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Lombardia e Friuli Venezia Giulia, andata e ritorno. Un dipinto va in trasferta dall’una, all’altra regione, dato in uso a pegno di una promessa di restituzione.

Le località coinvolte sono, rispettivamente, Brescia e Illegio di Pieve di Tolmezzo, in provincia di Udine.

L’opera d’arte che lega questi due centri abitati, lontani fra loro, è un dipinto del 1819, intitolato “Scuola di Atene“, copia dell’omonimo affresco raffaellesco di inizio Cinquecento.

Questo olio su tela, frutto della maestria di Giuseppe Bezzuoli (1784 – 1855) è parte della mostra “Maestri”, allestita, nella zona amena delle Alpi Carniche, durante le varie settimane che il 2019 abbraccia dal 12 maggio al 6 ottobre.

Trasferta friulana per La scuola di Atene di Giuseppe Bezzuoli
Trasferta friulana per La scuola di Atene di Giuseppe Bezzuoli

La sede di questa quindicesima edizione di mostra d’Arte Internazionale è la Casa delle esposizioni di Tolmezzo, dove, nella tipica frazione di Ileggio, risulta approntata tale iniziativa espositiva da parte del Comitato San Floriano, lungo la via che ha lo stesso nome del santo di cui ha preso l’ispirazione, per il proprio appellativo, la regia della sua medesima organizzazione, nel distinguersi con una contestuale ed ormai conosciuta denominazione.

Qui, un dipinto, facente parte del patrimonio artistico della “Leonessa d’Italia”, concorre ai beni dell’esposizione, essendo che il Settore Cultura del Comune di Brescia ha, per l’occasione, determinato il prestito di un’opera presente nel circuito museale cittadino della Pinacoteca Tosio Martinengo andando ad affidare, al corpo di questa mostra friulana, un antico manufatto dal titolo “Scuola di Atene”, dimensionato in 167 centimetri d’altezza ed in 227 di larghezza, mentre, nel suo insieme pittorico, pare che faccia, graficamente sfoggio dell’iscrizione testualmente trascritta nei termini di “Raffaello Sanzio da Urbino / fece l’anno DID / Giuseppe Bezzuoli / professore dell’Accademia di Firenze / copiò dall’originale in Roma / l’anno 1819 / per commissione / del conte Paolo Tosio di Brescia”.

Entrato in proprietà dell’ente comunale nel 1846, su legato testamentario del committente appena accennato, di questo dipinto esiste, fra l’altro, una disparata serie di citazioni nella letteratura artistica che compete al qualificato vaglio documentario che gli attiene, sulla base del quale si fonda pure la stima complessiva di un suo valore, riportato nella medesima determina comunale, di 100mila euro.

Una mostra che è anche un'occasione per visitare Tolmezzo, in Friuli
Una mostra che è anche un’occasione per visitare Tolmezzo, in Friuli

Tra queste fonti documentaristiche, ci sono contributi editoriali ispirati alla sede museale bresciana dove l’opera stessa è custodita, come pure pubblicazioni, invece, dedicate all’autore in questione, profilandosi, ad esempio, nel “Catalogo dei quadri, scolture, stampe, ed altri oggetti d’arte, conservati nella Pinacoteca Tosio” del 1868, a firma di “Castellini T.”, come pure, in altra sintesi, in “Della vita e delle opere del Professore Cav. Giuseppe Bezzuoli, maestro di Pittura nella Imperial e Regia Accademia delle Belle Arti in Firenze e membro delle più celebri Accademie di Roma”, in un volume editato a Firenze nel 1855.

La “Scuola d’Atene” compendia figurativamente diversi fra i maggiori riferimenti del pensiero filosofico classico, dando centralità alle figure di Platone e di Aristotele, e concomitante visibilità ad altri esponenti del medesimo retaggio culturale, proprio degli antichi, come, ad esempio, Epicuro, Eraclito ed Euclide o Archimede, come pure, fra altri ancora, Socrate e Plotino, andando, nel dipinto ottocentesco, ad amplicare le proporzioni effettive dell’affresco originario, contenuto, invece, nelle dimensioni di 770 per 550 centimetri che si evincono fra i particolari artistici presenti nella “Stanza della Segnatura”, fra le “Stanze Vaticane” del “Palazzo Apostolico”, inserito nell’itinerario dei Musei Vaticani.

Famigliarità religiosa, nel contesto vaticano di questa sua prestigiosa collocazione architettonica effettiva, che pare potersi associare al tema ispirato ai noti pensatori che sono trattati nel dipinto stesso, richiamando, in un’analoga classicità remota, la città d’Atene d’un tempo lontano, nel modo in cui tale importante città mediterranea può esser pure legata alla figura di San Paolo, nella tradizionale iconografia dove questo santo è raffigurato, mentre predica all’aeropago (Atti 17, 15.22), annunciando l’identà del “dio ignoto” ed, in questo modo, anche ricalcando, in un invalso circuito artistico presente in molte chiese, quella vena spirituale che innalza, verso il trascendente, il contesto ateniese della medesima interpretazione raffaellesca, fissata nel manufatto cinquecentesco vaticano, nel modo in cui appare espressa, con tanto di famosi personaggi del sapere, nel dare implicitamente risalto alla ricerca della razionalità, in un “libero pensiero”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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