Tempo di lettura: 2 minuti

dall’Argentina il Diario latino di Letizia Piangerelli
La sala riunioni del Presidente della Banca Centrale Argentina ha il pavimento morbido degli edifici illustri, dove devi saper entrare con rispetto, senza troppo rumore. E’ una stanza scura ma calda. Siamo in piedi in attesa di Redrado, l’omonimo argentino del governatore Draghi e come di riflesso mi chiedo dove dovró sedermi, nel rispetto di chissá quali gerarchie.

Solo un istante e poi mi rendo conto dell’assurditá del mio pensiero: dopo che una piccola banca di credito cooperativo, Cassa Padana, sulla spinta di un’idea ancora da realizzare, é riuscita ad arrivare al vertice finanziario del paese, ha ancora senso parlare di protocolli diplomatici e discipline istituzionali?

Quindici minuti di incontro marcano il senso di un passaggio storico, un’intera nazione si é mossa sulla scia di una rivoluzione economica che non lascia vittime ma solo futuro. L’Argentina, quel paese amato e dannato che disfa e rifá a seconda delle stagioni politiche e degli interessi individuali, l’ottobre scorso ha approvato con unanimitá parlamentare una riforma di legge che non fa solo promesse di cambiamento, ma le rende subito operative, possibili. Creare possibilitá vuol dire aprire delle porte, costruire ponti, magari piccoli, ma di pietra dura. Da certe svolte della storia non si torna mai indietro.

Siamo quasi a disagio, aver innescato la scintilla di fermenti giá esistenti, stringere la mano di un’istituzione tanto importante e sentirsi ringraziare e garbatamente incoraggiare ad agire, a tradurre le intenzioni in fatti, agende, appuntamenti ci fa sentire parte viva di questo paese. Lavorare così intensamente, in così poco tempo, è come camminare su un filo fragile, cerchi di mantenere l’equilibrio per giorni e poi la causa che stai portando avanti diventa più forte degli aeroporti, delle frontiere e dei timbri istituzionali. Il viaggio si fonde con il luogo e le diversità, anche quelle linguistiche, non hanno più molta rilevanza.

Così, arrivando alla conclusione di questi brevi, intensissimi, giorni in Argentina, mentre indugiamo lenti nel rito dei bilanci e degli abbracci, mi rendo conto che questo paese è diventato un po’ la casa di tutti, anche nostra, uniti agli argentini da qualcosa di più forte di un obiettivo comune.

Mentre corriamo verso l’ennesimo imbarco, inciampando tra un ritardo ed un traffico infernale, guardo ancora Baires correre via con me, ma in senso opposto al mio andare. E nonostante la malinconia che mi prende ad ogni partenza, non sento quella puntura allo stomaco che lasciano gli addii. Fuori dal Banco Central de la Repubblica Argentina ci hanno accompagnato sorrisi amici e molte mani che ondeggiavano il consueto gesto degli “a presto”. Alle 20.10 ora locale una hostess della linea aerea Lan annuncia l’inizio dell’imbarco destinazione Lima, Perù.

CONDIVIDI
Elisabetta Berto
Mantovana d'origine, cittadina del mondo per necessitá. Dopo gli studi a Milano intraprende un personale percorso di approfondimento della finanza per lo sviluppo che la porta prima in Kosovo, poi in Ecuador e, infine, in Argentina. Lí ritrova se stessa. Adora i tortelli di zucca, non può fare a meno del canto e dello spagnolo. Calvino il primo amore, Borges un compagno per la vita. Colore preferito: rouge d'Armani 400.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

Esegui l'operazione aritmetica prima di inviare *