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Vignola (Modena) – La quattrocentesca Rocca di Vignola continua ad essere “abitata” dall’arte contemporanea: il secondo appuntamento di “Ora più rada ora più densa. Architetture dell’immaginario”– la rassegna di arte contemporanea a cura di Lucia Biolchini realizzata dalla Fondazione di Vignola – prosegue con l’intervento di Sabrina Muzi e il suo SHĀN.

“Si tratta di un progetto realizzato durante una residenza in un piccolo villaggio cinese ai piedi della Grande Muraglia e presentato durante l’Artweek bolognese- spiega la curatrice – che qui si presenta in una nuova veste”. Oggetto del lavoro della Muzi è la montagna (Shān in cinese), dipinta ad acquerello su lunghi fogli verticali di carta di riso e su sottili carte cinesi, le cui stratificazioni seriali e le trasparenze restituiscono un luogo di sovrapposizioni temporali e spaziali.

Questo laboratorio di arte contemporanea, che richiama nel titolo le “Città invisibili” di Italo Calvino, operazione culturale pensata per valorizzare uno dei nostri monumenti più importanti – spiega Carmen Vandelli, Presidente della Fondazione di Vignola – dopo la riuscita sperimentazione dei primi mesi, prosegue adesso con Sabrina Muzi che sovrapporrà paesaggi e monumenti, consentendoci una nuova lettura delle Sale delle Colombe, del Padiglione e dei Cani della nostra Rocca”.

Shān è un’immagine icona che reiterata come un mantra si carica di forza simbolica divenendo emblema di un archetipo e testimone di un luogo e delle sue trasformazioni. A introdurre il lavoro, una nuova opera che sgorga dal camino della Sala delle Colombe e tende verso il centro della stanza.

Al primo piano il nucleo principale del lavoro, l’installazione di carte sospese, le foto verticali montate su seta e le bacheche di disegni. Il progetto si concretizza in un’architettura del paesaggio e il video proiettato nella Sala dei Cani, in cui la magnifica decorazione sembra esaltarne la visione, la pone in relazione con una forma antropomorfa: due corpi entrano in risonanza, quello umano e quello della montagna, ponendo le basi per una nuova indagine percettiva sul paesaggio.

Dopo il successo di “Self expression” di Marina Fulgeri, la rassegna “Ora più rada ora più densa” in seguito alla Muzi vedrà alternarsi altri due interventi espositivi. Dal 14 dicembre al 2 febbraio 2020 sarà la volta di Alessandro Moreschini, con”Beata solitudo”, il cui obiettivo è quello di ritrovare una condizione per orientarci nell'”inquinamento immaginifico” prodotto dall’Horror Plenida cui ci metteva in guardia Gillo Dorfles .

Mentre a chiuderela rassegnasaranno Linda Rigotti e Giorgia Valmorri con “Da dentro”, dal 7 marzo al 26 aprile 2020. L’architettura si sgretola e diventa memoria, nomadismo e mutazione, svincolata dalla necessità di fissarsi in una struttura saldamente ancorata al terreno, è contro-architettura.

 

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