Cerea (Verona ) – L’epopea del filone d’oro dell’artigianato di quest’angolo di pianura veronese assume contorni quasi leggendari che rimandano al maestro Appio Spagnolo e alla bottega di Giuseppe Merlin.

Al primo si deve la fondazione di una delle prime scuole professionali in Italia. Al secondo l’aver guidato una stirpe di artigiani del mobile che in un secolo stravolsero l’economia locale.

Negli ultimi anni i figli e i nipoti di quegli artigiani del mobile hanno conosciuto la fatica della crisi e della globalizzazione. Oggi la sfida è saper guardare a un nuovo futuro continuando a tramandare una tradizione d’arte artigiana legata al legno.

Nel cuore del distretto del mobile di Cerea, nel basso veronese, c’è un’associazione e una scuola di formazione professionale che prendono il nome da un maestro artigiano nato nel 1873 e morto nel 1950: Appio Spagnolo.

Fu lui che fu nel 1910 diede vita alla “Scuola Popolare di Disegno”. La sua idea, in quegli anni rivoluzionaria, fu quella di favorire il sorgere di attività artigianali e soprattutto di insegnare un mestiere dignitoso che non aveva bisogno di capitali e che poteva togliere i giovani dalla precaria condizione di braccianti stagionali in un’economia rurale miserrima e provata dall’emigrazione.

L’associazione oggi è custode ed espressione di valori tradizionali e culturali che spaziano nelle diverse forme d’arte, tenendo però sempre la barra a dritta da più di un secolo verso la formazione di mastri mobilieri, vocazione centenaria di questo territorio.

Nei decenni la scuola si è ampliata formando abili artigiani che si sono distinti nelle professioni di fabbro, muratore, carpentiere, decoratore, falegname.

L’epopea del filone d’oro dell’artigianato di quest’angolo di pianura veronese assume contorni quasi leggendari che rimandano anche alla bottega di un falegname di nome Giuseppe Merlin, nato nel 1881 ad Asparetto di Cerea.

Fu lui il precursore di una stirpe di artigiani del mobile che in un secolo stravolsero l’economia locale, quasi totalmente contadina, dando vita a quella che è storicamente la culla del mobile d’arte, famosa in Italia e oltre confine per le riproduzioni di mobili classici dai canoni originari, ispirati sin dall’inizio allo stile veneziano che arredava le ville Palladiane, per poi estendersi ad altri canoni, ma non abbandonando mai il tracciato del mobile d’arte.

Si racconta che Giuseppe Merlin all’inizio del secolo scorso fu uno stimato riparatore di carri, ma ebbe il merito di far nascere la prima “bottega” artigiana, prima per il restauro, poi per la costruzione del mobile, imitando lo stile dei mobili che sino all’ora restaurava.

Col tempo, grazie a questa brillante iniziativa, la sua semplice bottega a conduzione familiare si trasformò in una modesta impresa artigiana. Successivamente istituì un’apposita scuola per insegnare ai giovani l’arte del restauro e della produzione di mobili.

Attorno al 1935, Merlin, iniziò a delegare agli stessi operai le attività di produzione, realizzando così numerosi laboratori che, specializzandosi in determinate fasi, cominciarono ad operare per conto del maestro e poi, successivamente, diventarono indipendenti.

La miniera d’oro del mobile elevò il territorio al riscatto dalla miseria contadina, portando benessere e ricchezza. Tutto sino ad un decennio fa, quando il filone d’oro, anche a causa della crisi economica, ha iniziato a esaurirsi. Il distretto del mobile ha assistito a un rapido declino.

L’aggravarsi della crisi e la forte concorrenza dei mercati stranieri hanno segnato il triste epilogo della tradizione artigiana di Cerea e del territorio circostante.

La chiusura delle botteghe e delle attività è stata la irreversibile conseguenza che ha inciso, oltre che sull’economia locale e sulla disoccupazione, persino sull’architettura oramai tipica del distretto del mobile: laboratorio al piano interrato, show room al piano rialzato e abitazione al piano superiore. Indicazione della qualità artigiana a conduzione familiare del mobile d’arte di Cerea.

decorazione fregio

Oggi più che mai l’importanza e l’incisività sul territorio della scuola Appio Spagnolo, accreditata presso la Regione Veneto per la formazione superiore, è determinante per non disperdere i saperi e per un rilancio in chiave futuristica dei valori artigiani, con nuovi modelli formativi rivolti soprattutto ai giovani.

Non solo erogando servizi legati al disegno e alla progettazione del mobile, ma divenendo il polo propulsivo per l’analisi dei fabbisogni e l’erogazione dei servizi formativi, nella pianura veronese compresa tra le province di Verona, Mantova, Rovigo, Padova.

Da qui l’inserimento nei corsi, oltre a quelli tradizionali, di lezioni di intaglio e disegno, restauro e laccatura, nonché di nuove discipline come pittura e arti visive, d’interni seduci in 3D, informatica, marketing, lingue straniere, fumetto.

Una scuola professionale che ha saputo, nonostante le difficoltà dell’attuale economia di mercato, rimanere altamente professionale ad elevato indirizzo artistico.

Testimone d’eccezione è il prestigioso lavoro di restauro della Cantoria della Scuola Grande di San Rocco a Venezia proprio ad opera dei restauratori e delle maestranze del “distretto artistico” di Cerea e, appunto, della associazione Appio Spagnolo.

Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.