Tempo di lettura: 5 minuti

Capita che una località di provincia abbia la notorietà, pure derivatale dai personaggi che andavano ad interessarla, anche se solo in una visita estemporanea.

Tolta la buccia del territorio circostante, Bagnolo Mella acquisiva quella visibilità che, solitamente, attenzionando una maggiore considerazione, si contestualizza negli ambiti istituzionali preposti a quello spessore che, altrove, risulta sede di un’estesa rappresentatività, interpretata, ad esempio, a Brescia, città, entro l’investitura di una specifica funzione.

Questa località della Bassa Bresciana era ufficialmente visitata dalla regina Margherita di Savoia (1851 – 1926) nella fase post unitaria del Regno d’Italia, caratterizzando la seconda metà dell’Ottocento mediante una manifestazione in grado di confermare come fosse reputata la zona d’interesse, in un rilievo militare, poi, con il tempo, specificità pregressa, secondo quella data fattispecie, consegnata alla storia, mediante tale sua antica prerogativa territoriale.

Ciò vuol dire che gli allora sovrani d’Italia erano nel bresciano per assistere ad alcune spettacolari manovre militari, durante la tarda estate del 1878, quali evoluzioni dimostrative di alcuni reparti armati, particolarmente concentrate in quello spicchio di reame che il giornale “La Sentinella Bresciana” del 13 settembre 1878, presentava in questo modo: “(…) La immensa brughiera che si estende fra Castenedolo, Calcinato, Montichiari e Ghedi è famosa nei fasti militari. Federico II di Svevia, al tempo della seconda Lega Lombarda, campeggiò in questa pianura colle migliori lance tedesche e con settemila cavalieri saraceni di Lucera. Roberto di Fiandra saccheggiò Montichiari, Carpenedolo, distrusse Formignano che più non risorse!. Erano castella ghibelline ed egli pugnava per Carlo d’Angiò. Era venuto in Italia, trattovi da amore cavalleresco verso la Contessa Beatrice di Provenza e per farla reina. Presso Carpenedolo, Carmagnola nel 1420 sbaragliò i Viscontei. Nel 1701 il principe Eugenio di Savoja, vero fulmine di guerra, respinse a Montichiari i francesi del Cattinat. All’apparire di Bonaparte, queste pianure videro i miracoli di Lonato e di Castiglione e nel 1799 questa campagna venne inondata dai cosacchi di Souwarow. Napoleone I aveva compreso quanto la brughiera di Montichiari e Ghedi fosse acconcia alle esercitazioni militari. Vi fabbricò ampie caserme e in questo piano volteggiarono spesso i famosi veliti della guardia reale italica. Per ordine del Governo Austriaco queste costruzioni vennero completamente distrutte, ma poi anche il despota straniero trovò opportuno di esercitare in questi piani le sue truppe. Ed ora, nella brughiera di Ghedi, piena di grandi e di dolorose memorie, l’esercito della risorta Italia, ha dato splendide prove della sua valentia nei duri esercizi della milizia. (…)”.

Per i sovrani, sul trono da qualche mese, era una tappa di un più articolato ed intenso muoversi, in visita fra una serie di realtà, poste fra il settentrione ed il meridione delle più disparate località italiane, dove aveva pure rappresentato una meta fugace Bagnolo Mella, in un breve incontro privilegiato con l’accennata regina consorte, analogamente documento dal medesimo quotidiano locale menzionato: “Il 12 settembre. La Regina a Bagnolo. Alle 7 antimeridiane, di stamane, giungevano alla stazione di Bagnolo un dappello di Carabinieri, il Sindaco, il Pretore ed il Parroco del luogo; tosto dopo attraversava il paese, imbandierato, l’on. Zanardelli col suo segretario particolare barone Monti, e giungeva alla stazione, pure pavesata, quasi contemporaneamente, il generale di brigata cav. Morra di Lavriano col suo aiutante. La banda di Bagnolo intuonava l’inno reale ed ecco apparire il treno Reale alle 7,28. Accompagnavano S.M. la Regina e il principino di Napoli, in ambito di caporale, la Marchesa di Montereno, il conte Guiccioli, il Marchese Lanfranco della Stufer, gentiluomini di corte, il generale Bonelli, comandante la divisione di Verona, col suo aiutante. L’on. Zanardelli, accolse la Regina, che vestiva un abito di seta a fondo bianco, con fiori nero cupo tessutivi e una lunga striscia di seta, di egual colore, davanti; portava una mantellina bianca e cappello, pur bianco, di paglia. Salì in una carrozza reale con il principino, coll’onorevole ministro, colla marchesa di Montereno, mentre in un’altra prendevano posto il generale Morra colla duchessa di Sarno e due gentiluomi; il rimanente del seguito salì sul legno dell’on. Zanardelli. Scesero tosto al palazzo Ferrante, mentre la musica di Pralboino suonava l’inno reale; indi, tra i concerti, delle due bande si assisero ad una modesta colazione di un consumè, pasto freddo, costolette e pasticceria. Erano nove i presenti: la Regina teneva alla sua destra il principino di Napoli ed alla sinistra l’on. Zanardelli. In breve tempo, tutto fu terminato. La Regina, ritiratasi un momento, uscì, tosto accogliendola al suo braccio l’on. Zanardelli; ringraziò cordialmente l’egr. sig. Ferrante che le venne presentato, ne lodò il bel villino e si mostrò soddisfatta assai dell’accoglienza fattale. Alle 8 e 5 minuti, salivano tutti nei legni di campagna colla disposizione primitiva e tra la folla festante si avviarono alla volta di Ghedi, scortati dal drappello di Carabinieri. S.M. la Regina mostrava, nonostante la fatica del viaggio di notte, un’ottima cera e si è mostrata ilare nell’aspetto e serena”.

Allora ministro dell’Interno, il bresciano Giuseppe Zanardelli (1826 – 1903) concorreva ad introdurre gli ospiti nella sua provincia di origine, nel corso di una visita ufficiale dove già, fra gli altri, faceva la propria comparsa, nei panni del testualmente detto “principino”, il futuro re Vittorio Emanuele III, mentre alla regina, la rapida visita a Bagnolo sembra, oggi, poter in un qualche modo stare in loco nell’evocazione implicita di una tale pizzeria che, al titolo reale della propria insegna, accompagna, tra chissà quante altre proposte culinarie, lo sfornare della popolare versione della pizza “margherita”, altrove, come noto, inventata, analogamente al celebrativo versificare, apparso però durante quello stesso anno della trasferta dei monarchi sabaudi, da parte di Giosuè Carducci, nell’aver egli dato seguito all’impulso del dedicare a tale femminile testa coronata il rivolgersi: “Alla Regina d’Italia – XX Nov. MDCCCXXVIII. Onde venisti? Quali a noi secoli/ sì mite e bella ti tramandarono?/ fra i canti dè sacri poeti/ dove un giorno, o regina, ti vidi?/ Ne le ardue rocche, quando tingeasi/ a i latin soli la fulva e cerula/ Germania, e cozzavan nel verso/ nuovo l’armi tra lampi d’amore?/ Seguiamo il cupo ritmo monotomo/ trascolorando le bionde vergini,/ e al ciel co’ neri umidi occhi/ impetravan mercè per la forza./ (…) Salve, o tu buona, sin che i fantasmi/ di Raffaello né puri vesperi/ trasvolin d’Italia e tra lauri/ la canzon del Petrarca sospiri!”.