Il patrimonio librario, custodito in ambito bibliotecario, ha una traccia rivelatrice dell’organicità stessa mediante la quale si svela su un orizzonte comunitario.

Qui, oltre ai libri, il panorama editoriale si diversifica in una sempre più ampia gamma di prodotti editoriali che dai giornali, spaziano, ad esempio, tra le proposte presenti nell’ormai invalso uso di supporti multimediali, organizzati nel contesto dell’offerta dei servizi garantiti all’utenza che, nella disponibilità della connessione internet, si avvalgono puntualmente di strumenti informatici e di supporti divulgativi digitali.

Nella coesistenza di fonti che dettagliano l’impronta umana, nel suo riflesso impresso tanto ai mezzi di stampa tradizionali quanto ai metodi subentrati nella dematerializzazione dei sistemi virtuali, il libro “Andare in biblioteca”, per “Il Mulino edizioni”, affronta i molteplici aspetti costitutivi di questa realtà logistica culturale dove, alla conservazione del sapere, corrisponde, fra l’altro, la concomitante fruibilità intellettuale delle opere che vi sono custodite, per il tramite di una istituzione organizzata, secondo il profilo ed il mandato di un deposito documentale che è riconducibile all’interpretazione effettiva delle rispettive funzioni bibliotecarie perseguite.

Sulla base del fatto che la “biblioteca è l’insieme dei materiali documentari di vario genere e natura che a vario titolo vi sono conservati”, una motivata considerazione di massima, ispirata, cioè, a tale prerogativa, può, di fatto, rapportarsi alla “biblioteca di informazione generale”, come, per lo più, sono le biblioteche comunali, in una distinzione che, altrove, si differenzia nella pluralità dei generi rispettivamente suddivisi fra le corrispondenti aggettivazioni afferenti, invece, le biblioteche di tradizione o di conservazione, a loro volta contraddistinte da un’impostazione diversa, rispetto a quelle di ricerca settoriale e della peculiarità elettiva delle biblioteche specializzate e dei centri di documentazione.

Su questo versante, la scelta della biblioteca, da parte dei diretti interessati, si modula nelle comprensibili variabili relative agli obiettivi da raggiungere, nel livello d’approfondimento da garantire a quell’ambito disciplinare coltivato a cui spetta pure l’individuazione delle fonti correlate alle informazioni parimenti richieste.

Per la cura di Paolo Messina, questo libro accompagna il lettore attraverso una prima interessante disamina generale circa gli elementi cardine delle biblioteche, inserendo un dettagliato lavoro descrittivo nello spettro argomentativo di una tematica che seguita a profilarsi nella seconda parte del volume, intitolata “La ricerca bibliografica disciplinare”, mediante una serie di ulteriori contributi d’analisi offerti da vari autori, nelle persone di Michiel Tegelaars, per “Scienze sociali e politiche”, Ilde Davoli, per “Economia”, Diamila Righi, per “Diritto”, Giovanna Balbi, per “Filologia romanza”, Valentina Comba, per “Biomedicina”, Tullio Basaglia, per “Ingegneria”, Alberta Zanella, per “Architettura” e Barbara Bracco, per “Storia”.

Se, per ciascuno di tali capitoli, spetta la mirata trattazione di una strategia applicata ad una ricerca disciplinare, fra sedi di reperimento delle fonti ed opportunità di focalizzazione dei collettori d’indagine presi a riferimento delle stesse, nelle pagine del libro che raccolgono l’esordio delle medesima pubblicazione, gli autori, Maurizio Avanzolini, Marilena Buscarini e Paolo Messina, modellano, invece, i primi utili rudimenti di un’insieme di tracce d’orientamento, focalizzate per un funzionale approccio conoscitivo rivolto alle generalità delle biblioteche, considerate nella importante basilarità della loro specifica natura fondante.

Con il titolo di “Navigare nell’arcipelago delle biblioteche”, l’inevitabile intreccio di una compenetrazione intelligibile, alla luce di una somma esperienziale veicolata nell’esponenziale elaborazione del pensiero sensibile, pare possa essere spiegato con l’indicazione che, in una biblioteca, “ogni tipo di documento viene identificato con una serie di elementi che seguono una successione precisa e rispettano certe convenzioni grafiche”.

In questa linea di congiunzione, fra tomi e sezioni distinte, il linguaggio numerico, in tal senso, utilizzato è, fra l’altro, quello previsto dalla “Classificazione decimale Dewey” in cui, ad esempio, a “100” corrisponde la collocazione dove hanno posto le opere di filosofia, distribuite nelle relative progressioni decimali successive che, dopo aver cadenzato questo settore del sapere in una decina di altre suddivisioni, avvicendano nel “200” il riferimento assegnato ai volumi di religione, passando poi attraverso altre centinaia, altrettanto codificate, in maniera simile, fino alle numerazioni più note e utilizzate che, con la “Geografia”, esauriscono la migliaia, nominando capillarmente le decine del “900”.

Solitamente caratterizzate da “scaffali aperti al pubblico”, le biblioteche mettono i propri utenti nelle condizioni di reperire le opere ricercate, per mezzo di quei servizi di “reference” che si sono evoluti, fino all’odierna forma dei cataloghi elettronici, come l’OPAC (On line public access catalogues), procedendo dalla suddivisione per schede inventariali, quali carta d’identità dei volumi presenti che, oltre a definire gli estremi di una pubblicazione, procedevano dall’originaria esigenza del soddisfare gli interrogativi rispettivamente vertenti la presenza o meno in loco del tal libro, di quante edizioni di una stessa opera fossero presenti e di quali altre opere sul medesimo argomento analogamente potessero reperirsi nella medesima sede, come pure di quali lavori sottoscritti da uno stesso autore fossero raccolti sul posto.

Dall’altra parte dell’organizzazione, c’è l’utente, ovvero “chi riceve un libro, un periodico o un qualsiasi altro documento” che, in virtù di questo prestito, “ne è responsabile fino alla riconsegna e non deve danneggiarlo in alcun modo”, perseguendo, fra l’altro, una condotta consona all’ambiente, per il rispetto di tutti, per la quale, “se è necessario parlare è opportuno farlo a bassa voce: se non il silenzio assoluto, almeno la quiete si addice a tutte le biblioteche”.

In questo perseguito alveo di riservato raccoglimento, i molteplici supporti di lettura materializzati negli esemplari che sono significativi di parte delle tirature editoriali realizzate, interloquiscono silenziosamente fra le storie nelle quali paiono destinati a poter essere considerati, mediante certi recenti linguaggi cifrati dei quali il libro “Andare in biblioteca” ne testimonia, ad esempio, il codice “ISBN”: “(…) l’International Standard Book Number (ISBN), cioè il codice numerico internazionale di dieci cifre, divise in quattro blocchi, che identifica la singola pubblicazione di un editore. Le prime due cifre indicano la nazione, il secondo gruppo l’editore, il terzo la specifica pubblicazione, seguiti da una cifra isolata che serve per il controllo automatico dell’algoritmo così ottenuto”.