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Collage e finissimi tratti a penna sfera. L’una e l’altra tecnica compositiva sono rispettivamente al centro della specifica attrattiva che si rivela come diversificata materia costitutiva dell’arte di Claudia Manenti, nella sua recente stagione artistica produttiva di quanto appare oggetto della manifestazione espositiva allestita a Villa Fenaroli di Rezzato, nel periodo esorbitante da quello strascico di primavera che il 2015, ormai di fatto, assimila alla incipiente stagione estiva.

Per la cura di Rosa Lardelli, responsabile artistico dell’associazione “Arte e Cultura – Ars Vivendi”, la mostra rappresenta, con il patrocinio del Comune di Rezzato e dell’Associazione Artisti Bresciani, l’ottava esposizione fra quelle stilate nel programma dell’accurata rassegna culturale, denominata “Arte in Villa”, che il medesimo sodalizio ha promosso in tale elegante sede ricettiva, per un interessante itinerario artistico che, a vari autori, riserva, secondo un puntuale calendario, l’effettiva opportunità di una pubblica condivisione della propria qualificata esperienza creativa, anche nel circuito di un’affiatata sequela di estimatori dell’arte visiva.

La minuziosa abilità tecnica dell’esecuzione è percepibile alla base della strutturazione delle opere allestite nella mostra personale di Claudia Manenti, unitamente alla congeniale narrazione cromatica delle stesse, instillata contestualmente all’originale ispirazione di una complessiva rivelazione che si manifesta nelle fasi operative della loro progressiva attuazione. Tecnica funzionale al colore, sperimentabile nel contesto della mostra rezzatese che è aperta fino all’otto luglio, negli orari quotidianamente compresi dalle ore 10 alle ore 22, accedendo dall’ingresso principale di “Villa Fenaroli”, per una visita libera e gratuita dei vari manufatti che sono esposti nell’affrescata sala d’aspetto dell’antica dimora gentilizia, da tempo ambiente destinato, nei suoi vetusti spazi, ad erogare accogliente ospitalità in una dinamica di ristorazione, di alloggio e di prossimità, anche ad uso di convegni e di eventi tematici, in una ricercata cura di esclusività.

villa_fenaroli2Nel corso della partecipata inaugurazione della mostra, ad offrire sensibili spunti di riflessione sull’arte di Claudia Manenti, sono rispettivamente intervenute Silvia Iacobelli, esponente dell’Associazione Artistica e Culturale Rizzi e Ferrari di Brescia (Aref) e Marta Mai, già docente di Lettere negli Istituti di Primo e di Secondo grado, attualmente cultrice della materia presso la sede bresciana dell’Università Cattolica del “Sacro Cuore”, mentre l’assessore alla cultura di Rezzato, Claudio Donneschi, ha portato i saluti dell’Amministrazione comunale ed ha elogiato il carattere culturale dell’iniziativa che, nell’ambito della rosa delle varie esposizioni tra le quali si colloca, consente alla “cittadinanza di poter fruire della bellezza di vari linguaggi estetici”. A favore della propria comunità di appartenenza, l’auspicio, da parte del referente del Comune del luogo ospitante, è stato pure di un ulteriore coinvolgimento degli artisti della zona, per le mostre che l’associazione “Arte e Cultura Ars Vivendi”, presieduta da Ugo Nappi, attua a Villa Fenaroli, sull’impronta di quanto è, fra l’altro, già avvenuto per certi autori, come per la riuscita esposizione dedicata al compianto incisore Girolamo Battista Tregambe (1937 – 2015) quand’era ancora in vita.

A proposito di un’artista “onesta, critica con sé stessa” che “trova il modo di intervenire e di affinare ulteriormente la sua arte”, rivelandosi “raffinata, bilanciata, attenta al particolare”, Silvia Iacobelli ha offerto, ai numerosi presenti convenuti all’apertura ufficiale della mostra, alcuni significativi elementi di lettura delle diverse opere esposte, a proposito delle quali, nella mostra di Claudia Manenti, il tratto a penna a sfera ed il collage fanno il bilancio della laboriosa personalizzazione mediante la quale queste peculiari metodiche compositive ne costituiscono la dimensione ispirata ed asseverata dalla concretezza della notevole misura di precisione, mediante la quale, tale visione artistica, è stata da lei interpretata.

