Settantacinque anni: tanti quanti ne ha l’Aab – Associazione Artisti Bresciani. L’età, maturata dall’artista e quella, pure, raggiunta da questo locale sodalizio degli appassionati dell’arte visiva, si incontrano, in una felice sovrapposizione, sia d’età anagrafica che di vita associativa.

Una coincidenza condivisa, fra l’altro, insieme alla sottolineatura di altri aspetti, legati alla mostra personale, intitolata “Attraverso i miei occhi”, come denominazione che mette evidentemente a baricentro l’intima intuizione espressiva di una soggettiva mediazione percettiva.

Questa scelta campionatura espositiva si estrinseca in una attrattiva culturale che abbina, alla propria preponderante rappresentanza pittorica, una contestuale esposizione scultorea, pure osservata nella messa a fuoco di una serie di suoi punti di interesse nel corso della riuscita manifestazione inaugurale che ha preceduto lo svelamento dell’esposizione, in calendario fino al 19 febbraio, con orari d’apertura, dal martedì alla domenica, compresi dalle ore 16 alle ore 19.30.

L’evento d’avvio della mostra si è felicemente svolto insieme all’autore, Rodolfo Garofalo, presentato da Massimo Tedeschi e da Dino Santina, rispettivamente presidente e direttore dell’Aab, ai vertici di questa qualificata realtà aggregativa della quale il 2020 ne compone la tradizione dei 15 lustri, decorsi dalla sua fondazione, confermandone, a Brescia, le attività intercorrenti, nella sede al civico 4 di vicolo delle Stelle.

Qui, la mostra garofaliana si compone dalla gamma di un’elegante mappatura di opere uniche, esemplificative di una collezione variegata e radicata nei vari periodi di produzione dell’artista, per il tramite dell’allestimento curato dallo stesso autore e da Corrado Venturini, direttore di sala, nel ruolo così testualmente precisato al folto pubblico, convenuto per l’inaugurazione, dal presidente della medesima associazione.

Massimo Tedeschi, Rodolfo Garofalo e Dino Santina

Pittura e scultura di Rodolfo Garofalo sono documentate anche dal catalogo illustrato, per la serie editoriale “monografie di artisti bresciani”, nella cifra editoriale 256, come da proiezione delle molteplici e delle analoghe stampe librarie sottoscritte, negli anni, dall’Aab, in particolar modo, in relazione alla presentazione delle opere dei propri associati, appalesatesi nella dinamica abbinata fra il tempo determinato di un’esposizione e quello indeterminato, in ogni caso, trattenuto da una perdurante pubblicazione.

In questo esteso arco temporale, anche significativo di un’autentica assiduità, consona all’impegno artistico del protagonista di questa mostra cittadina, Massimo Tedeschi, scrive, fra l’altro, che “(…) Una vita densa di impegni, studi, interessi non ha impedito a Rodolfo Garofalo di coltivare la sua passione per l’arte: una disciplina esigente a cui egli può affidare tuttavia il suo punto di vista più autentico. (…)”.

Ancora, nella sequela delle tracce che dettagliano il percorso compositivo di questo artista che “vive ed opera tra Brescia e Roma” ed è pure vicepresidente dell’associazione artisti cremonesi, pare inserirsi la riflessione di Salvatore Italia, già Direttore Generale del Ministero Attività Culturali, nel precisare, fra le circa cinquanta pagine della pubblicazione accennata, che “(…) Fin da giovane, pur non trascurando gli studi che lo porteranno a brillanti risultati professionali, Garofalo si appassiona all’arte e sente soprattutto il fascino della scultura, con il richiamo suggestivo delle sue variegate forme. Nel suo percorso artistico, segnato da importanti appuntamenti e da meritati riconoscimenti, il maestro bresciano ha mantenuto una coerente linea stilistica, esaltata in passaggi evolutivi di crescente e sempre più matura intensità. (…)”.

Tra i bronzi e le tele, rappresentative sia dei colori in acrilico che, in altri casi, di quelli ad olio, la stilistica dell’autore si cimenta, tanto nella rappresentazione dei paesaggi, per lo più urbani, quanto nello studio della figura, riservandole, caso per caso, una tematica esclusiva, applicata ai caratteristici dipinti d’empito cromatico espressionista che risultano riservati, ad esempio, oltre che alle “due” ed alle “quattro ruote” ed ad altri soggetti, ai cavalli, senza nulla togliere a manufatti che, invece, su altro ambito figurativo, appaiono contraddistinti dall’interpretazione del proprio autoritratto, nell’ambito di una varietà di efficaci versioni pittoriche che affrontano la resa espressiva della corporeità umana.

In questo contesto, Elena Poli, propone una propria linea di lettura delle opere in mostra, precisando, pure, nella monografia menzionata, che “(…) Rodolfo Garofalo, nei suoi dipinti, non propone nitide linee completamente comparabili alla realtà, non è lo scatto fotografico che raffigura perfettamente la verità del luogo. Il pittore pone, invece, il soggetto in un clima fiabesco, dai confini morbidi e sfumati, dai colori realistici, ma impressi sulla tela, come se fossero riflessi attraverso un filtro nostalgico, sentimentale. (…)”.

La mostra “Attraverso i miei occhi”, patrocinata dal Comune e dall’ente Provincia di Brescia, con il concomitante sostegno di Fondazione ASM – Gruppo a2a”, è per la cura di Dino Santina e dello stesso Garofalo, costituendo anche materia di indagine per una peculiare impronta artistica, sviluppata anche nella soluzione plastica di una poliedrica investitura, proiettata in un’ulteriore dimensione creativa, rispetto alla pittura, per la quale Maurizio Marini, tra le firme del supporto editoriale citato, procede mediante una sua analisi con lo scrivere, fra altre considerazioni, che “(…) La scultura di Rodolfo Garofalo emerge come narrazione di mondi virtuali, paralleli a quello che ci ospita, ma non per questo inverificabili. Nelle sue opere, infatti, l’artista recupera ed esprime molti di quegli attimi che, altrimenti, crederemmo perduti, come le lacrime nella pioggia, tra i meandri oscuri della nostra memoria più remota. Ricompare, così, anche il piacere delle materie, siano esse la ceramica, o il metallo, comunque, scabre segnate da fenditure e patinate di terre colorate. Il bronzo si impone con magia ignea insita in tutte le fasi della sua elaborazione: dai frammenti di rame e stagno (che il fuoco liquefa nei crogioli da cui fluiscono splendenti di scintille e bagliori lavici), fino alla nuova forma stabile, solida, quale uscirà dalle matrici quando il magma si sarà rappreso. (…)”.