Tempo di lettura: 5 minuti

A Bozzolo è una splendida mattinata graziata dall’afa che accoglie Papa Francesco. Il piccolo paese della bassa mantovana è lontano dai clamori che accolgono il Pontefice nelle grandi città, qui è periferia. Lo era anche ai tempi di don Primo Mazzolari, la periferia che ha plasmato la sua idea di pace.

Ma la gente di pianura è tutta qui. Sono i figli e nipoti dei contadini di don Primo, figli e nipoti dei “lontani”, uniti nell’emozione del forte messaggio che è incarnato nel gesto di Papa Francesco, venuto a pregare sulla tomba di un parroco di campagna. Un prete dei semplici che ha saputo mettere in ginocchio le ingiustizie con le sue parole, le sue idee, il suo pensiero resistente che non morirà mai.

Un cristiano deve fare la pace anche quando venissero meno “le ragioni di pace”. Al pari della fede, della speranza e della carità, la pace è vera beatitudine quando non c’è tornaconto né convenienza né interesse di pace, vale a dire quando incomincia a parere una follia davanti al buon senso della gente “ragionevole”-

Ci sono le transenne e un imponente servizio di sicurezza a dividere il popolo di don Primo da Papa Francesco, comandato dal clima di tensione, incertezza e paura che soffoca la pace tra i popoli. Le stesse situazioni, ma con altre sembianze, che hanno ferito e fatto soffrire il cuore di don Primo Mazzolari per tutta la sua vita.

L’emozione e la commozione sono palpabili quando l’elicottero sorvola i campi di grano, la pieve, le vie di Bozzolo, la piazza, la chiesa che oggi sono al centro del mondo. Terre contadine che dalla voce del Papa lanciano un messaggio al mondo. La voce dei semplici che hanno forgiato il pensiero di don Primo Mazzolari, raccolto da Papa Francesco e seminato, come il grano, per divenire il pane per i moderni “lontani”.

La prima tappa della giornata per il Pontefice che proseguirà, dopo Bozzolo, verso Barbiana, la parrocchia di don Lorenzo Milani, altro prete dalle scelte nette e coerenti.

E’ un boato di voci e di applausi: arriva il Papa!

E Papa Francesco rompe i protocolli della visita privata, dei cordoni di sicurezza, dell’etichetta, e va tra la gente, a farsi accarezzare dai bambini.

Piomba il silenzio, di quelli che commuovono, da groppo allo stomaco, Papa Francesco resta in silenzio. Prega dinnanzi alla tomba di don Primo.

Dall’altare della chiesa il suo discorso è inviato dagli altoparlanti alla folla che ascolta in religioso silenzio, di cui pubblichiamo alcuni passaggi:

“ Cari fratelli e sorelle, buongiorno!Oggi sono pellegrino qui a Bozzolo e poi a Barbiana, sulle orme di due parroci che hanno lasciato una traccia luminosa, per quanto “scomoda”, nel loro servizio al Signore e al popolo di Dio…
…Non spetta a me raccontarvi o analizzare l’opera di don Primo. Ringrazio chi negli anni si è dedicato a questo. Preferisco meditare con voi, soprattutto con i miei fratelli sacerdoti, l’attualità del suo messaggio, che pongo simbolicamente sullo sfondo di tre scenari che ogni giorno riempivano i suoi occhi e il suo cuore: il fiume, la cascina e la pianura…”

Non poteva scegliere panorama migliore per scendere nella vita e nei paesaggi dell’anima mazzolariana. Mentre le parole del Papa scorrono, pare di vederli camminare insieme sull’argine maestro del grande fiume.

Il fiume è una splendida immagine, che appartiene alla mia esperienza, e anche alla vostra. Don Primo ha svolto il suo ministero lungo i fiumi, simboli del primato e della potenza della grazia di Dio che scorre incessantemente verso il mondo… Don Mazzolari, parroco a Cicognara e a Bozzolo, non si è tenuto al riparo dal fiume della vita, dalla sofferenza della sua gente, che lo ha plasmato come pastore schietto ed esigente, anzitutto con sé stesso. Lungo il fiume imparava a ricevere ogni giorno il dono della verità e dell’amore, per farsene portatore forte e generoso.”

“ La cascina, al tempo di don Primo, era una “famiglia di famiglie”, che vivevano insieme in queste fertili campagne, anche soffrendo miserie e ingiustizie, in attesa di un cambiamento, che è poi sfociato nell’esodo verso le città. La cascina, la casa, ci dicono l’idea di Chiesa che guidava don Mazzolari. Anche lui pensava a una Chiesa in uscita, quando meditava per i sacerdoti con queste parole: «Per camminare bisogna uscire di casa e di Chiesa, se il popolo di Dio non ci viene più; e occuparsi e preoccuparsi anche di quei bisogni che, pur non essendo spirituali, sono bisogni umani e, come possono perdere l’uomo, lo possono anche salvare. Il cristiano si è staccato dall’uomo, e il nostro parlare non può essere capito se prima non lo introduciamo per questa via, che pare la più lontana ed è la più sicura. […] Per fare molto, bisogna amare molto»”

Papa Francesco fa una pausa prima di ripetere due volte con voce carica di sentimento la frase: «Accontentiamoci di ciò che possono dare le nostre popolazioni. Abbiamo del buon senso! Non dobbiamo massacrare le spalle della povera gente» e ripete «Non dobbiamo massacrare le spalle della povera gente».

Nel minuto di silenzio che ne segue, tutti, in chiesa, sul sagrato, in piazza, nelle vie del paese, abbiamo sentito la vibrazione della forte stratta di mano: quella di Papa Francesco e quella di don Primo Mazzolari. “Non arricchitevi sulla spalle dei poveri. Siate grandi come la povertà che rappresentate” La voce di don Primo rivolto agli stessi preti del suo tempo.

Il terzo scenario è quello della vostra grande pianura. Chi ha accolto il “Discorso della montagna” non teme di inoltrarsi, come viandante e testimone, nella pianura che si apre, senza rassicuranti confini… Alla carità pastorale di don Primo si aprivano diversi orizzonti, nelle complesse situazioni che ha dovuto affrontare: le guerre, i totalitarismi, gli scontri fratricidi, la fatica della democrazia in gestazione, la miseria della sua gente… Il Servo di Dio ha vissuto da prete povero, non da povero prete. Nel suo testamento spirituale scriveva: «Intorno al mio Altare come intorno alla mia casa e al mio lavoro non ci fu mai “suon di denaro”. Il poco che è passato nelle mie mani […] è andato dove doveva andare. Se potessi avere un rammarico su questo punto, riguarderebbe i miei poveri e le opere della parrocchia che avrei potuto aiutare largamente».

Con questo spirito di comunione fraterna, con voi e con tutti i preti della Chiesa in Italia, voglio concludere con una preghiera di don Primo, parroco innamorato di Gesù e del suo desiderio che tutti gli uomini abbiano la salvezza:

«Sei venuto per tutti:
per coloro che credono
e per coloro che dicono di non credere.
Gli uni e gli altri,
a volte questi più di quelli,
lavorano, soffrono, sperano
perché il mondo vada un po’ meglio.
O Cristo, sei nato “fuori della casa”
e sei morto “fuori della città”,
per essere in modo ancor più visibile
il crocevia e il punto d’incontro.
Nessuno è fuori della salvezza, o Signore,
perché nessuno è fuori del tuo amore,
che non si sgomenta né si raccorcia
per le nostre opposizioni o i nostri rifiuti».

Papa Francesco

CONDIVIDI
Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *