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Genere autobiografico, aperto ad un’esperienza con il trascendente, secondo la personale interpretazione di una vocazione al sacerdozio, contestualizzata nell’intima umanizzazione di un percorso vissuto, a vari livelli, negli anni del seminario, rappresentando un motivo di riflessione utile anche per il presente.

Cielo e terra si sfiorano in un’unica esperienza di prossimità e di vicendevole mistero, a carico, rispettivamente, dell’ineffabile incombere divino e dell’insondabile profondità della condizione umana, descritta, in questo libro, anche nella propria fugace materia corruttibile.

Su questa mistica linea di frontiera, per qualcuno, si è giocata la scelta di una vita.

Quella scelta vocazionale religiosa che, giorno per giorno, attende conferma come, per la verità, analogamente accade anche per ogni altra soluzione sacramentale che, per chi non si sposa, comporta, ad esempio, la rinnovata adesione alle promesse battesimali e per chi si vincola, invece, nel matrimonio, attiene alla quotidiana assunzione d’ingaggio verso il proprio vicendevole mandato sponsale.

Per il sacerdote bresciano don Luigi Salvetti, l’ispirazione, circa il ruolo da consacrato, si è tramutata nella perla preziosa di un propositivo compendio di memorie, articolato per temi e per altrettanti spunti personali, connessi alla propria ed alla altrui esperienza, condotta negli anni propedeutici ad indossare i panni sacerdotali.

Ne derivano numerosi affreschi descrittivi, recanti una serie di aspetti particolari, pure correlati ad alcune personalità del clero bresciano, come, fra gli altri, mons. Giuseppe Cavalleri (1913 – 2007), mons. Angelo Zammarchi (1871 – 1958), mons. Ferdinando Baresi (1905 – 1970), mons. Giuseppe Berardi (1911 – 1968), don Palmiro Donini (1921 – 2013), mons. Ferruccio Luscia (1880 – 1956), mons. Carlo Del Pozzo (1904 – 1991), mons. Giacinto Albertini (1906 – 1968), don Albino Bertè (1915 – 1981), don Alessandro Galli (1915 – 1979), don Enzo Giammancheri (1927 – 2005) e don Giuseppe Mingotti (1930 – 1964) che sono, a vario titolo, trattate in una spontanea disamina memorialistica, in ordine ad emblematiche circostanze fra loro complementari.

Facciata Santissimo Corpo di Cristo

Sia nel seminario minore, all’epoca dei fatti, ubicato nel complesso claustrale cittadino, conosciuto tuttora come “San Cristo”, che in quello maggiore, allora situato nell’attuale “Centro Pastorale Paolo VI”, tali ricordi risultano, fra l’altro, disarmanti, in un puntuale svelamento caratteriale, per l’autenticità colta in un’interazione umana manifestata in quella sequela al Cristo dove, per i giovani seminaristi, si è compiuta la progressiva attestazione dei passi verso la svolta graduale di una decisione presa.

Gli anni della formazione, in seminario, che traspaiono dalle pagine del libro, intitolato, dallo stesso don Luigi Salvetti, “Antico lessico clericale – Chierici e preti della diocesi di Brescia dal 1950 al 1963 e oltre”, svelano i retroscena di una vita seminariale avvolta nella perseguita necessità di un investimento sostanziale, ratificato da uno stretto stampo tradizionale, che modellasse a tutto tondo, non solo per una missione ecclesiastica in una comunitarietà istituzionale d’elezione, ma che plasmasse anche individualmente il candidato in una robusta sfera di motivata e di asseverata maturità di definizione.

Il percorso, risentiva dei tempi pre-conciliari, nell’epoca dei papi Pio XII e Giovanni XXIII rispettivamente regnanti, fino a lambire i giorni nei quali quest’ultimo pontefice aveva inaugurato il nuovo corso ecclesiale, sfociato nel noto consesso universale, foriero, grazie al Secondo Concilio Ecumenico Vaticano, di un cambiamento epocale, cominciando, se si vuole, dall’abbandono del latino nella liturgia, insieme ai molteplici termini costitutivi di una riforma introdotta in ogni dove dell’orbe cattolico, nella progressiva portata senza ritorno di uno snodo cruciale.

