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Cremona. Per il “festival Antopologos dei dialetti e delle lingue madri” la città diviene una vera e propria “torre di Babele”, nel senso buono del termine, nelle giornate del 7, 8 e 9 aprile parlate e idiomi, canti popolari e poesie, storia delle lingue madri, lingue migranti e transumanti, della penisola e delle isole invaderanno Cremona.

Tanti gli ospiti per le cantate, le poesie e i convegni nei tre giorni del prossimo week end.  Antopologos, festival dei dialetti e delle lingue madri è un progetto in divenire, inteso da un lato a fare rete delle unità culturali interessate alla parola poetica, come fondante la comunicazione originaria e culturale dell’uomo, dall’altro a porre dinamicamente in dialogo, all’interno dei territori, parole, discorsi e riflessioni di natura antropologica. Veicolo linguistico privilegiato è la parola, Matrix della lingua madre.

Il dialetto e tutte le lingue madri, recuperano l’oralità che si fa vita e canto, nella musica. Così che parola, dialetto, lingua madre, poesia e musica agiscono la gestazione profonda che, nell’uomo, genera in senso biografico, geografico e storico, la sua autobiografia, la sua cultura, la sua antropologia.

Il termine dialetto deriva dal greco diálektos che significava prima “colloquio, conversazione”, poi anche “lingua”, “lingua di un determinato popolo”. Ciò che sarà il perno attorno al quale ruoterà il festival. In latino si hanno le forme dialectos alla greca o dialectus, con il significato di “parlata locale assunta a importanza letteraria”. E’ a questa importanza, che trascina con se anche le tradizioni dei popoli italici sono dedicati gli incontri.

Perché anche l’italiano è in origine un dialetto, cioè il toscano di tipo fiorentino della tradizione scritta trecentesca, che, a partire dal Cinquecento, viene scelto come modello per la lingua chiamata solitamente, a quel tempo, lingua volgare e in seguito lingua italiana.

Il programma.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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