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Fissare nel metallo una data manifestazione plurale che, grazie alla preziosa solidità della natura del materiale alla quale la sua memoria è affidata, è destinata, in questo modo, ad aver assegnata l’opportunità d’essere ulteriormente nel tempo ricordata.

E’ questa l’ispirazione alla quale il noto ed apprezzato incisore, scultore e medaglista bresciano Francesco (Gino) Medici ha corrisposto, per il tramite della realizzazione di una propria opera artistica a sbalzo, in relazione alla tradizionale stagione delle festività natalizie che, fra il 2014 ed il 2015, sono state, fra l’altro, interessate dalla proposta del “presepio vivente” da parte del “Gruppo Alpini” di Ome, in collaborazione con il coro dell’accademia musicale della medesima località franciacortina, in quegli spazi sul colle Cidneo che, nel castello di Brescia, sono stati caratterizzati da questa tipica rassegna celebrativa, espressa il giorno di santo Stefano, nell’ambito della quarantunesima edizione del “Concorso dei Presepi”, organizzato dal Movimento Cristiano Lavoratori (Mcl), in sinergia con l’Ufficio Oratori e della Pastorale Giovanile della Diocesi bresciana, in riferimento al titolo ispirato al messaggio “Urbi et orbi” di papa Paolo VI, per il Natale del 1967, estratto dalla considerazione declinata dal pontefice nel pensiero espresso nei termini incoraggianti che “la felicità a cui l’uomo aspira è a nostra disposizione”.

Il “presepio vivente”, nella mistica e nella devozionale rappresentazione della “notte santa”, ha contribuito a valorizzare la rete delle rispettive rappresentazioni tematiche in tale senso proposte a Brescia ed in provincia, grazie all’impegno degli alpini di Ome, nell’ottica di una benefica iniziativa, entro la quale, dal 1986, questo sodalizio si distingue nel solco dell’attenzione verso uno dei segni più sentiti e caratteristici della tradizione che al Natale lega, di san Francesco d’Assisi, il seguito della sua originaria e della sua disarmante individuazione, per calibrare alla festività natalizia i palpiti di una coinvolgente e di una genuina partecipazione.

Francesco Gino Medici
Francesco Gino Medici

A margine di un anno che, per quelli della classe 1924, come lo è Francesco (Gino) Medici, ha sancito il compimento del novantesimo compleanno, lo stesso artista bresciano ha pensato di immortalare la riuscita e la laboriosa consegna presepiale degli alpini di Ome alla propria comunità d’appartenenza, pure intesa nella più ampia valenza del capoluogo d’afferenza, attraverso la propria spontanea e gratuita disponibilità di una medaglia in argento, ideata appositamente per la circostanza e prodotta nella serie limitata di quattordici pezzi, contestualmente alla messa a disposizione di una modellatura cartacea, in trenta esemplari numerati, raffiguranti la medesima opera in metallo, sancita nella circolarità perfetta del manufatto argenteo, per sostenere il messaggio filantropico degli organizzatori della manifestazione, attuato, in questo caso, nel taglio commemorativo dell’avvenuta beatificazione di Paolo VI in un importante evento che, alla comunitarietà dei festeggiamenti natalizi, si è reso cumulativo.

Alla brescianità di questo papa l’artista cesellatore Francesco (Gino) Medici ha accostato l’attenzione verso le origini dello stesso pontefice da parte del suo successore, papa Wojtyla che, dopo papa Luciani, è salito al soglio di Pietro non mancando di far visita alla terra bresciana del suo predecessore, in più di una occasione.
Prima sua opera che rappresenta i due papi insieme, l’effige, dell’uno, reca la didascalica scritta di “beato”, mentre, dell’altro, “G. Paolo II”, evidenzia invece il titolo enucleante la definizione di “santo”, distribuendosi nella dimensione complessiva di 65 millimetri, nel contesto della quale appare evidente il ricondursi epigrafico, esplicitamente precisato in linea con le parole stesse, del “Natale 2014”.

Nella efficace rappresentazione figurativa della medaglia commemorativa, i due “pastori della Chiesa” sono, fra loro, uniti, nell’afferrare il medesimo pastorale, volgendosi ad accogliere ed a contemplare il “Bambin Gesù”, come è nell’invalsa tradizione della centralità cristica alla quale si rivolgono le figure della narrazione evangelica, tradotta nella mediazione espressiva presepiale.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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