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Un nuovo ritratto per la principessa, vice-regina.
Al vertice dell’allora Regno Lombardo-Veneto, con il marito Ranieri, le era stata dedicata l’opera che finiva ad essere divulgata sulla carta stampata, per la rappresentatività istituzionale che, riguardo Elisabetta di Savoia Carignano, sorella del re Carlo Alberto del Piemonte, le risultava da tempo assegnata, interpretando uno dei volti noti dell’epoca con la quale la storia si era trovata, fra l’altro, ad essere circostanziata.

Indicativo di alcune delle tendenze aleggianti sul periodo stesso che, esplicitamente, le proporzionava nella menzione di una notizia dedicata, la “Gazzetta di Milano” del 21 febbraio 1821 recava testimonianza di quanto, in tale data, si fosse rivelato d’interesse particolare per ciò che si calava nella sollecitudine del documentare il corso dei fatti sui quali poter indugiare, rivelando certi aspetti ritenuti utili alla realtà stessa che, a vari livelli, vi appariva considerata.

In questo caso, si trattava della vice-regina dell’estesa propaggine lombardo-veneta dell’impero d’Austria, verso la quale si era espressa la diversificata maestria ritrattistica della oggettivata figurazione artistica che vi era stata espressa.

Maria Elisabetta di Savoia

Esemplificativa testimonianza del tempo, anche riguardo alla città meneghina, tale iniziativa sembrava connaturarsi ai contestuali riferimenti di un’operazione divulgativa, alla quale pare si potesse aderire nella diversificata intuizione della proposta editoriale significativa di altre novità illustrate, anche secondo una prospettiva che non trascurava di offrir mezzo alla dinastia regnante di una sua impronta identificativa, a conferma di un ruolo anche sotteso alla diffusione di una speculare immagine esclusiva: “E’ uscito il 1° Fascicolo di animali quadrupedi principali, formante parte della Storia Naturale Figurata e descritta ad uso della gioventù”, di conformità al manifesto che è stato pubblicato il 15 febbraio corrente nella Gazzetta di Milano, dalla Ditta Pietro e Giuseppe Vallardi. Prezzo per i signori associati, lire 8 italiane per ciascun fascicolo, stampato in carta velina con le stampe miniate, e di lire 5 pure italiane con stampe in nero. Presso la medesima ditta, in contrada di S. Margherita n. 1101 si è pubblicato il ritratto nuovamente disegnato ed inciso a granito fino, di S.A.I.R. la principessa Elisabetta di Savoia Carignano, arciduchessa d’Austria, vice-regina del Lombardo-Veneto, per il prezzo di lire 2 italiane in nero e di lire 4 italiane stampato a colori, in 4° di foglio reale velina”.

Tale annuncio ingaggiava nel tempo a venire l’interazione con ciò che si sarebbe accompagnato alle medesime stampe nelle loro implicanze effettive, delle quali le tracce si son perse nel concomitante profilo su cui erano state rispettivamente assecondate e percepite, di pari passo ad vivere che la società esprimeva, in corrispondenza al contesto agiato dei lettori di questo giornale, anche dando visibilità ad altre peculiarità indirettamente partecipi di altrettante curiosità, via via distanziate dall’oggi, in tutta la loro tipicità: “Presso Rigamonti, allievo del fu prof. Basile, abitante in Milano in contrada Larga vicino a Sant’Antonio al nr. 4785, rimette denti in ogni maniera, e si propone di eseguire qualunque operazione di simile natura, possedendo egli la nuova invenzione di rimettere i denti alla mascella inferiore senza bisogno di molla, ancorchè non ve ne sien più“.

Tale promossa figura d’allora, nella sopravvivenza di una pure evolutasi professionalità capace di identificarne il qualificante servizio anche nella contemporaneità, concorre a delineare, insieme ad altri aspetti, l’ambito del mantenimento di quella rosa di utilità che si attaglia ad una serie di appelli del passato che tuttora conservano la loro comprensibile portata di oggettiva e di comprensibile efficacia nel credito di una assodata riconoscibilità, anche nella fattispecie di un orologio, non da poco, come nella misurazione del tempo, in capo al testualmente scritto “Sabbato 10 febbrajo 1821”, la “Gazzetta di Milano” cadenzava tale manufatto nei ritmi di una descrizione fattasi appello per un valore anche collaborativo di corresponsabilità: “Cento franchi di mancia a chiunque presenterà al portinajo della casa situata nella contrada del Monte della Pietà, al civico n. 5099, un orologio d’oro a ripetizione, marcato tanto sul quadrante che sopra il movimento, con il nome di Wanitzer a Francoforte sul Meno, avente attaccato con nastro un sigillo d’accjao con stemma che rappresenta tre giglj ed un leone in piedi, ed una chiavetta pure d’acciajo in forma di cetra”.

Aurea preziosità, nella lettura del tempo, della quale il proprietario, alla ricerca dell’orologio smarrito, ne voleva ancora disporre, mentre qualcun altro, in quegli stessi giorni, pareva, invece, badare più alla ricchezza di ciò che sembra gli tentassero di sfilare dal bene del buon nome, patrimonio non oggettivabile negli accessori indossati, ma nella realtà intima dell’immagine stessa del proprio agire, nientemeno che riferita ad un personaggio omonimo e chissà se parente di quella famiglia che, di lì, a qualche decennio a venire, si farà promotrice della cosidetta “quadratura del cerchio”, come con tale emblema, il noto villaggio operaio di “Crespi d’Adda”, si strutturerà in un intramontabile mito nella ancora attuale propensione del cercare di modellare la realtà del lavoro anche attorno alla dignità del lavoratore, conciliandone i tempi e le necessità, in un’unica visione, propositivamente dimensionata nella perseguita armonia che ne valorizzi la vocazione umana, assimilandovi ciò che individualmente compete la sua affermazione famigliare e nella società.

Intanto, Pietro Crespi che a differenza del suo contemporaneo Benigno Crespi non si occupava dell’industria del filato, ma della sempreverde attività notarile, precisava, tra le righe della “Gazzetta di Milano del “31 gennajo 1821. Alcuni malevoli, essendosi preso lo sciocco divertimento di far girare varie lettere anonime, ove fra le altre frivolezze e menzogne, vien dipinto il notajo Pietro Crespi, abitante in Contrada Santa Maria Falcorina al civico n. 2547, come pieno di debiti; si fa egli un dovere, pel proprio onore ed a scorno de maligni, di rendere pubblica questa notizia, dichiarando che sarà grato a tutti quelli che, vantando un credito di qualunque benchè menoma somma, faranno inscrivere il proprio nome in questa gazzetta. Pietro Crespi notajo“.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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