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Vengono alla luce piccoli e indifesi come tutti i neonati, ma senza una mamma e un papà che li vogliano con sé: i bambini “esposti”, così si chiamano in gergo, sono bebè abbandonati alla nascita, partoriti in ospedale ma non riconosciuti.

Di loro si prendono cura i volontari dell’associazione bresciana I Bambini Dharma: come amorevoli  “zii e zie” si occupano di provvedere ai bisogni affettivi e materiali dei piccoli.
Per capire come funzioni questa particolare onlus, una rarità nel panorama nazionale, abbiamo dato la parola alla presidente Giovanna Castelli.

Giovanna, lei è tra le fondatrici dell’associazione. Come mai?
Lavoro come ausiliaria all’Ospedale Civile di Brescia e, da testimone privilegiata del fenomeno di bebè in attesa di un posto nel mondo, nel 2011 decisi assieme ad altre colleghe di organizzare un gruppo che potesse offrire a questi bambini l’amore di cui hanno bisogno, ma sopratutto una storia e il ricordo positivo che sono stati loro negati.

Neonati sospesi fra una parto non desiderato e un futuro incerto, privo della sfera affettiva su cui ogni essere umano dovrebbe contare.
Esatto: piccole anime in cerca di un petto sul quale accoccolarsi,  di braccia entro cui sentirsi sicuri. Del resto la legge italiana dà la possibilità di partorire negli ospedali e di non riconoscere il bambino; questa normativa ha ridimensionato il triste ripetersi di abbandoni di neonati per strada o nei cassonetti, ma ora queste creature restano nei reparti ospedalieri in attesa di un futuro.

Ma quale?
Alcuni,  i più fortunati, trovano una nuova famiglia che li accoglie; altri invece, spesso segnati da problemi di salute, non seguono la stessa strada ricevendo così il secondo rifiuto da parte della vita. Il loro destino è una casa famiglia, ma il cammino per arrivarci è spesso lungo. In questo periodo vivono nei reparti ospedalieri, senza un luogo a loro dedicato ed è qui che interviene l’associazione.

Cosa fa esattamente l’associazione?
Ci prendiamo cura di loro fino a quando il destino li condurrà dai genitori affidatari, adottivi o in un istituto, appunto. Ci limitiamo ad affiancare questi bimbi senza giudicare l’atto dei genitori, semplicemente cercando di dar loro gli strumenti necessari per vivere dignitosamente gli albori della vita. Desideriamo restituire quello di cui queste creature sono state private: l’affetto, la dignità e la speranza.

Tramite i volontari?
I volontari fanno il cosiddetto “coccolaggio”: non appena i Servizi Sociali provvedono ad affidarceli sino a quando non viene trovata per loro una destinazione, ci rechiamo nei reparti, dove solitamente non esiste un luogo deputato ad ospitarli. I volontari danno ai bambini il biberon o la pappa, cambiano il pannolino e si occupano di piccole mansioni utili al loro benessere. Cercano soprattutto di sopperire alla mancanza di affetto e clima famigliare, tenendoli in braccio, coccolandoli, leggendo loro delle fiabe, intrattenendoli con semplici giochi. Se necessario li accompagnano alle terapie indicate dai medici  sostando con loro sino al termine. Inoltre mano a mano riempiono quella che chiamiamo “la valigia”.

114 la valigia che i volontari riepiono di tracceLa valigia? Di cosa si tratta?
Il momento della nascita rappresenta per ogni essere umano l’inizio di un cammino  lungo il quale lasciare delle impronte. Ciò è permesso da chi, prendendosi cura di noi, raccoglie i simboli che tracciano la nostra storia: il fiocco con la data di nascita e il nome, la prima copertina, i primi abiti, le prime bavagline, i primi giochi”. L’associazione acquista tutti questi oggetti e li raccoglie in una valigia, che verrà poi consegnata a chi si occuperà di loro in futuro assieme a un diario tenuto nel corso della degenza.

Se così non fosse, in effetti, il libro della vita rischia di rimanere bianco per i bimbi abbandonati alla nascita.
Esatto: in questo semplice bagaglio, fatto di piccoli frammenti di esperienza, è contenuta la preziosa storia dei loro primi giorni.

So che non seguite solamente bambini abbandonati alla nascita, ma anche maltrattati.
Si’, abbiamo allargato l’ambito di assistenza anche ai minori ricoverati a seguito di maltrattamenti e che, immediatamente allontanati dalla famiglia, si trovano all’improvviso privi di ogni riferimento morale e materiale. L’obiettivo è colmare l’enorme vuoto che una piccola creatura prova nel trovarsi sola,  abbandonata dai genitori o vittima degli stessi.

 

077 la finestra del Nido con accanto un particolare del muraleL’associazione I Bambini Dharma interviene anche per rendere i reparti pediatrici più accoglienti. Di recente ha donato all’Ospedale Civile di Brescia un murale realizzato dalla nota illustratrice Barbara Mancini. L’opera colora i muri della zona Nido e si dipana lungo più corridoi, per molti metri.

Vuole anche essere un tributo a tutti i volontari che prestano servizio gratuitamente: i personaggi creati dall’artista rappresentano proprio loro.

 

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