Casalmaggiore, Cremona. Ci sono leggende nascoste fra i nodi dei tappeti, evocano favoleggianti mondi d’oriente, rivivono in vere opere d’arte create, nodo dopo nodo, da sapienti mani eredi di antiche tradizioni. Il fascino spettacolare del tappeto persiano, inserito nella rassegna Stupor mundi che il Comune di Casalmaggiore dedica nel 2017 all’Iran, in mostra al Museo Diotti sino al 28 maggio.

Il tappeto persiano, manifesto di un’arte, quella dell’annodatura,  assai antica quanto attuale. Una mostra insolita, che permette di avvicinarsi in punta di piedi alle tradizioni di una civiltà millenaria e ad un paese, la Persia (attuale Iran), dove in minuscoli villaggi, polverose cittadine e storici laboratori videro la luce autentici gioielli annodati, capolavori della tessitura e delle arti decorative che trovano oggi spazio nei principali musei del mondo.

Sono esposti in mostra più di venti tappeti di antica manifattura ottocentesca, organizzati in un percorso logico a cura di un autorevole esperto, l’architetto bresciano Jim Lo Coco. La selezione compiuta dal curatore mette in evidenza continuità e contrasti fra esemplari di tappeti realizzati in laboratori storici, frutto di rigore e tecnicismi, ed altri di ambito tribale, annodati seguendo esclusivamente estro, abilità e istinto. L’antico tappeto persiano è sempre frutto di un tempo lento, senza fretta, che non seguiva regole commerciali, ma il naturale susseguirsi delle stagioni, mai schiavo di mode stilistiche, ma fedele figlio di una cultura millenaria, mai attribuibile ad un singolo, ma ad un’intera collettività, familiare o professionale che fosse.

A Casalmaggiore sono arrivati esemplari unici per qualità e gusto: dal celebre Mohtashami, simbolo di rinascita ottocentesca della nobile tradizione tessile ad uno strepitoso Serapi annodato seguendo abilità ed istinto e realizzato in un lontano villaggio nel nord della Persia. Inoltre Kerman, Sarough, Ferahan…. e, fra questi, un manufatto d’eccellenza, che riporta la firma del leggendario maestro annodatore Hosseine Kermani: si tratta di un tappeto Kerman del 1885, caratterizzato da una stupefacente densità di nodi (circa 14.400 per decimetro quadrato), resa possibile dall’accurata filatura del cotone impiegato per armarne la struttura e dall’estrema finezza delle lane di pecora impiegate nel vello.

Il percorso espositivo, supportato da un video realizzato per quest’occasione dal Museo Diotti, consente anche al visitatore meno esperto di avvicinarsi e familiarizzare con i motivi decorativi e il simbolismo, talora enigmatico, che caratterizzano questi antichi manufatti, espressione artistica mediorientale che ha saputo conquistare l’occidente e il mondo intero con carattere e spontaneità, classe e misticismo. Nel corso della mostra potranno essere prenotate visite guidate per gruppi e attività laboratoriali per scolaresche e il 21 maggio sarà possibile assistere ad una dimostrazione tecnica di lavorazione del tappeto a cura del maestro annodatore Safiollah Rezaei.

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