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Capita a volte ci siano cose che l’uomo possa più facilmente confessare ad un fedele amico a quattro zampe, cane o gatto che sia. La coscienza comprime verità neglette o inquietudini confuse ed, eludendone il confronto con i propri bipedi consimili, l’umana tristezza trova confidata appropriatezza verso il silenzio di una vivente presenza domestica.

E’ questo uno fra i possibili aspetti che collima nel rapporto convivente tra esistenze collocate dalla natura su parallele e differenti contingenze che si intersecano, a volte più, altre meno, come pure in altri casi per niente, in esperienze di reciproche appartenenze.

Un piano su cui sembra si sia cimentata con naturale e libera ispirazione Annamaria Beretta nel suo libro “Aspettando il Natale con i gatti”, pubblicato dalla Compagnia della Stampa in un gradevole formato editoriale, assimilabile alla suggestione stilistica di una amena strenna natalizia.

I colori di copertina sono gli stessi della ricorrente stagione festiva che fa del Natale scenografica composizione di quiete transcolorazioni ritmate da luci e da sfumature ricondotte a rassicuranti ed accoglienti contestualizzazioni che sono inneggianti alle diverse tradizioni nelle quali si esprime in analoghe e culturali tipizzazioni.

Nel caso dell’acquarello di copertina che, insieme ad altri frammisti alle circa sessanta pagine del libro, si riconduce alla medesima mano dell’autrice del testo, sono i colori delicati del percepibile scenario di incanto universale adottato dal torpore del Natale, a presentare quanto la singolarità del contenuto si presta poi puntualmente a sviluppare.

“La mia mamma ha una sensibilità fuori dal comune, riesce a vedere al di là delle apparenze, ascolta le parole dette e capta le emozioni, sa cogliere l’essenza di ogni persona come se sapesse leggere un percorso interiore. La mia mamma è una forza della natura: è un ciclone, ogni giorno un progetto, un racconto, una nuova idea da realizzare: l’antiquariato, i fiori, le orchidee, la scrittura, il design, gli acquarelli”: scrive la figlia di nome Linda a proposito di Annamaria Beretta nella linda presentazione ammiccante alla pubblicazione che la vede essere privilegiata titolare della dedica espressa nella prima pagina della pubblicazione dove, con pari affetto e medesima intenzione, è pure citato il figlioletto Samuele, nipote dell’autrice e nella quale al lettore cordialmente si dice: “Storia di gatti dedicata al piccolo Samuele e alla sua mamma Linda”.

Per il coordinamento editoriale di Nicoletta Rodella, il libro è strutturato in un racconto che, nello svilupparsi, sembra essere passato attraverso una sorta di metamorfosi felina con la quale il mondo dei gatti si approssima in una fantastica visione di massima, per essere la peculiarità portante dell’intero complesso narrante, tra le luci e le magnetiche attrazioni delle poetiche ispirazioni che, dal retaggio natalizio, traggono elementi per rappresentare quei riferimenti propri anche di altri fascinosi ambiti ricorrenti, in temi di leggendari e di mitici componimenti.

Fate, elfi e gnomi vivono tutto l’anno, a differenza del presepio che resta inscatolato fino a quando si focalizza nello scenario che lo valorizza anche nel risalto dato ad un contesto di singolare e di celebrato ammanto.

Al di là di sagome, quali figure a metaforiche trasposizioni narrative, i significati che dell’umano sono riposte in tali espressioni simboliche risentono di una certa veduta tratta da quanto esprime la stessa natura, nel fare in modo che la fantasia ivi investita sia la più autentica di ogni altra possibile inventiva, per essere fedele a quanto di essa la rende eloquente ispiratrice, secondo un binomio primordiale di naturale ambientazione, elaborata poi nell’onirico surreale.

Una natura dove c’è il tutto e dove l’assoluto ha l’ancoraggio d’un invisibile superlativo d’eccellenza, tra il discettare d’ogni scienza ed il corso escatologico di una religiosa essenza, mossa dalla ricerca da parte dell’umana esistenza per una propria migliore valenza nella quale incorre anche il Natale, fra il cristiano, nel messianico genetliaco, ed il pagano, nel classico sole invitto, su un profilo antico pure divenuto manifestazione più prosaica in una sua versione laica.

In questo incrocio, a molteplici risvolti culturali, un racconto con tanti gatti diversi, come protagonisti di una trama dai molti e curiosi innesti, spiega i pretesti che lo traggono dall’immaginario corso della storia narrata fino alla conclusione che si è data nel proporzionarsi al proprio contesto, come suo sfondo immerso tra gli indizi tipici di una celebrata ricorrenza calendarizzata.

Il libro “Aspettando il Natale con i gatti”, è stato presentato tra gli spazi del museo diocesano di Brescia, nel corso generale di un’iniziativa attraverso la quale la letteratura si mostrava propositiva per un proprio attuale allestimento dedicato all’infanzia, anche in un’ottica espositiva dell’esperienza cognitiva verso quel settore giovanile d’utenza complessiva.

Nel periodo che del 2011 poneva già in vista il Natale, attraverso le parole della prof.ssa Piera Maculotti il libro è stato aperto idealmente anche per un debutto ad incontro saliente del tempo natalizio ricorrente, in quel tratto di dicembre dove la stagione incombente si è rivelata pure elemento concorrente nello sottolineare l’estro creativo attraverso cui si è manifestata coincidente.

Nella sintesi assorta fra le tipiche caratteristiche di libertà e di mistero, Annamaria Beretta, ha spiegato la probabile origine del fascino esercitato su di lei dai gatti, tanto da poterne fare duratura ed intera azione figurativa della trama mossa in tutte le pagine del suo libro, suddiviso in due capitoli che emanano tanto percezioni di vibranti fusa feline, quanto di ovattate tonalità del retaggio natalizio nelle sue tipicità festive.

Tra le finalità del racconto che è stato, tra l’altro, presentato nella sua caratteristica del poter “essere letto velocemente con gioia in un intreccio tra dimensione mitica e laica”, c’è la volontà di fare intravedere uno sprazzo di composto e di benevolo mistero, utile a rinverdire l’emisfero intero della fantasia stimolata, in questo modo, nei più piccoli, senza il ricorso ad alcun gioco costoso e secondo un percorso brioso, attestante anche la possibilità che il mondo possa essere percepito a colori, attraverso ridiscussi temi d’orientamento dove prevalgono confronti aperti circa la realtà che può essere percepita pure al di fuori della semplice dicotomia espressa dal solo bianco e nero.

Superare steccati, per acquisire valori, seguendo il canale della creatività che, oltre a chi scrive, presuppone anche lettori sensibili alla fantasia, è quanto “Aspettando il Natale con i gatti” coltiva in mite narrativa nella quale, in un ambito ricreato nell’altrove lontano, appare l’evento messianico della nascita del Salvatore, incontrato in quel Gesù a cui il libro dedica i punti di riferimento e di svolta del racconto, intriso da iconografia fiabesca da Annamaria Beretta, esperta d’antiquariato e titolare del negozio e laboratorio “Rosantico” che spiega questa sua sinergica e personale inclinazione artistica nel testo in: “Adoro dipingere i gatti, dalla trasparenza dell’acquarello faccio emergere la personalità di ognuno, con tutte le differenze dello stile e carattere che anche loro posseggono, come gli esseri umani”.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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