Dalle modalità di approccio, protese ad aprire nuove prospettive compositive che procedono dalla pure praticata pittura fino alla specificità di una differente premura, mossa dalle spontanee sollecitazioni della stilistica di una compenetrata stesura, fino agli ideali concetti che ne sostanziano la natura, Silvia Iacobelli ha, fra l’altro, dedicato alla mostra alcuni attenti cenni critici, esplicativi delle considerazioni precisate nei termini che “il lavoro recente di Claudia Manenti utilizza una tecnica complessa e raffinata, pari a un mosaico rivisitato in chiave moderna. L’immagine è definita attraverso piccoli frammenti, pazientemente ritagliati da riviste e giornali, che si ricompongono con un esito fortemente pittorico e la composizione appare così attraversata da vibrazioni continue che divengono sottili chiaroscuri e volumi tridimensionali. La carta stampata, che ha già avuto una vita propria, un suo percorso, uno scopo, diventa materiale generativo e fondante di nuove immagini, di nuove figure e dà al colore il ruolo di protagonista assoluto. L’attenzione alla tecnica, ai materiali e alla composizione si coniuga con la necessità di indagare alcuni temi cari all’artista, come la condizione femminile e il ruolo contemporaneo della donna all’interno della società e nella famiglia, e forse più di tutto la difficoltà di essere sincera con se stessa; spesso Claudia Manenti pone l’interesse della sua riflessione artistica sul rapporto tra l’intima solitudine personale e la necessaria ricerca degli altri che si rincorrono per tutta l’esistenza, senza tralasciare alcuni aspetti della società odierna, alcune contraddizioni ormai palesi ed esplosive tra il bisogno di onestà e la mistificazione, tra il desiderio di pace e la pratica della guerra, tra la lotta contro i soprusi e la superficialità dilagante”. 

villa_fenaroliAlla manifestazione espositiva sono giunti i saluti di Dino Santina, presidente dell’Aab (Associazione Artisti Bresciani) e di Maria Antonietta Coppe, in rappresentanza della benefica espressione d’aggregazione del “Lions Club International”, mentre al medesimo evento hanno pure dato il proprio personale riscontro l’artista Ilario Mutti, presidente dell’associazione “Rezzato Arte e Cultura” e Rosangela Zipponi, al vertice del numeroso sodalizio degli “Amici dell’Arte” di Lumezzane, partecipando all’inaugurazione insieme ad una nutrita schiera di artisti, fra i quali, Pierangelo Arbosti, Antonio Gigante, Giuseppe Giardina, Paolo Petrò e Laura Zani.

A proposito del collage che appare, fra l’altro, nel caso di Claudia Manenti, come un’accattivante strategia coloristica per la gestione del colore in effetti ricreati, su pannelli lignei, nella somministrazione degli innumerevoli tasselli stratificati ed abbinati alla perfezione, grazie alla concomitante scelta di cromie da rappresentare, come anche a riguardo della sorprendente resa cromatica degli incalcolabili tratti di penna a sfera, diffusi sulla carta per sfondi dalla molteplice consistenza espressiva, sfumata in un’effusione di pigmenti di varia densità compositiva, Marta Mai è intervenuta sottolineando quanto, delle opere in mostra, siano visibili due principali filoni costitutivi: l’uno, per lo più volto all’aspetto figurativo, l’altro, invece, più incline ad un ambito ermetico e speculativo in cui al fruitore dell’opera stessa, pare sia riservata la percezione che più, nel verso soggettivo di una sua peculiare ottica d’osservazione, spetta.

Si tratta, da un lato, di “una lettura classica della pittura che ci rimanda al figurativo” e, su altro versante, di una personale applicazione imperniata su soggetti rappresentati in una maggiormente mediata e traslata loro interpretazione che sembra lasciare più libera discrezionalità a chi osserva l’opera eseguita, identificandovi alcuni elementi costitutivi, secondo una suscitata fantasia, oppure nel taglio di una corrispondente emozione estemporanea e descrittiva. Anche con la proposta della serie figurativa di un insieme di volti, quali sorta di maschere connotative di “una preziosità pittorica”, in tecnica mista “collage e penna a sfera”, l’artista rivela la “capacità di entrare nella contemporaneità nel rispetto della classicità”, proponendo questi efficaci lavori nei titoli evocativi di assonanze arcane, tutte legate alle tonalità cromatiche che sono a loro sovrane, rispettivamente confacenti a “pelle concia marrone”, “coralli azzurri”, “pizzo chiaro”, “rose rosse”, “prezioso scuro”, “prezioso oro”, “tessuto rosso fantasia”, “prezioso chiaro”, “pelle concia verde”, “uva passa”, “prezioso rosso”, “roccia chiara”, “pelle concia nera” e “pelle concia rossa”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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