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Ponte Ronca di Zola Predosa (Bologna)- Tra gli appuntamenti che la primavera svela nella fioritura degli eventi messi in calendario per 2019, c’è anche la mostra d’arte contemporanea, proposta dall’affermata artista Anna Caser a Ca’ la Ghironda.

L’iniziativa prende corpo grazie al rispettivo patrocinio del Comune di Zola Predosa e della Fondazione di Cà la Ghironda, sviluppandosi nell’attesa manifestazione inaugurale che, alle ore 16 di domenica 5 maggio, la pone ad esordio della mostra personale di questa artista, come apertura ufficiale di una esposizione rappresentativa di un ricco allestimento di opere, curato da Mario Romanini e valorizzato pure, sul posto, dalla disponibilità di un testo critico a firma di Vittorio Spampinato.

Al percorso creativo di Anna Caser possono, fra l’altro, ricondursi alcune sue opere collocate a Milano, nel Palazzo della Regione, come pure a Teolo (Padova) nel “Museo d’Arte Contemporanea Dino Formaggio”, oltre che a Monaco, presso l’Istituto Italiano di Cultura, ed a San Francisco (USA) nel “Museo Italo Americano”.

Il curatore di questa manifestazione è il bresciano Mario Romanini, secondo un suo qualificato itinerario in trasferta, maturato a diretto riscontro con le peculiarità di vari intrecci espositivi ed a snodo di eccellenti referenze espressive che, nei riguardi della città di Brescia, associano, nel caso della pittrice Anna Caser, il suo essersi prodigata anche in riferimento ad una ispirazione personale, praticata in omaggio a tale città lombarda, nel prodotto di una sua codifica tematica, emblematicamente rappresentata in relazione ad una pagina di storia conclamata.

Come l’artista stessa, scrive, fra altre considerazioni, nel proprio interessante testo autobiografico: “(..) La strage di Brescia: devo fare un’incisione, è il momento della mia confusione artistica, devono esserci forme riconoscibili, la ricerca del realismo (sembra oggi così lontana) mortificava la mia pittura astratta. I miei personaggi dovevano avere gli occhi, piccoli punti per poter essere riconoscibili.

È il periodo dei lavori con l’areografo e con le bombolette a spruzzo, per riempire grandi spazi, per poter riprodurre in copie uniche e veloci con sagome di cartone, le immagini; per poter essere con Benjamin e l’arte e la società di massa. Espongo a Varese al Castello di Masnago, ci presenta Giorgio Seveso, viene a vedere anche Guttuso che poi scriverà un articolo sul giornale locale ironizzando sulla mancanza del pennello a favore delle bombolette spray. Più tardi sono addirittura eletta consigliere comunale a Castiglione Olona. In conclusione, è stato un periodo fecondo sul piano della formazione politica, ma di difficile equilibrio artistico, familiare e personale”.

Alla mirata presentazione artistica di questa pittrice, concorrono anche alcune puntuali linee di lettura del significativo insieme delle opere presenti in mostra, focalizzate da Vittorio Spampinato, nel riferire, pure, che “Con Anna Caser, accompagnati dal suo gesto iconico, ci rimettiamo, quindi, in gioco, nell’incessante dialogo fra l’uomo e tutto ciò che lo circonda.

E lo facciamo attraverso il linguaggio dell’immagine e la capacità di poter sognare per ritrovare, fra gli equilibri delle cose e degli elementi, quel lontano punto di partenza di quella natura che alberga in ognuno di noi, ma che abbiamo, ormai, perduto. Mi piace così pensare alla nostra artista come un’entità medianica che raccoglie le figure e gli elementi di quel che “E’” (è) per distribuirle al mondo con un linguaggio artistico fresco e spontaneo, affinchè si possa condividere, nello spirito di un rinnovato naturalismo estetico, la bellezza della vita”.

Nel “Modern Art Museum” di “Cà La Ghironda”, l’esposizione, dedicata a questa pittrice, consente di confrontare, nella fattispecie dei diversi manufatti d’arte visiva che vi sono raccolti, quanto da parte della medesima artista risponda, di fatto, al suo spontaneo estro rivelatore nel, fra l’altro, la stessa autrice affermare di sé che: “Le mie immagini nascono dalla volontà di dare vita a un caos organizzato poetico.

L’irregolarità e l’imprevedibilità sono insiti nella generazione naturale. L’irregolarità di una linea, il suo spessore variabile incorpora la sua energia, la sua vitalità. L’aspetto formale nelle mie opere è tenuto insieme da strutture che sottendono tutta la composizione.

Non cerco di rappresentare la natura, bensì di “funzionare” come la natura. Il caos, i sogni, l ’infondatezza li devo organizzare in un reticolo ripetitivo-variabile, un po’ incerto, in uno spazio caotico che non ha dimensione.

In esso ogni cosa ha la stessa importanza. Un elemento compositivo non è necessariamente più importante di un altro. Tutti gli elementi hanno un valore primario. Non c’è nulla di secondario nell’emozione. Perciò niente arretra e fa da sfondo. Lo spazio è una superficie piana che collega come elemento gli altri elementi. Le nuvole, le piante, le conchiglie, il bianco tra le figure come elementi non contaminati e desiderio di verginità. Non c’è bisogno di prendere appunti sulla natura.

Quello che conta è il ricordo che fa vedere contemporaneamente ciò che è passato nella memoria. Sopra, sotto, a destra a sinistra, davanti, dietro, dentro, perciò non serve la prospettiva rinascimentale, non servono tre dimensioni. Tutto si stende su un unico piano. Tutte le cose e i colori dell’emozione si organizzano liberamente, non costretti in impalcature prospettiche. Nel nostro inconscio non esiste prospettiva.

Le mie immagini sono la materializzazione di ciò che mi dà ancora l’impulso di vivere, sono la mia curiosità di guardare oltre, sempre incantata e meravigliata di scoprire il processo vitale delle cose. Tanti piccoli pensieri e nostalgie per sapere chi sono. Nelle mie strutture ognuno può vedere le forme umane o vegetali o un ricordo, la percezione di una cosa già vissuta, un lampo nella memoria, struggente, inespresso.

Alla fine a me interessa l’aspetto ludico della pittura, come esperienza di ricerca divertita dell’integrazione con altri codici visivi, di ricerca del costruibile, intrecciata ad altre ricerche. Dipingere è come parlare o fare musica. Qualcuno capisce, altri no. Mi interessa comunicare le emozioni, il piacere di interpretare alcune forme, le strutture, le trasparenze, le linee, i contrasti. L’emozione sempre mi nasce da un’immagine, quasi mai dalle parole. La mia realtà è enigmatica e sfuggente, fatta di rapporti fra persone alla ricerca di un restauro, almeno dei sentimenti. (…)”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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