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Brescia. Conosciuto come il Banksy cinese Badiucao diffonde la propria arte e sfida costantemente il governo e la censura cinese, nonostante alcuni malumori del consolato il Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei presentano il progetto espositivo dell’artista dissidente cinese Badiucao dal titolo: “La Cina (non) è vicina. BADIUCAO – opere di un artista dissidente“, a cura di Elettra Stamboulis, si terrà sino al 20 febbraio 2022 negli spazi espositivi del Museo di Santa Giulia. Badiucao, pseudonimo dell’artista-attivista cinese noto per la sua arte di protesta, attualmente operante in esilio in Australia.

La mostra, la prima personale di impianto curatoriale dell’artista in Occidente, ha rappresentato l’evento espositivo di punta della IV edizione del Festival della Pace di Brescia e si inserisce nel format di Fondazione Brescia Musei dedicato al rapporto tra arte contemporanea e diritti umani.

La mostra ripercorre l’attività dell’artista dissidente cinese Badiucao, dagli esordi alle opere più recenti, attraverso una settantina di opere divise in cinque sezioni (Cina, Hong Kong, Uiguria, Myanmar, Mao Nostalgia). Dalle installazioni multimateriali e multimediali alle tele, dalle opere grafiche ai cartoon, con un linguaggio artistico pop, giovane e moderno, le opere di Badiucao restituiscono al visitatore, con pungente ironia, una mappa geopolitica dell’Asia orientale.

La sua vocazione artistico-politica nasce nel 2007, quando, studente di Legge all’Università di Shanghai vede il documentario The Gate of Heavenly Peace, un girato clandestino diretto da Carma Hinton e Richard Gordon sulle proteste di Piazza Tienanmen. L’artista sviluppa una ferma decisione di esprimersi in prima linea contro ogni forma di controllo ideologico e morale esercitato dal potere politico, a favore della trasmissione di una memoria storica non plagiata.

Il suo impegno politico si realizza, infatti, nella creazione di campagne partecipative, affissioni in luoghi pubblici, illustrazioni e attività online, spesso costruite con un linguaggio visivo che evoca ironicamente lo spirito pop della propaganda comunista, ricalcandone lo stile grafico, i colori e i toni. Grazie al suo blog, ai social media e a campagne di comunicazione organizzate, Badiucao dall’Australia ha portato avanti la propria attività di resistenza, diventando l’unico canale non filtrato dal controllo governativo capace di trasmettere i racconti dei cittadini di Wuhan durante il lockdown del 2020. Nel 2020 gli è stato conferito dalla Human Rights Foundation il Premio Václav Havel Prize for Creative Dissent, destinato ad artisti che creativamente denunciano gli inganni delle dittature.

“Fondazione Brescia Musei ha intrapreso un paio di anni fa un percorso dedicato alla comprensione dell’arte contemporanea quale forma di espressione particolarmente forte e simbolica delle sofferenze vissute nei contesti in cui la libertà di parola, di espressione, di movimento è limitata o fortemente violata”, dichiara Francesca Bazoli, presidente della Fondazione Brescia Musei. “Questo format, che ci permette ogni anno di esporre un artista che opera in quadranti geopolitici impegnativi, consente alla nostra istituzione di definire al meglio una voce autonoma e autentica nel panorama italiano dell’arte contemporanea. Sono dunque particolarmente felice che ci accingiamo a replicare l’esperienza estremamente positiva già avviata con Zehra Doğan nel 2019, con un altro artista nuovamente giovane, inedito in occidente e colmo di passione civile e coraggio”.