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Tra le tante tragedie che hanno ferito la nostra coscienza di uomini civile in questi ultimi giorni c’è in primo piano l’orribile vicenda successa in Nigeria, dove un gruppo terrorista ha usato una bambina di 10 anni come bomba umana, subito dopo aver massacrato quasi 2000 persone.avaaz

“Fermiamo i massacri di Boko Haram” è l’appello dall’associazione Avaaz che lancia una raccolta firme per una petizione da inviare al presidente e a tutti i membri del consiglio di sicurezza dell’ONU. Milioni di firme possono fare molto, ma soprattutto risvegliare le coscienze sulle drammatiche situazioni che le “guerre e i massacri” in nome di un dio stanno sconvolgendo il mondo.

Un grido viene anche da Amnesty International che denuncia: La violenza di Boko haram è stata brutale.
Chi è riuscito a fuggire ci ha raccontato di combattenti che incendiavano migliaia di strutture, prelevavano uomini casa per casa e li uccidevano, inseguivano chi aveva cercato riparo nelle boscaglie per poi ammazzarlo. Nemmeno i bambini sono stati risparmiati. Boko haram ha ucciso indiscriminatamente anche bambini in età tenera e una donna che stava partorendo.

L’associazione Avaaz sostiene che quando successo per i media nigeriani sembra non essere successo. Il presidente nigeriano è in campagna elettorale e non ha detto praticamente niente, e il suo esercito alimenta il caos invece di proteggere i civili. E siccome nessuno ne parla e “tanto le crisi in Africa sono difficili da risolvere”, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non ha neppure fatto una dichiarazione ufficiale sulla Nigeria. Ma questo massacro senza precedenti è un’occasione per arrivare a un’azione decisa. E succederà solo se faremo la nostra parte: mettiamo pressione sui nostri governi e sull’ONU per riunire immediatamente il Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dare priorità a questa crisi, il primo passo per far partire un processo di pace in Nigeria.boko

Avaaz chiede a tutti di firmare l’appello urgente, affinché nel mondo non ci siano più bambine usate come bombe umane, o Paesi in cui potrebbero morire tutti senza che il mondo se ne accorga.

Quando c’è un conflitto in Africa si parla sempre di guerre di religione. Ma in Nigeria la vera divisione è tra l’élite che è al potere grazie al petrolio e alla corruzione, e la popolazione che vive nel nord, povera e abbandonata a se stessa. Solo nel 2014 sono state uccise oltre 10mila persone, e 1,6 milioni hanno perso la loro casa. Il gruppo terrorista Boko Haram controlla oggi un’area grande quanto la Danimarca. Ovviamente, sempre secondo Avaaz,  i politici non hanno fatto altro che alimentare le divisioni e questa strage arriva a poche settimane dalle nuove elezioni. Un caos che molti dicono aiuterebbe il presidente nigeriano a essere rieletto. Il che spiegherebbe la sua reazione quasi inesistente. Nel paese ci sono alcune forze speciali internazionali, ma il problema è dover lavorare con unità nigeriane con un terribile curriculum di violazione di diritti umani.bambina africa 3

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU deve dare subito priorità a un piano d’azione che faccia pulizia tra le forze di sicurezza locali e le addestri per fermare Boko Haram, porti investimenti nelle regioni più povere e realizzi un serio programma anti-corruzione. Con le elezioni alle porte e la violenza fuori controllo, la Nigeria ormai è una pentola a pressione pronta a esplodere. I politici hanno tradito i cittadini, e i governi internazionali hanno permesso alla situazione di precipitare. Non c’è più tempo da perdere, e con un forte sostegno, un forte decisione dell ONU può essere il punto d’inizio per cambiare la situazione.

Questo piano non risolverà la situazione in pochi giorni, ma questa non è una situazione che si può risolvere in pochi giorni. Questo non toglie che ignorarla ancora è semplicemente immorale. La nostra comunità può fare in modo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU metta in atto finalmente un vero piano per la pace. Se non faremo nulla, moriranno migliaia di persone e la minaccia di Boko Haram crescerà ancora. Gli attentati di Parigi ci hanno ricordato che il terrore non ha confini.

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Valerio Gardoni
Giornalista, fotoreporter, inviato, nato a Orzinuovi, Brescia, oggi vive in un cascinale in riva al fiume Oglio. Guida fluviale, istruttore e formatore di canoa, alpinista, viaggia a piedi, in bicicletta, in canoa o kayak. Ha partecipato a molte spedizioni internazionali discendendo fiumi nei cinque continenti. La fotografia è il “suo” mezzo per cogliere la misteriosa essenza della vita. Collabora con Operazione Mato Grosso, Mountain Wilderness, Emergency, AAZ Zanskar.

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