Mantova. Le sinagoghe di Milano, Norsa Torrazzo, Ostiano e Sabbioneta, oltre a quelle dismesse di Bozzolo, Castel Goffredo, Pomponesco, Rivarolo, Sermide e Viadana, i ghetti di Mantova e Iseo, i cimiteri di Bozzolo, Milano, Como, Pomponesco, Sabbioneta e Viadana. Sono soltanto alcune delle testimonianze della presenza ebrea in Lombardia.

A Milano gli ebrei sono circa settemila, seconda comunità per numero in Italia dopo Roma, erano 12mila prima dell’ultima guerra. Altre importanti comunità sono a Mantova con presenze dal XII secolo, nel Cinquecento gli ebrei erano circa duemila e Pavia.

Delle comunità ebraiche nel territorio e non solo parla il libro “L’edera e la stella, appena edito da Herkules book, scritto dal professor Salvatore Russo, docente della cattedra di Greco presso la Pontificia Università Urbaniana e recensito da Unsic.

Nelle 318 pagine del volume emerge in modo netto questo unicum delle comunità ebraiche, che ha finito non solo per contrassegnare gruppi tendenzialmente arroccati alla vita intorno alle sinagoghe, ma anche per riproporre nel tempo analoghi problemi, come il contrasto interno tra l’assoluta fedeltà agli insegnamenti dei padri, con l’isolamento e le angherie quale frequente esito, e la strada all’integrazione, con il conseguente rischio di liquefare il ricco patrimonio valoriale.

La storia dell’ebraismo italiano, radicato in tutto il territorio nazionale, copre ben due millenni. Dimostrazione che le esperienze di questa comunità, tra le più coese e longeve al mondo, fanno strettamente parte del patrimonio sociale e culturale del nostro Paese.
Nel suo lungo cammino, la civiltà ebraica ha conservato anche in Italia forti elementi identitari: ad esempio la coesione sociale, la propensione al commercio, il profondo legame con Gerusalemme, l’unicità del Dio ebraico, la censura dell’idolatria, le rigide prescrizioni alimentari, l’osservanza del sabato, spesso considerato una specie di privilegio per le implicazioni nella vita lavorativa e militare. Un ampio ventaglio di peculiarità che invita all’approfondimento storico, in quanto raramente in un popolo c’è tanta stretta interconnessione tra il lontano passato e il presente.

Proprio questo dualismo tra la strenue difesa delle tradizioni e la scelta dell’annessione culturale fa da filo conduttore alla ricerca del professor Russo che si concentra in particolare sulle fasi embrionali delle diaspore, con specifica attenzione all’importante comunità giudaico-ellenistica insediata per 400 anni ad Alessandria d’Egitto, tra il II secolo avanti e dopo Cristo, dove sono già presenti tutti i fattori caratterizzanti la successiva storia ebraica fino ai nostri giorni.

Dalle pagine del volume emerge innanzitutto il travaglio legato alla terra palestinese, cruciale per i commerci internazionali e quindi da sempre oggetto di appetiti, costringendo gli ebrei a continui esodi. I primi già durante la conquista babilonese della Giudea, poi nel corso del regno di Tolomeo I fino all’imperatore Vespasiano che, radendo al suolo Gerusalemme, darà origine ad un’interminabile esodo.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome