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Quando l’arte fa la differenza, della pittura se ne apprezza la manifestazione, in un risalto di maggiore consistenza.

Una serie di dipinti ad olio dell’artista Armando Maffi hanno apportato un valore aggiunto alla tradizionale festa del ringraziamento che, anche alle porte di Brescia, ha aggregato, a Torbole Casaglia, gli esponenti della filiera agricola, nell’annuale appuntamento di condivisione ispirato al trascendente, per una devota attestazione corale di riconoscenza, nella perdurante stima di un’operosità da loro consacrata alla cura lavorativa che, anche nel corso del 2021, è stata funzionale alla produzione dei frutti della “madre terra”.

Fra la pianura cerealicola di tale località ed il cielo che ne investe i piani ineffabili di una fideistica persistenza, la pittura di questo affermato autore del luogo ha costituito un interessante legame di contatto, con una meditazione del reale, entro quella dimensione spirituale che sviscera pittoricamente quanto è stato da lui stesso osservato, nell’ambito di una sintesi figurativa, radicata nelle oggettivazioni espressive che ne suffragano una coerente e logica robustezza.

Questa pittura parla della terra e la terra ne ricambia la corrispondenza, in un ciclo effettivo di ritorno, fra la mano dell’autore ed il fruitore delle sue stesse opere dove la rappresentazione fissatavi delle vedute, care al repertorio tipico della tradizione, costituisce l’eloquente testimonianza di un nesso riuscito di immedesimazione nel territorio, a cifra di un attento estro indagatore.

Da sessant’anni dedito alla pittura, raro, a suo modo, nella convinta adesione circa il cimentarsi volentieri anche nella non sempre facile e scontata misura del confrontarsi artisticamente con il fare ritratti su ordinazione, Armando Maffi di Torbole Casaglia ha sfidato il plumbeo gravare di una giornata autunnale, a cielo aperto, per rincasare fra la sua gente, in una sentita partecipazione alla natura della manifestazione comunitaria legata alla campagna dalla quale molteplici ne sortiscono i contenuti verso la sua praticata arte personale.

Protagonista nei suoi dipinti è il Creato insieme all’increato, nel senso che, nei contesti liberamente affrontati dal pittore in uno sguardo artistico di estemporanea contemplazione, convive il consesso umano con ciò che, invece, si riconduce ad una argomentata rivendicazione di autenticità nella versione autoctona spinta fino ad un richiamo primordiale.

Questo aspetto, ad esempio, è nella rappresentazione dell’isola di Loreto che, nel fare degnamente emergere in pittura le fattezze del tipico immobile turrito che la contraddistingue, al medesimo tempo, secerne, nel profilo lacustre, la potente immanenza di un luogo caratteristico, attraverso la realtà che lo confeziona da tempo immemore, insieme alla vegetazione presente in loco e rimbalzata sulla tela in una fedele rappresentazione vedutistica dai tratti puliti e delicati, senza cedimenti nella sua estrinsecazione compositiva.

In questo modo, alla sicurezza di un incedere grafico che risulta codificato in una soluzione pacata e contestualmente determinata, mediante la forte resa della definizione stilistica interpretata, la gamma cromatica ricorrentemente adottata, sembra riferire a proposito della compartecipazione dell’autore con lo stabilire un’ulteriore interconnessione, fra una data emozione e la scena che incombe nell’intera raffigurazione.

La pittura diviene, in questo punto di contatto, un’intima ammissione di confidenza, tracciata a diario sulla tela, nella nobilitata evoluzione di una caratterizzazione artistica che è traslata dalla spontaneità di una dedicazione rivolta al rispettivo soggetto preso in considerazione.

Nel caso di questo pittore è il territorio, a lui familiare, che pare avere una privilegiata sequela figurativa di produzione, ma, in quanto fonte di ispirazione attraversata dal tempo in corsa e dalla staffetta di ogni travaso di generazione, risulta anche come territorio prossimo ad un condiviso patrimonio collettivo dove si situano, inconsciamente, le reminiscenze ataviche che ineriscono il contatto con gli elementi costituenti una visione connaturata all’essenza delle risorse che da sempre alimentano un’identitaria incidenza.

Tale speculare effetto d’appartenenza, all’insieme culturale in cui questo pittore si pone in puntuale appropriatezza, avviene, ad esempio, ricalcando i temi della fede, con la rappresentazione di esplicite dedicazioni devozionali, come, fra le altre, la Madonna con il Bambin Gesù, e praticando argomenti connessi al focolare, inteso in case rurali, dove la campagna è più di una contestualizzazione, posta a contorno di una funzione paesaggistica di completezza, per andare in sintonia con le estrinsecazioni della vita contadina, della caccia, e di quegli appelli alla concretezza che, innanzi ad un panorama attraversato da un selvatico corso d’acqua, come pure, fra altre possibili citazioni, in faccia alla scena di un uomo che affronta, a piedi, con un cavallo da lavoro, un inesorabile panorama innevato, si compenetrano armoniosamente in una serena interezza.

Analogamente, il ciclo dei fiori esercita sulle tele dell’artista Armando Maffi, pittore ritrattista, la congenialità di una sensibilità descrittiva della realtà, quale poetica fonte di ispirazione di una riuscita empatia contemplativa, con la delicatezza degli appelli di una comunicativa che sono propri alla matrice tematica che gli risulta funzionale, nel modo di una naturale propaggine consanguinea.

1 commento

  1. Ringrazio di cuore la critica de signor Quaresmini ,sono felice che alcune delle mie opere vengano viste e giudicate da gente che oggi danno valore ancora all’arte vera.questa è la mia vita.grazie mille

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