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Mentre la fiducia nelle banche non è mai stata così bassa (e di ragioni i consumatori ne hanno), mentre il premier Renzi annuncia di volere nel futuro delle Bcc un modello simile a quello di Crédit Agricole in Francia  (ed ecco la replica di Federcasse) e mentre la riforma del credito cooperativo si avvicina a grandi passi, ci sono banche (come Cassa Padana) che hanno già fatto scelte diverse. Come, per esempio, aderire a Febea, la Federazione delle banche etiche e alternative.

Febea, Federazione Europea delle Banche etiche e Alternative è nata nel 2001 – grazie a 6 istituzioni finanziarie etiche di Italia, Belgio, Francia e Polonia – con l’obiettivo di creare una struttura che potesse promuovere la finanza etica a livello europeo e diffondere un modello alternativo di fare banca, fondato sul legame con il territorio e la massima trasparenza nella gestione.

Cassa Padana, unica fra le Bcc italiane, ha aderito a Febea nel 2014.

Febea

Conosco Fabio Salviato da vent’anni, da quando era presidente della Cooperativa verso la banca etica, poi diventata Banca Etica.

Tanti progetti fatti insieme, qualche incidente di percorso, ma profonda stima nei confronti di una persona che in molte cose ha saputo “vedere prima” di altri. Ora il suo impegno si concentra sulla Federazione Europea delle Banche etiche e Alternative (Febea, a cui Cassa Padana ha aderito nel 2014) di cui è presidente.

Come nasce Febea? Quale idea forte che ci sta dietro?
Febea è nata nel 2001 dall’iniziativa di 6 istituzioni finanziarie etiche nate in Italia, Belgio, Francia e Polonia, con l’obiettivo di creare una struttura che potesse promuovere la finanza etica a livello europeo.

Ci siamo impegnati per diffondere un modello alternativo di fare banca, fondato sul legame con il territorio e la massima trasparenza nella gestione, e lavorare per il riconoscimento di tale modello da parte delle istituzioni europee e nazionali.

A tal proposito, è importante sottolineare che la Federazione è nata pochi mesi prima della crisi americana del 2001, e abbiamo poi subito gli effetti della crisi del 2008. Nonostante questo, oggi abbiamo 27 soci in 15 Paesi, la maggior parte dei quali ha dimostrato costanti trend di crescita.

Quali sono le caratteristiche fondamentali dei soci e le aree coperte dall’associazione?
Tutti i soci FEBEA condividono gli stessi valori, definiti nella Carta della Federazione: impegno a operare per il bene comune, attenzione agli impatti sociali ed ambientali, trasparenza nell’utilizzo delle risorse, stretto legame col territorio locale.

A settembre abbiamo accolto un nuovo socio greco, Bank of Karditsa, che è riuscito, durante la grave crisi finanziaria greca, a crescere puntando sull’economia locale: questo è un segnale emblematico del valore delle banche etiche per lo sviluppo del territorio. Siamo orgogliosi di poter diffondere tramite FEBEA quest’esperienza in “controtendenza” rispetto al sistema bancario tradizionale.

L’anno scorso invece è diventata socia una cooperativa croata (Ebanka) che sta cercando di costruire la prima banca etica del Paese tramite approcci innovativi e l’utilizzo di sistemi informatici avanzati: il ruolo di FEBEA è anche questo, promuovere esperienze nascenti di finanza etica e sostenere il loro sviluppo offrendo le proprie esperienze e conoscenze.

Qual è l’importanza che oggi l’Unione Europea attribuisce all’economia sociale e come si inserisce un’associazione come Febea, in termini di visibilità e riconoscimento?
Nel contesto della crisi finanziaria degli ultimi anni è importante rilevare come l’attenzione verso la finanza etica, da parte della società civile e delle istituzioni, sia cresciuta molto.

