Durante la prima guerra mondiale si compie, nell’area dell’ex impero ottomano, in Turchia, il genocidio del popolo armeno (1915 – 1923), il primo del XX secolo.

Il governo dei Giovani Turchi, preso il potere nel 1908, attua l’eliminazione dell’etnia armena, presente nell’area anatolica fin dal 7° secolo a.C. 

Dalla memoria del popolo armeno, ma anche nella stima degli storici, perirono i due terzi degli armeni dell’Impero Ottomano, circa 1.500.000 di persone. Molti furono i bambini islamizzati e le donne inviate negli harem. La deportazione e lo sterminio del 1915 vennero preceduti dai pogrom del 1894-96 voluti dal Sultano Abdul Hamid II e da quelli del 1909 attuati dal governo dei Giovani Turchi.

Il genocidio degli armeni può essere considerato il prototipo dei genocidi del XX secolo. L’obiettivo era di risolvere alla radice la questione degli armeni, popolazione cristiana che guardava all’occidente.

Era il 24 aprile del 1915 quando tutti i notabili armeni di Costantinopoli vennero arrestati, deportati e massacrati.

Il decreto provvisorio di deportazione è del maggio 1915, seguito dal decreto di confisca dei beni, decreti mai ratificati dal parlamento. Dapprima i maschi adulti furono chiamati a prestare servizio militare e poi passati per le armi.

Poi ci fu la fase dei massacri e delle violenze indiscriminate sulla popolazione civile.

I superstiti furono costretti a una terribile marcia verso il deserto, nel corso della quale furono depredati di tutti i loro averi e moltissimi persero la vita. Quelli che giunsero al deserto non ebbero alcuna possibilità di sopravvivere, molti furono gettati in caverne e bruciati vivi, altri annegati nel fiume Eufrate e nel Mar Nero.

Per non dimenticare e anche per conoscere il forte legame che da sempre esiste fra Veneto e Armenia, ospitiamo un intervento del Console onorario.

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di Pietro Kuciukian, Console onorario della Repubblica d’Armenia in Italia

Armenia, monastero di GeghardLe relazioni tra l’Italia e gli armeni sono antichissime, risalgono ai tempi dell’imperatore romano Nerone.

Gli armeni durante i secoli passati si sono stabiliti in Italia in varie città importanti: Roma, Bari, Brindisi, Napoli, Livorno, Genova, Ravenna, Torino, Milano,Trieste e Venezia, la città più “armena” d’Italia, e Padova, oltre a tanti altri piccoli paesi di tutta l’area del Veneto che ospitano ancora oggi alcune famiglie armene che conservano la lingua e le tradizioni, pur essendosi perfettamente integrate nella società italiana che li ha accolti prima e dopo il genocidio del 1915.

Molte antiche vestigia ricordano la presenza armena.

A Venezia, sulle colonne della Basilica di San Marco si possono notare ancora oggi iscrizioni armene che ricordano la prima chiesa armena ubicata in Piazza San Marco.

A Venezia esiste il Convento dei Padri Mekhitaristi dell’Isola di San Lazzaro fondato agli inizi del 1700, l’ex collegio armeno Moorat-Rapahel, il Centro di Documentazione della Cultura Armena con sede nella biblioteca del Temanza, un antico quartiere armeno, una calle chiamata “Calle dei Armeni”, la chiesa armena di Santa Croce, dietro Piazza San Marco, dove ancora oggi, una volta al mese, si celebra la liturgia in rito armeno e infine l’area di Ruga Giufa (Nuova Giulfa).

A Venezia vivono una quindicina di famiglie di origine armena. All’Università Ca’ Foscari ha insegnato storia e lingua armena Padre Boghos Levon Zekiyan, Accademico delle Scienze della Repubblica di Armenia, oggi Arcivescovo di Istanbul. L’associazione Padus Araxes sorta nel 1987 organizza corsi estivi di lingua e cultura armena.

A Padova ha sede l’associazione ItaliArmenia presso il centro culturale “La Casa di Cristallo” che si occupa delle relazioni di aiuto e di scambio con l’Armenia. Vi si trovano alcune famiglie armene, così come a Verona e nei paesi limitrofi.

E’ necessario poi ricordare, quanto il Veneto ha fatto dopo il terremoto che nel 1988 ha devastato alcune cittadine e paesi del Nord dell’Armenia con un numero impressionante di vittime, allora difficile da quantificare per il regime sovietico ancora in atto e per la quantità di profughi armeni scacciati dall’Azerbaigian.

Si è trattato di aiuti economici consistenti, di invio di personale sanitario e di beni di tutti i generi, vestiario, cibo, macchinari, senza dimenticare le ditte venete che hanno costruito scuole, ospedali, case per gli sfollati.

Il Veneto può vantare una lunga tradizione di accoglienza e di collaborazione con il mondo armeno e l’iniziativa di domenica 8 febbraio ha visto la cittadina di Legnago, nella bassa veronese, protagonista di un evento di grande importanza simbolica.

Nel centenario del genocidio del popolo armeno, in Piazza della Libertà, con il patrocinio del Comune di Legnago, della Diocesi di Verona, della associazione NOI, di Gariwo, la foresta dei Giusti, e con la collaborazione di Cassa Padana, sono stati messi a dimora due alberi in ricordo dei Giusti del Metz Yeghérn e della Shoah.

Un raccordo tra le memorie del genocidio armeno ed ebraico, a cui è seguito un incontro significativo in Villa Stopazzolo che Cassa Padana ha  messo a disposizione, durante il quale, assieme ai rappresentanti della Comunità ebraica e coordinati dalla moderatrice Margherita Ferrari, ho presentato il volume Pro Armenia. Voci ebraiche sul genocidio armeno.

I rappresentanti della Comunità armena e ebraica, Simone Mazzucco di Cassa Padana,  che ha introdotto l’incontro, hanno unito le loro voci per approfondire il tema della memoria dei crimini contro l’umanità del Novecento.

Nella speranza di poter costruire un futuro di pace, di dialogo e di collaborazione tra i popoli.