Ivano Bianchini, stimato bibliotecario della biblioteca civica “Cesare Cantù” di Rovato, ritorna protagonista, nel panorama editoriale bresciano, di un’ulteriore pubblicazione dal titolo “Anime in posa – Poveri, ricchi e finti ricchi tra le fotografie della Rovato del Primo Novecento”, promossa dal Comune di Rovato e da Cogeme Spa, in un volume illustrato di poco più di centoquarantadue pagine, realizzato dalla “GAM” di Rudiano.

Anche grazie a tale professionista, referente di spicco del panorama culturale locale, l’interessante contenuto, disposto per immagini storiche gravitanti nelle più disparate aggettivazioni, è pure disponibile in quella versione digitale che è stata, in tempi recenti, tradotta nella fase di conservazione e di catalogazione, effettuata nella pubblica banca dati, consultabile in internet, della “Rete Bibliotecaria Bresciana e Cremonese”.

In questo importante centro della Franciacorta, durante la partecipata presentazione del libro, nel corso della serata estiva che il 2020 ha incrociato in coincidenza con l’ultima giornata di luglio, sono emerse anche altre figure interagenti con la messa a punto di quest’opera meritoria di valorizzazione dell’ingente patrimonio fotografico dei primi decenni del Novecento, complessivamente inerente la comunità di Rovato.

Nel merito di queste risorse, rivelatesi fonti utili per una fattibile ispirazione in tal senso, spiega, fra l’altro, l’autore, tra altre sostanziose tracce di lettura della pubblicazione, che: “Questo volume è frutto di tante circostanze che ho provato a raccontare e che mi hanno condotto a due distinti archivi fotografici, quello dei Sorlini e quella della famiglia Marini di Rovato. Dei veri e propri giacimenti documentali in cui si sono fissate e stratificate in immagini le vicende storiche ed esistenziali degli ultimi centoventi anni del nostro territorio. Una sorta di specchio collettivo costruito con l’insieme dei singoli supporti fotografici, dentro e attraverso il quale, emerge la luce intrappolata e riflessa di un’epoca e di una civiltà che non ci sono più. Nella loro sequenzialità, costituiscono il racconto visivo di una comunità nella quale si trovano, letteralmente, le nostre radici biologiche e forse per qualcuno il senso stesso della propria identità”.

A favore della messa in condivisione di ciò che, secondo lo stesso Ivano Bianchini, costituisce in varie scene d’epoca, rispettivamente individuali e collettive, la “sintesi proteica della comunità”, una puntuale sottolineatura, anch’essa funzionale a cogliere la propositiva dinamica attuativa di questo volume, è da lui pure espressa nelle pagine introduttive del libro, andando ad affermare, a proposito delle immagini fotografiche di Giovanni Sorlini (1887 – 1976), che “(…) La loro salvezza e l’attuale stato di conservazione si devono, come meglio verrà illustrato più avanti, alla sensibilità umana, alla passione civica e alla caparbietà tecnica di tre nostri concittadini: don Luigi Bonometti, Gianluigi Pedrali (detto Carletto) e Giorgio Baioni. (…)”.

Attorno a questa significativa opportunità documentaristica, rappresentata dalla fotografia, definita dal poeta, narratore e compositore Arrigo Boito (1842 – 1918), nei termini di “Arte nata da un raggio e da un veleno”, è, ancora, per la precisa sollecitudine del bibliotecario Ivano Bianchini, lo specificare che “(…) Se si parla di ruolo e di significato della fotografia in ambito locale, allora, l’ultimo riconoscimento e ringraziamento, ma non certo in ordine di importanza, va a Marino Marini e alla figlia Francesca, prosecutori e custodi di una tradizione familiare che, da poco più di 120 anni e per quattro generazioni, fa tutt’uno con l’arte fotografica in Rovato e nell’intera Franciacorta. (…)”.

Circa le potenzialità intrinseche a questa peculiare realtà, consacrata all’interazione con l’estemporaneità di una efficacia visiva, spiega, all’esordio del libro, Dario Lazzaroni, presidente di “Cogeme Spa”, “(…) In tempi così diversi, dove così radicalmente è cambiato il valore dell’immagine fotografica, ci è sembrato significativo ribadirne l’importanza, e la cura che ad essa va dedicata. Allo stesso modo, per noi rimane invariato il valore di una presenza, quale quella di Cogeme, così saldamente inserita nel contesto rovatese e franciacortino. (…)”.

Una riflessione affidata all’apprezzato risultato editoriale giunto a maturazione nell’anno stesso del cinquantesimo di fondazione della società Cogeme, come ricordato dal suo presidente, Dario Lazzaroni, nell’ambito della serata di presentazione dell’elegante testo, dimensionato a forma di quadernone, partecipando sul palco della manifestazione, insieme al sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, all’autore, Ivano Bianchini, ed agli esponenti della famiglia Marini, Marino e la giovane figlia, Francesca, quali discendenti, emuli di analoga passione all’esercizio della professione di fotografo, rispetto al capostipite di un secolo di attività svolta proficuamente in tale ambito, nella persona di Allefranco Giovanni Marini (1882 – 1965).

Aleggiante figura di spessore, nella pubblica circostanza rovatese, organizzata a svelamento della ricca pubblicazione, anche a questo personaggio del posto si deve il lascito di una numerosa serie di fotografie, ispirate a Rovato ed alla sua gente, che proporziona, in coniugazioni scenografiche differenti, una rivelata prospettiva di conservazione della memoria, dedicata, nel riattualizzato risultato archivistico e librario ottenuto, alla compianta signora Marini, “Caterina Alceste Bertuzzi (1960 – 2019), donna volitiva, attenta fotografa, affettuosa moglie e premurosa mamma, la cui luce si è spenta troppo presto nel poliedrico diaframma delle nostre vite”, come specifica l’autore, nel concludere il primo capitolo dell’opera, orientato a dettagliarne la solida matrice e la coerente evoluzione.

Tra questa motivata genealogia familiare, grazie ad una per nulla scontata sensibilità civica, non sempre ricorrente nei centri analoghi di un altrove comunale, si esplica la portata di questo libro, costituito da cinque capitoli, arricchiti da numerosi “scatti in bianco e nero”, recuperati da un certo oblio in cui prima versavano “nell’ordine e nel caos della vita e del mondo”, subentrato nel dileguarsi inesorabile di ormai perdute generazioni, per l’incontro con le quali è valsa la capacità umana di sapersi raccontare anche con l’immagine diretta di una fotografia, per quanto, forse, al momento del suo realizzo, fosse ritenuta, in un certo senso, comune, o addirittura banale, ma, per lo più, bene ponderata ed, in ogni caso, altrettanto appropriatamente realizzata.

Alla base di queste immagini, in larga parte in posa, ricorre, ad erudito supporto di congrue informazioni, il secondo capitolo del libro che, grazie al rigore di ricerca dell’autore, ricostruisce, in una degna constestualizzazione, quella storia della fotografia che anche, per il sindaco di Rovato, Tiziano Belotti, si è qui rivelata innegabile materia di interesse, nella fattispecie dei suoi effetti riversatisi nelle applicazioni legate al territorio, nel modo con cui spiega tale corrispondenza, sottoscrivendo il proprio autorevole intervento introduttivo al volume, a motivo di come tali interventi fotografici siano risultati funzionali per“(…) comprendere quanta storia e quanti avvenimenti stavano dentro in quelle immagini, e quanto fosse importante divulgare quel patrimonio identitario e rappresentativo della nostra terra e della nostra gente. E quanto fosse importante, e quindi quanto mai necessario, stampare il materiale per farne un libro, questo libro. (…)”.