Per molto tempo abbiamo rappresentato un settore di nicchia, ma oggi la nostra opinione è molto più richiesta e ascoltata, perché le criticità del sistema finanziario moderno sono diventate sempre più evidenti.

Negli ultimi anni le istituzioni europee hanno quindi prestato sempre maggior attenzione all’economia sociale, attraverso programmi e fondi dedicati. Uno degli aspetti più critici per lo sviluppo dell’economia sociale riguarda le fonti di finanziamento, difficilmente accessibili da parte delle imprese sociali.

E’ proprio qui che si inserisce il ruolo di FEBEA: nel corso degli ultimi 20 anni infatti le banche etiche hanno saputo creare strumenti finanziari ad hoc per il sostegno alle imprese sociali in tutta Europa.

Oggi più che mai possono quindi essere fonte di pratiche, esperienze e approcci utili a supportare le istituzioni europee nel loro rinnovato interessamento verso le imprese sociali, diventando così interlocutori e partner importanti per la definizione e l’implementazione delle politiche per tale settore.

Questo processo di “consultazione” è già in atto: siamo spesso consultati dal FEI (il fondo europeo per gli investimenti) e dalla BEI (la banca europea per gli investimenti) per l’implementazione di strumenti finanziari concreti per le imprese sociali. Inoltre, come presidente FEBEA, sono stato selezionato come esperto del settore finanziario del GECES, il Gruppo di esperti della Commissione Europea per l’imprenditoria sociale.

Febea ha oggi una struttura leggera e snella. In cosa può e deve crescere?
FEBEA per molti anni ha dedicato gran parte delle proprie energie a favorire e strutturare le relazioni interne ai propri soci, per diffondere le best practices e far crescere il settore.

Come dicevo, nel corso degli anni il contesto europeo è cambiato e finalmente c’è una maggiore attenzione verso l’economia sociale e ci sono maggiori stimoli ed opportunità per lo sviluppo della finanza etica in Europa: FEBEA deve saper sfruttare al meglio la situazione, e per questo ha lanciato un nuovo Piano Strategico di sviluppo 2015-2017.

Andremo in particolar modo a rafforzare la nostra partecipazione nel dibattito internazionale riguardo la regolamentazione finanziaria, puntando al riconoscimento di modelli bancari alternativi e allo sviluppo di strumenti a sostegno dell’economia sociale.

Riceviamo inoltre sempre più proposte di collaborazione da diversi soggetti, soci e non, per la partecipazione a progetti europei, iniziative, strumenti collaborativi: FEBEA si sta dotando delle risorse per rispondere al meglio a tali richieste, con le competenze e gli strumenti necessari.

Infine, stiamo anche potenziando i mezzi per comunicare ai cittadini, alle organizzazioni e reti internazionali e locali dell’economia sociale e della finanza etica il contributo che la finanza etica può dare per lo sviluppo locale e la coesione sociale.

Quale senso può avere Febea in proiezione futura e quale ruolo potrà giocare?
Grazie al know how, all’esperienza, alla conoscenza di diversi contesti socio- economici in Europa, FEBEA deve diventare sempre più l’interlocutore di riferimento per lo sviluppo di un modello finanziario alternativo a quello che ha portato alla recente crisi mondiale e di una politica di promozione di strumenti finanziari dedicati all’economia sociale.

Cassa Padana da un anno è socia di Febea. Quale contributo può portare una realtà come la nostra alla strategia futura dell’associazione?
Cassa Padana sta apportando un contributo importante alla Federazione, grazie alle esperienze e conoscenze acquisite lavorando in stretto legame col territorio, collaborando allo sviluppo delle iniziative che FEBEA sta portando avanti nel campo della ricerca e del riconoscimento di banche socialmente responsabili, ma anche nel settore della formazione alle nuove banche che si stanno sempre più relazionando con FEBEA, nell’ottica di una Federazione cha sa dialogare con i “portatori di interesse” in Europa.

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