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“Le auto elettriche dovranno essere dotate di un dispositivo acustico, che ne segnali la vicinanza a chi non può vederle. Il loro essere silenziose, infatti, potrebbe rappresentare un serio pericolo per le persone cieche”.

E’ quanto prevede la norma entrata in vigore, in tutta l’Unione europea, il 1 luglio scorso, che rende obbligatoria la dotazione del cosiddetto “Acoustic vehicle alert system”. Ne parla Federico Del Prete su The Submarine, su come “le auto elettriche cambieranno il suono delle città”. Un tema quanto mai attuale nei giorni in cui la questione ambientale si impone pesantemente all’attenzione del mondo.

La norma nasce dalla constatazione che “le cosiddette utenze deboli — ma bisognerebbe iniziare a chiedersi se tutte le utenze della strada non siano, in fondo, deboli — come ad esempio i non vedenti, ma anche un qualsiasi smartphone-dipendente, o un ciclista, un anziano, un bambino, e così via, possono ignorare l’arrivo di un veicolo di questo tipo, molto meno rumoroso di uno a combustione interna. Con conseguenze facili da prevedere”, scrive Del Prete.

Ed è per questo che sono state sopratutto le associazioni delle persone cieche – in testa la European Blind Union (Ebu) – a portare avanti una campagna per l’obbligatorietà del dispositivo. Molti modelli di automobile elettrica – ma non tutti – hanno già a bordo l’Avas, che produce un rumore “simile a note d’organo prolungate e distorte elettronicamente, modulato in funzione della velocità: siamo di fronte a qualcosa di completamente innovativo – osserva Del Prete – i veicoli passano dal far rumore, a suonare”.

Un aspetto, questo, che non riceve unanime consenso, ma suscita anzi qualche perplessità. “Progettate per rispondere alla paura del pubblico di veicoli elettrici silenziosi, le nuove leggi impongono alle automobili di emettere rumore, che deve aumentare o diminuire di tono per segnalare se il veicolo sta accelerando o decelerando – si legge su New Atlas – La normativa consente esplicitamente alle case automobilistiche di offrire ai conducenti una scelta di suoni del motore, purché rispettino determinati marcatori di frequenza e aumentino e diminuiscano con la velocità”.

Ci si chiede allora se e come possa cambiare, appunto, “il suono delle città” e se questo non possa rappresentare un pesante effetto collaterale di quella che dovrebbe essere una rivoluzione ambientale. Una perplessità che pare suffragata dall’assenza di dati relativi all’aumento della sicurezza grazie all’Avas.

“Non sembra essere ancora stata completata alcuna ricerca che dimostri come un veicolo elettrico rumoroso sia più sicuro di uno silenzioso – si legge ancora su New Atlas – Uno studio norvegese sulla questione dovrebbe presentare i suoi risultati a breve”.

Non ha dubbi, invece, Mario Barbuto, presidente nazionale di Uici: “Le auto elettriche silenziose sono un pericolo reale per chi non vede. E renderle ‘rumorose’, seppur minimamente, come prevede la norma europea, aumenta la sicurezza. Il pericolo rappresentato, per le persone cieche, dai veicoli silenziosi è dimostrato. – commenta Barbuto – Un veicolo in movimento in modalità silenziosa compromette la sicurezza e la mobilità delle persone non vedenti, ipovedenti e non solo. I dispositivi di emissione acustica emettono peraltro segnali a bassissimo volume, al di sotto del normale vocio e dei classici rumori pedonali normali”.

Nessun rischio, insomma, di un aumento di rumorosità nelle città.

“L’Unione Europea dei ciechi (EBU) è impegnata da anni sul tema perché le auto elettriche nelle strade a ridotta velocità possono rappresentare un pericolo per i ciechi e non solo – ricorda ancora Barbuto – Ora, la direttiva del parlamento europeo dispone l’obbligo di montare dispositivi acustici sulle auto che entrano in azione automaticamente a velocità inferiori ai trenta all’ora”.

“Le auto di nuova produzione hanno l’obbligo di montare questi dispositivi già dal 2019, mentre l’obbligo si estende a tutte le auto dal 2022. Analoga norma era già stata adottata qualche mese fa negli Stati Uniti – riferisce Barbuto – sempre a seguito di azione delle associazioni di rappresentanza dei ciechi. In Italia abbiamo attivato contatti per inserire la norma anche nel nuovo codice della strada”.

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Redattore Sociale
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