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Che silenzio! Maggio, una delle prime giornate temperate dell’anno, mi dicono.
E’ domenica mattina, la città è ancora in ordine, troppo presto per i londinesi, solo qualche turista discreto si aggira da questa parte del parco. Hyde park è un deserto di suoni, sento in sottofondo il frusciare delle foglie, in effetti quando soffia il vento è ancora un po’ fresco, d’altronde la primavera qui è ancora acerba, tuttavia mi sdraio sull’erba umida, uno scoiattolo sfrontato mi si avvicina, si ferma e con quel suo sguardo impertinente sembra chiedermi: “allora? Non hai nulla per me” ? Chiudo gli occhi e all’improvviso un fischio acuto, molto più invadente dell’insoddisfatto roditore, è quel rumore, monotono e costante che si sente la mattina dopo aver sollecitato con altissimi decibel ed a lungo i propri timpani!

Ieri sera suonava una band che conosco abbastanza bene, in un pub il “Dog and Duck”, a Soho, al 18 di Bateman Street. Il gruppo è composto da 5 ragazzi, tutti inglesi, che vivono di musica ad ogni ora, ogni giorno, ma soprattutto ovunque ci siano almeno altre due persone disposte ad ascoltarli! Il pub era gremito e per l’occasione erano state accese candele un po’ dappertutto, inutile dire che l’atmosfera era magica! Il batterista attacca, il suono entra direttamente nel petto, senza passare dai padiglioni auricolari e sembra rimbalzare come quelle “palline matte” che si vincono alle macchinette da bambini: one, two, three, four e lo show inizia!

Potevo distinguere nettamente il suono del basso, piuttosto metallico e regolare, un suono solitario ed indipendente, ma l’armonia dell’insieme non ne risentiva affatto, anzi! Le sue note sembravano una caffettiera brontolona che ogni tanto si fa sentire e il resto della banda, che ormai ha imparato a conoscerla, l’accompagnava ad ogni borbottio!

L’abbaiare di un cane in lontananza mi fa aprire gli occhi, sono di nuovo nel cuore di Hyde park; portare qui a spasso il cane la domenica mattina è una specie di rito per chiunque ne possieda uno e abiti nei paraggi. Dev’essere uno di quei piccoli cagnetti, che hanno una vocetta acuta, nervosa; apro gli occhi e vedo uno yorkshire che cerca di impressionare un cigno indifferente, il piccolo quadrupede disturba la calma e la pace delle mie povere orecchie, ma presto è un altro suono ad attirare la mia attenzione: il cigno, esasperato ha aperto le grandi ali eburnee ed ha emesso un gemito spaventoso, aprendo il becco, un mix fra il sibilo che emette il serpente e il rumore che fanno i gatti quando “soffiano”. Povero Yorky, credo che per un po’ non si avvicinerà più alla Serpentine per importunarne i pennuti!

Ricomincio a crogiolarmi nel ricordo della sera precedente, sento la voce soave del cantante ancora nella mia testa, come una ninna nanna cullava con la sua voce i miei timpani, era un’armonia perfetta, la musica si fondeva con il pubblico con le sedie lignee e i pesanti tavoli. All’improvviso un acuto, tuttavia dolce, non mi ha infastidito (almeno mai quanto l’abbaiare del cagnolino), egli ne dosava la potenza, teneva sempre il mio orecchio in tensione, prima l’ha coccolato, poi svegliato con garbo e fermezza. La musicalità della lingua inglese, quell’accento molto “Brit” e (perché no)? anche un po’ snob, è uno dei motivi principali che mi spingono a migliorare continuamente la mia dizione.

Uno scricchiolio di carta stropicciata mi riporta sull’erba inumidita dalla rugiada mattutina, il mio amico roditore ha trovato dei crackers nella mia borsa! Mi alzo e lui si spaventa, ma solo un po’. Glieli apro e li lascio lì, piuttosto vicini a me, e lui senza macchia e senza paura, fa colazione: impavido il piccoletto! Fissando un punto indefinito all’orizzonte mi rendo conto che il silenzio che mi avvolge è come una coperta, sono in una bolla di sapone, gli alberi e la Serpentine ne rappresentano i confini, all’interno dei quali i rumori sono ovattati, lontani, indecifrabili, se solo non sentissi ancora quel fischio…

Forse ero troppo vicina all’amplificatore ieri sera, eppure non sono starci lontana, mi piace da morire sentire i riff di chitarra elettrica a tutto volume. E’ il mio strumento preferito e a Londra se tendi un po’ l’orecchio la puoi sentire quasi ovunque, nelle gallerie della metro, ad un angolo di strada (ci sono più busker a Londra che nell’intero Regno Unito)!, in un pub, in uno dei numerosissimi negozi di dischi della città. Durante l’esibizione della band, il sottofondo era vivo: voci indistinte, tintinnio di bicchieri, il fragore di una sirena in lontananza, ma quando la chitarra ha fatto il suo assolo, intorno regnava un reverenziale silenzio, come nel gioco delle “belle statuine”, al suo ingresso nel ritornello, ogni cosa ha cessato di emettere anche il più impercettibile bisbiglio.

Il mio amico scoiattolo ha invitato alcuni amici ad un brunch a base di crackers, per la verità un po’ stantii, ma comunque molto apprezzati dalla fauna del parco; un pettirosso reclama la propria porzione, con il suo delicato cinguettio. Lo accontento, ma mi rendo subito conto che la pace che regnava nella mia piccola oasi di silenzio si sta dissolvendo, la città si è svegliata ormai, il mio magico palloncino-anti rumori molesti si è sgonfiato. La giungla metropolitana e tutti i suoi fragori minacciano i miei timpani, si avvicinano come cavalieri in battaglia e presidiano i confini della mia coperta! Le voci che fino a pochi minuti fa erano lontane ed indistinte, ora sono più vicine e numerose, il traffico avvelena la brezza mattutina con i suoi clacson, è ora di andare.

Mi alzo e camminando, sento arrivare alle mie spalle i passi veloci e regolari di un runner, dietro di lui una bicicletta, sento i raggi che colpiscono la dinamo, ci sono anche dei bambini che ridono, quella risata contagiosa dei bimbi piccoli mi fa venire in mente il viso gioviale del batterista del gruppo di ieri sera.

Sono gli ultimi istanti in cui riuscirò a percepire distintamente un suono dall’altro, appena avrò imboccato la viuzza che mi riporterà su Bayswater Road, le mie orecchie saranno assediate da ogni tipo di clamore e riconoscerli sarà un’impresa ardua; mi fermo un istante per respirare ancora un po’ di quel silenzio idilliaco quasi imbarazzante, perché è come se amplificasse i miei pensieri, i sussulti e i respiri rendendoli pubblici, accessibili a tutti.

Sono giunta al punto dal quale stamane ero entrata in quel parco fatato, ne varco la soglia ed eccomi di nuovo risucchiata nel vortice di rumori della grande metropoli.

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Claudia Corini
Claudia è laureata in lingue e letterature straniere e diceva che "non avrebbe mai lavorato in banca" ;). Collabora saltuariamente con Popolis. Ama i viaggi, la lettura, la fotografia e ascoltare musica rock! Dice di lei "potrei definirmi in mille modi...ma ce n'è sempre +1"!

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