Questo libro ha il valore aggiunto che ogni fatto, trattato con l’acutezza mediante la quale viene considerato, si proporziona attorno al raggio di proiezione di quel procedere orientato verso il mistero dell’immanente che è, oltre all’autore, l’altro protagonista, in diversa forma, del testo, mediante l’apparentamento con i contenuti sviluppati lungo un orizzonte esistenziale dove, in una commistione di caratteri e di sembianti, poste al centro di esigenti metodologie educative, il punto di riferimento è quel Dio sempre cercato, in una costante logica discente e, di fatto, risoluta e coerente.

Scrive, fra l’altro, don Luigi Salvetti: “(…) in questi momenti, ripensare a come hai ripreso e sapere di dovere il tuo cammino a un gesto, a una buona parola, a un sorriso e renderti conto con sempre maggior chiarezza che Dio ti incontra sempre negli altri, ti fa veramente aprire gli occhi sulla misericordia che trabocca da ogni angolo della vita”.

In pratica, in questa umanità giovanile, ancora in crescita, ma già aperta al dono di sé, attraverso il coltivato discernimento vocazionale, la narrazione autobiografica degli eventi appare nell’evoluzione di interessanti dinamiche, sviluppatesi nel riflesso di una fede religiosa vissuta nella contiguità con l’irradiazione della percepita e manifesta figura dell’Onnipotente.

A fattibile riscontro di questo aspetto, la narrazione, nel libro “Antico lessico clericale – Chierici e preti della diocesi di Brescia dal 1950 al 1963 e oltre”, è trasparente, secondo uno stile letterario che pare da subito non intenda nasconder niente, rappresentando anche un diretto contributo d’analisi che, lontano dal mostrarsi reticente, racconta, dal di dentro, l’istituzione ecclesiastica, mediante una autorevole e documentata testimonianza competente.

Pubblicato dalla “Com&Print – Editoria e Stampa”, in collaborazione con mons. Osvaldo Mingotti, il libro ha la presentazione di Gianfranco Grasselli che, fra altre considerazioni introduttive, spiega che “Don Luigi intende, con il dono agli amici di queste paginette, celebrare il suo 55mo di sacerdozio”.

Sacerdozio, dall’autore, condiviso con una catena di confratelli conosciuti già sui banchi di scuola in seminario, pure citati nel volume e, come puntualizza Gianfranco Grasselli, “elencati ad uno ad uno, descritti più con la sensibilità di un pittore che l’acribia dello psicologo”, riferendosi, probabilmente, anche all’acclarata ed apprezzata attività pittorica svolta dal medesimo don Luigi Salvetti.

Questi sacerdoti, alcuni dei quali già “tornati alla Casa del Padre”, sono: mons. Giambattista Targhetti, don Francesco Bazzoli, don Giacomo Pletti, mons. Giacomo Bonetta, don Francesco Naboni, don Giuseppe Verzeletti, don Arturo Luterotti, don Dante Baiguini, mons. Luciano Baronio, mons. Angelo Bonetti, don Aldo Camisani, don Bruno Codenotti, don Fausto Conti, don Enrico Cotelli, don Francesco David, don Igino Delaidelli, don Eugenio Fogliata, don Giulio Gatteri, don Edoardo Graziotti, don Amatore Guerrini, don Pietro Guerrini, don Paolo Mattini, don Girolamo Morelli, don Giuseppe Pozzi, mons. Gaetano Prevosti, don Casimiro Rossetti, don Lucio (Giuseppe) Salvi, don Franco Sorelli, don Giuseppe Tiberti, don Giambattista Turetti e don Cesare Verzeletti.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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