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Gattatico, Reggio Emilia. “La semina come atto poetico, l’arte di Serafino Valla è sicuramente una tra le più alte espressioni dell’arte naïve, e del legame profondo dell‘artista con il territorio di origine. Le sue opere contribuiscono a costruire la memoria di quei luoghi che ne sono fonte d’ispirazione: la terra della bassa, il fiume Po, le tradizioni.

Si tratta di un’arte non estranea agli uomini, alle loro passioni, alla loro storia che, delineata in quel microcosmo che è la pianura padana,  non può che incontrarsi con quei fatti che il secolo scorso hanno percorso e scosso il mondo intero: paura, coraggio, Resistenza, guerra. Ed è per questo che Serafino Valla non poteva non incontrarsi con il Museo Cervi, attraverso un atto di amore che veste di nuovo significato il luogo e l’artista, in simbiosi con la terra e i suoi cicli, con la natura e l’arte.” Scrive Alberto Nodolini

Sabato 12 maggio ore 17 al Museo Cervi si inaugura l’esposizione delle opere di Serafino Valla a Casa Cervi con l’installazione “La semina come atto poetico”, a cura di Giuseppina Valla, Gigi Corsetti, Adriana Dossi. La mostra sarà visitabile nelle sale del Museo fino al 29 luglio.

La mostra espone alcune delle più significative opere di Serafino Valla: i quadri con la rappresentazione della via crucis, la scultura del seminatore e una croce con la particolare caratteristica di essere doppia, da un lato il Cristo in croce e dall’altro lato “l’omino” tipico delle rappresentazioni di Valla, con il volto coperto. 

Un’originale installazione, che dà il titolo all’esposizione, permetterà ai visitatori di interagire, prendendo i semi da un cesto per procedere poi con l’atto di semina, nella terra presente nella sala espositiva, tra effetti sonori e proiezioni. L’atto di semina diventerà una scena del film artistico-biografico su Serafino Valla dal titolo provvisorio “Pecore in Transito – Meditazione tra inconscio e presente”, in corso di lavorazione per la regia di Adriana Dossi e Gigi Corsetti. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare con questo gesto del mondo contadino che simbolicamente rappresenta un’azione di fiducia, di progettazione e di pace.

La mostra nasce in profonda sintonia coi temi del Museo di Casa Cervi, con la sua storia, contadina e partigiana, e con il suo patrimonio, a partire da un’opera che lo stesso artista donò al Museo, intitolata “Il Partigiano”. Durante il periodo espositivo la figura e l’opera di Serafino Valla saranno valorizzate con ulteriori proposte, in collaborazione con la Fondazione Un Paese – Museo Nazionale delle Arti Naïves Cesare Zavattini.

Autodidatta, dotato di grande abilità nel disegno, Serafino Valla vive dolorose esperienze nell’infanzia e nell’adolescenza. Nel 1938 si arruola volontario nell’esercito, per distogliersi dalle problematiche in ambito familiare, di conseguenza è costretto a partecipare alla campagna di Russia. Ferito, rientra in patria, nella sua Luzzara. Negli anni Sessanta, all’età di circa quarant’anni la sofferenza lo porta a dipingere per un’esigenza esistenziale ed interiore. Ricerca nella pittura, nella scultura e dentro alla filosofia, il senso del suo esistere, arrivando a trovare una sua forma espressiva molto personale.

L’uomo col capo chino, coperto dal cappello, la natura e l’amato Po, sono sempre presenti nelle sue opere. L’arte diviene lo strumento di difesa, che porta alla luce le sue emozioni, la sua grande spiritualità e la simbologia. Realizza opere a tema sacro, molto significativi i “crocefissi in campagna”. Accompagna il suo operato artistico con riflessioni di carattere filosofico, che condensa in numerose “massime”, pubblicate in alcuni libri. Appartiene alla prima generazione dei pittori naif, da cui si differenzia in modo sostanziale proprio per la razionalità, che lo porta alla realizzazione delle composizioni dei suoi dipinti.

Negli anni Settanta la prima mostra personale a Luzzara, dove viene scoperto da Cesare Zavattini. La sua attività artistica si intensifica, facendosi apprezzare, sia a livello nazionale che internazionale. I documentari cinematografici “La Ballada” di Walter Marti (1980, Zurigo) e “Lupi dentro” di Raffaele Andreassi (1991, Roma) rappresentano momenti della sua vita e della sua arte.

Negli anni Novanta vuole estendere la sua comunicazione visiva alla rappresentazione plastica, per dare alle sue immagini la terza dimensione, modellando l’argilla. Realizza molte sculture, tra queste anche una “Via Crucis”, su formelle di legno.

Dal 2001, la sua autobiografia esistenziale è custodita presso l’Archivio Diaristico Nazionale a Pieve Santo Stefano, Arezzo. Nell’ultima parte del suo percorso artistico fissa la sua attenzione sulla “natura morta” che diviene occasione di pittura “pura”. Il pretesto formale per giungere ad una più libera espressione pittorica. Nel 2014, l’ultima Mostra a Palazzo Bentivoglio di Gualtieri chiude la sua carriera con una grande consapevolezza che lo accompagna fino alla morte, avvenuta dopo quattro mesi.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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