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Travagliato, visto dall’alto. Raro privilegio artistico, in chiave pittorica, per una località, scelta espressamente, in ragione di un’ispirazione, fra le molte altre zone di un territorio a cui una specifica intuizione ricognitiva offre una emblematica menzione di rappresentatività effettiva.

La pianura, specchio convenzionalmente virente della volta celeste, è, in questo caso, metafora sorprendente di quella estesa spazialità dove poter indugiare nella possibile immedesimazione dei verosimili intrecci che la riflettono, sulle invisibili rotte aeree di una speculare vocazione, ad interagire sul piano di una cosmica visione evanescente.

Pare che anche questa sia una misura d’osservazione, adottata dall’affermato artista bresciano Raoul Mino Colombo, nel trasporre, tra gli elementi costitutivi della sua arte avvincente, la corrispondenza astratta di una data località, nella fattispecie accennata, individuabile a poca strada da Brescia, come lo è Travagliato che, al capoluogo, lega da sempre l’orbita della sua preponderante afferenza di prossimità.

Questo dipinto è fra le trentatré opere esposte nella sede dell’Associazione Artisti Bresciani (Aab) nell’ambito della mostra dal titolo “Il percorso di Mino”, allusivamente indicativo dell’identità dell’autore, protagonista di questa interessante esposizione d’arte visiva, consacrata nel tempo anche mediante il lungimirante verso documentaristico della concomitante iniziativa editoriale di una pubblicazione con la quale tale significativa antologica è correlata, per la serie “Curricula”, in uno stile emergente dalla qualificata tradizione divulgativa del medesimo sodalizio, organizzatore di questo primo appuntamento espositivo per il 2020, in relazione alle proprie apprezzate attività di promozione delle manifestazioni dedicate ad una rispettiva vocazione artistica.

Ad inizio del settantacinquesimo anno, ormai decorso, dalla sua fondazione, l’Aab sancisce l’esordio dell’annata coincidente con i propri quindici lustri di vita, con una mostra rappresentativa degli affascinanti lavori di un proprio assiduo allievo, essendo che Raul Mino Colombo perfeziona incessantemente la sua, ormai consolidata e riuscita, vocazione creativa, con una costante partecipazione al corso di pittura, tenuto dal maestro Enrico Schinetti, nell’ambito delle proposte culturali presenti in seno a questa associazione bresciana degli appassionati d’arte.

La mostra “Il percorso di Mino” è visitabile, tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle ore 16.00 alle 19.30, fino al 29 gennaio, presso la storica sala del “Romanino”, dove grazie ad un mirato allestimento curato da Corrado Venturini, il vicolo delle Stelle di Brescia è ancora una volta meta per l’incontro con una personale ed affinata esperienza artistica, varcata la soglia del numero 4, ad ingresso libero e gratuito, del tradizionale recapito assegnato a questo ambiente del centro storico cittadino.

All’inaugurazione, oltre al pittore, un quadripartito contributo di esemplificativa compartecipazione, nella collegialità delle considerazioni introduttive della mostra, da parte di Massimo Tedeschi e di Dino Santina, rispettivamente presidente e direttore dell’Aab, e del vertice della Camera di Commercio di Brescia, nella persona dell’ing. Roberto Saccone, come pure, del maestro Enrico Schinetti che, ha, fra l’altro, presentato Raul Mino Colombo come figura simile ad “un allenatore in campo”, per via del ruolo riconosciutogli di saper fare squadra, a riferimento dei partecipanti a quel corso di pittura che è pure da lui frequentato con una convinta impronta di coinvolgente e d’appassionata immedesimazione, avvalorata, nel suo caso, pure dall’edificante testimonianza di lunghi anni di una proficua adesione.

Anni che sono la misura per una possibile chiave di lettura delle opere scelte per una corposa antologica del pittore, fra i decani degli artisti bresciani, nel merito della quale, come, fra l’altro, evidenziato da Dino Santina, “(…) sono esposti 33 quadri realizzati tra il 1996 (Una chiesa con fiori gialli) e l’ottobre 2019 (dal titolo appunto Ottobre) che rappresentano la cifra del percorso di un artista di grande interesse, di notevole spessore. (…)”.

Quello spessore illustrato da Massimo Tedeschi, nel puntualmente dettagliarne la portata anche fra le sessanta pagine illustrate della pubblicazione menzionata, precisando, insieme ad altre considerazioni, che “(…) Osservando il percorso artistico di Colombo ci sentiamo dentro quella dimensione labirintica, densa di echi impliciti e segreti che – secondo un grande critico contemporaneo, Vincenzo Trione – costituisce l’anima dell’arte del XXI secolo. Basti, in sede di introduzione, indicare due filoni di opere emblematici dell’indagine di Colombo. Da un lato, le enigmatiche figure maschili viste di schiena, l’uomo in nero il cui stato d’animo è riassunto in una data autunnale, il trench stropicciato come la vita di chi l’ha indossato: dettagli, quasi zoom, che aprono squarci di verità sulla vita. Dall’altro le vertiginose visioni dei paesaggi ripresi dall’alto, della serie Azimut: in tempi di droni e satelliti, Colombo adotta una visione obliqua, non zenitale, non ortogonale, ma soprelevata e radente un mondo drammatico, che sulla tela reclama graffi e colori foschi per essere raccontato. (…)”.

L’opera, intitolata “Travagliato, 11/2011” (cm. 70 x 120 olio su tela, graffiato) è emblematica di tale prerogativa artistica, calandosi nel territorio, nello svelarne un’ulteriore dimensione evocativa, attraverso la mediazione introspettiva di una resa artistica, unica per metodica costitutiva, quasi irripetibile atto nel risultato, sviluppato a traccia di una fuggevole sequenza percettiva.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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