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C’è tempo fino al 24 aprile, per poter visitare, lungo l’ampio corridoio dell’ingresso principale degli “Spedali Civili” di Brescia, l’interessante mostra di installazioni di immagini didascaliche, evocativa di affascinanti opere d’arte e comprensiva tanto di un argomentato messaggio di scienza, quanto di una diversificata varietà di rappresentazioni visive, riguardanti una tematica, prettamente medica, che, abbinata ad una formulazione espressiva, è colta nella misura stessa con la quale, tale composita esperienza artistica, fornisce alla disciplina scientifica una fattibile modalità descrittiva.

“Arte e Pelle”, ovvero, osservare un significativo campionario di malattie dermatologicamente rilevanti, si traduce in ciò che, attraverso il volto dell’arte, questo genere di patologie può rivelarsi rispettivamente rappresentato in altrettanti manufatti, esorbitanti dalla mera valenza artistica, per un’istruttiva iniziativa espositiva, allestita nel “Corridoio dei quadri del presidio Ospedaliero degli Spedali Civili” di Brescia, nell’ambito di un’edificante raccolta di prospettiva, contrassegnata da quell’ispirazione valoriale che è corrispondente ad un’accurata portata contenutistica e culturale.

Si tratta di un’articolata proposta che la maggior azienda ospedaliera bresciana, rappresentata dal Direttore Generale, dr. Ezio Belleri, offre liberamente, nei suoi spazi asserviti all’utenza, grazie alla pubblica opportunità di una condivisione plurale, rivolta al dettagliato progetto analitico realizzato dal “Centro Studio Gised”, con il patrocinio della “Società Italiana di Dermatologia medica, chirurgica, estetica e delle Malattie Sessualmente Trasmesse” (SIDeMaST), in collaborazione con “BG Pedia associazione culturale” e con il fattivo sostegno della direzione strategica del medesimo ente ospedaliero ospitante, in sinergia con la “Divisione Dermatologica” che, nell’importante nosocomio cittadino, è diretta dal prof. Piergiacomo Calzavara-Pinton.

Lo spessore esplicativo di “Arte e Pelle”, titolo della mostra, ha accompagnato l’esordio primaverile del 2015, profilandosi in quella durata complessiva, durante la quale, fra la riuscita giornata inaugurale del 31 marzo, e la data, invece, di conclusione, di venerdì 24 aprile, ha ricondotto l’evento nei termini della manifestazione definita nel calendario di quella fruibilità quotidiana che è funzionale all’esposizione di un’ordinata sequenza di particolareggiati pannelli informativi, mediante i quali l’iniziativa delinea, per lo più mediante la riproduzione fotografica di una serie di dipinti, la propria approfondita dimensione costitutiva.
Come si legge nel pratico pieghevole divulgativo della medesima manifestazione “Un esito delle ricerche svolte dal Centro Studi Gised è questa mostra. Sono esposti 20 pannelli con altrettante opere di artisti noti e meno noti in cui sia raffigurata una malattia dermatologica. Un’opportuna descrizione affianca l’opera fornendo cenni sommari su di essa e sull’autore. Sul retro del pannello si trova una breve presentazione della malattia rappresentata, considerando, di volta in volta, aspetti psicologici, sociali, storici e clinici”.

Artisti, fra gli altri, del calibro di Francisco Goya (1746 – 1828), di Hieronymus Bosch (1450 – 1516), di Albrecht Durer (1471 – 1528), di Paul Klee (1879 – 1940), di Frida Kahlo (1907 – 1954), di Domenico Bigordi detto il Ghirlandaio (1449 – 1494) e, fra i contemporanei, della scultrice Tamsin Van Essen (1975) e del giovane pittore Pascal Miehe (1993), interagiscono indirettamente con l’allusione di quei particolari, legati ad una specifica malattia della pelle, dei quali ne sono gli impliciti mediatori visivi, avendoli considerati nella soluzione artistica fedele al vero della propria effettiva opera ritrattistica ed espressiva, oggetto di un’efficace attribuzione allusiva, mediante l’interpretazione applicatale in una attenta chiave d’osservazione ricognitiva.

Lupo mannaroFra questi, anche gli inequivocabili aspetti connotativi che riguardano il ritratto di Petrus Gonsalvus, personaggio del XVI secolo, affetto dalla sindrome del “lupo mannaro”, consistente in una marcata forma di ipertricosi congenita generalizzata, a motivo della quale la pelle dell’individuo appare, in certi casi, diffusamente ricoperta da una fitta e da una lunga peluria, distribuita su tutte le parti del corpo, tranne le mani ed i piedi.
In quest’opera d’arte, frutto del lavoro di un anonimo pittore tedesco dell’epoca, il cui manufatto in questione è parte di una più cospicua collezione, custodita nella fortezza medioevale di Ambras, nei pressi di Innsbruck, per opera di Ferdinando II d’Austria, si può vedere “Petrus Gonsalvus, nato nel 1537 a Tenerife, venne condotto alla corte di Enrico II di Francia e alla corte di Margherita d’Austria, dove veniva esibito come “curiosità”; sposato, ebbe diversi figli, tra i quali due femmine ed un maschio, anch’essi affetti da ipertricosi. Il ritratto ci mostra Petrus Gonsalvus in posa, abbigliato con un mantello ben rifinito ed un collare in pizzo, secondo la moda rinascimentale, lo sguardo è rivolto verso l’osservatore, anche se non ne percepiamo l’espressione, sovrastata dall’elemento di maggiore interesse per l’anonimo pittore, ovvero la folta peluria che non ne permette di riconoscere i lineamenti del viso”.

A questa mostra, riguardante un vasto scibile di malattie della pelle, esemplificativamente trattate in una ventina di contributi artistici, come, fra le altre, il melanoma, il carcinoma basocellulare, il nevo di Miescher, l’irsutismo, l’acne, il rinofima, la cheilite angolare, il nevo melanocitico congenito, la sclerosi sistemica, l’alopecia androgenetica, la psoriasi, il piebaldismo e vitiligine, hanno contribuito Luigi Naldi, presidente del “Centro Studi Gised” e dirigente medico dell’Unità di Dermatologia dell’Azienda Ospedaliera “Giovanni XXIII” di Bergamo, per l’ideazione, la cura scientifica ed il coordinamento generale, Barbara Oggionni, storica dell’arte, per la supervisione e per la stesura dei testi relativi alle opere ed agli artisti, Marco d’Agostino, grafico e pubblicitario, per il coordinamento delle immagini e per l’allestimento, ed i ricercatori del “Centro
Studi Gised” accennato, Marzia Bronzoni, medico, per la redazione dei testi di medicina, Simone Cazzaniga, matematico, per l’imaging e per l’elaborazione dei materiali iconografici, Giovanna Raho, biologa, per la selezione delle opere e per la messa a punto dei testi per il sito web, nell’ambito di quella ricerca volta, fra l’altro, alla individuazione del materiale appropriato da esporre alla quale ha pure contribuito il dott. Claudio Farina, nel contesto di una collaborazione fattiva, prestata anche da Manola Poli.

Una ricerca che, come si legge ancora, nella locandina dell’iniziativa espositiva, è preordinata ad un concetto di cui, la sua stessa sicura attrattiva, ne è l’emanazione comprensiva: “L’arte può aiutare la medicina nelle sue finalità: può rendere sopportabile e riscattare la miseria della malattia, aiutandoci a penetrare nel fondo della natura umana e a superare la condizione di sofferenza”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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