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Ci ho provato, lo scorso settembre al Festival Internazionale, ad andarla a sentire. Di vedere con i miei occhi questo mito vivente che a 75 anni gira ancora in mondo per parlare di diritti civili. Volevo ascoltarla questa pasionaria senza confini, lucida e al tempo stesso fatta della materia di cui sono fatti i sogni, per scomodare un grande poeta.

Ma non ce l’ho fatta. Il teatro comunale di Ferrara ha assistito a un sold out immediato. Neppure uno spillo poteva entrare in sala in quella tenera notte settembrina.

Così Angela Davis, figura centrale e simbolica delle lotte di libertà e per i diritti civili in tutto il mondo, ben al di là del movimento di liberazione afroamericano, me la leggerò nel nuovo libro che esce proprio oggi per Ponte alle Grazie: La libertà è una lotta costante.

Angela Davis, i famosi riccioli ormai grigi, torna dopo oltre dieci anni con un altro libro di riflessione e di militanza politica.

Negli interventi raccolti, Davis mette l’accento su un punto fondamentale: tutte le lotte di liberazione sono interdipendenti, da quelle che prendono a oggetto le discriminazioni di classe, di genere, di razza, in base alla nazionalità, all’orientamento sessuale o alle abilità fisiche e mentali, fino all’ambientalismo e persino all’animalismo.

Il nome di questa idea è complicato («intersezionalità») ma la sostanza è molto semplice: «E’ impossibile raccontare davvero quella che si ritiene la propria storia senza conoscere le storie degli altri. E spesso scopriamo che le storie degli altri in definitiva sono le nostre», scrive Davis.

Scopriamo cioè che i meccanismi dell’oppressione, dell’esclusione e dello sfruttamento sono gli stessi, e le lotte possono essere efficaci solo se si uniscono.

Tenendo fede alla sua intuizione fondamentale, l’ex black panter affronta nel libro un’ampia gamma di fenomeni –la violenza domestica e di genere, la violenza della polizia statunitense sui neri, le speculazioni delle multinazionali, l’occupazione dei territori palestinesi, la situazione delle carceri… – e li collega in un auspicio, anzi in un vero programma di lotta globale per i diritti essenziali: a un’adeguata alimentazione, all’istruzione, alla salute, alla casa, al lavoro, a un’esistenza pacifica e dignitosa.

Angela Davis è nata il 26 gennaio 1944 a Birmingham, la città più grande dell’Alabama, in un quartiere dominato da un acuto conflitto razziale. La sua zona veniva chiamata “Dynamite Hill”, perché le case dei neri e gli edifici da loro frequentati venivano fatti saltare con la dinamite. A 14 anni, trasferitasi con la famiglia a New York, si iscrisse alla Little Red School, una famosa scuola privata del Greenwich Village. Qui cominciò a studiare il socialismo e il comunismo: scoprì quali idee sostenevano, su quali valori si basavano e, folgorata, cominciò a militare nel gruppo giovanile comunista.

Si iscrisse poi alla Brandeis University, nel Massachusetts, dove si laureò con lode in letteratura francese. Poi andò a studiare in Francia, a Parigi, e in Germania, a Francoforte, dove seguì le lezioni di Adorno.

A Los Angeles Angela aderisce prima al SNCC, un comitato di coordinamento della lotta non violenta degli studenti, e poi al movimento delle Black Panthers. Nel 1969 venne espulsa dall’Università perché appartenente al Partito Comunista e il suo nome fece velocemente il giro del mondo. L’anno dopo, nel 1970, per le medesime ragioni il suo nome finì nella lista del FBI dei dieci ricercati più pericolosi degli Stati Uniti.

Oggi Angela Davis insegna ancora Storia della Coscienza alla Los Angeles University, dove dirige il Women Institute

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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