta da frutto e ci forniscono il loro prodotto ogni anno (ad esempio, la cipolla egiziana, il cavolo marittimo, il buon enrico e molti altri). Particolare attenzione da alcuni anni abbiamo rivolto alla coltivazione dei peperoncini piccanti e dei pomodori. Attualmente conserviamo oltre 200 varietà di peperoncini piccanti provenienti da tutto il mondo e circa 80 varietà di pomodori, di tutti i colori: rossi, gialli, rosa, fuxia, verdi, arancioni, blu e bianchi.

Nella nostra prima chiacchierata mi avete raccontato di come un’erba, una pianta o un fiore in esposizione fossero stati più volte occasione per un incontro con persone che in esse hanno ritrovata un’immagine della propria terra, un sentimento di appartenenza. Volete parlarne ai lettori? 

In effetti, alcune delle nostre piante forestiere suscitano interesse nelle persone che le riconoscano come appartenenti alla propria terra e cultura. Ciò le induce a fermarsi alla nostra esposizione e a chiedere perché abbiamo quella pianta. Per noi è un momento di scambio importante che ci permette di conoscere gli utilizzi locali (non sempre trattati nei testi dedicati) e talvolta ci aiuta a scoprire nuove varietà che solitamente ci vengono richieste e che iniziamo a cercare. Capita anche che i nostri stessi clienti ci regalino semi delle piante dei loro paesi di origine e in questo modo si sviluppa un particolare rapporto di condivisione di informazioni, materiale, e conoscenze tra culture differenti, tant’è vero che gran parte ormai delle piante che oggi coltiviamo sono frutto del dialogo con persone che di volta in volta incontriamo.

Riguardo a voi invece: quanto hanno inciso il confronto continuo con la terra, il suo studio e la sua cura, nella vostra formazione professionale e umana? 

Il continuo confronto con la terra ha inciso nella mia vita creando una maggiore attenzione all’ambiente coltivato che mi circonda, ma anche, grazie all’incontro con persone che cercano nel contattato con la terra il legame con il proprio paese di origine, alle diverse forme che esso può assumere. Questo avviene non solo con persone non italiane, ma anche con persone di origine italiana che sono sempre alla ricerca di piante da orto e piante commestibili originarie della propria zona. La globalizzazione è fatto quotidiano, ma è evidente, nella mia esperienza, che le radici della persona lo sono altrettanto.

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La terra è nutrimento, madre. Nel nome dell’azienda, con un gioco di maiuscole, evidenziate Rita, il nome di vostra madre. Per concludere dunque, due parole, o una sola: terra – madre. Cosa significano per voi?

Mia mamma è colei che ha dato inizio alla svolta vivaistica dell’azienda che in precedenza era una classica azienda zootecnica della pianura. Da sempre la mia vita è legata alla campagna e alla terra e in questi anni mi rendo conto del forte legame che si è sviluppato. Grazie alla particolare attività di questi anni di ricerca, di coltivazione, di conservazione e incontro con persone diverse ho imparato l’importanza della terra e del rispetto nei suoi confronti. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di conservare il più possibile la biodiversità adattandola alla vita quotidiana della nostra azienda ed offrendola a tutti coloro che si avvicinano alle nostre piante.