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Cremona – Prima personale di Patrizio Marigliano dal 22 aprile al 7 maggio presso Palazzo Anselmi Azzolini, in via Cesare Battisti 21 a Cremona. Dopo aver ottenuto pieno consenso e grandi apprezzamenti dalla commissione artistica dell’AAC – Associazione Artisti Cremonesi, Marigliano si cimenta nella sua prima esposizione presso la sede dell’Associazione di cui presto diverrà presto membro. La mostra, dal titolo “Biblioteca d’artista”, è aperta fino al 7 maggio.

La mostra è sostenuta da Cassa Padana, Fondazione Dominato Leonense, Vivere Cremona e dal Consorzio Irrigazione Cremonese.

Anna Maccabelli, docente di Storia dell’Arte, spiega la natura delle opere scelte per l’esposizione:

“Nella sua casa i libri si arrampicano sulle pareti fino a nasconderle, si accumulano su scrivanie, comodini e superfici di ogni tipo: sono forse la presenza più caratterizzante dell’ambiente, insieme alle opere d’arte, dovute entrambe agli interessi della moglie, storica dell’arte ma anche bibliofila. Nulla di strano dunque se negli ultimi anni, negli spazi consentitigli dal suo lavoro, Patrizio Marigliano alla fine è approdato al libro, eletto come materiale da elaborare per la sua personale ricerca artistica. Esso è stato il suo grimaldello per uscire, nella logica dell’Arte Povera di Kounellis, dal piano del quadro tradizionale, ma senza rinunciare davvero, fino in fondo all’idea di “quadro”, come nelle sue frequenti, ben calibrate composizioni seriali di libri.

Più spesso però la manipolazione delle loro pagine, ripiegate stazzonate arricciate (come stoffe, con modalità talvolta evocative del lavoro del padre sarto), è funzionale alla costruzione di un volume, di una vera e propria scultura “povera”, la cui forte matericità evidenzia una chiara componente informale. Variamente trattata, la materia cartacea, si assoggetta a simulare lamiere contorte alla maniera di Anselm Kiefer o cupe combustioni memori dell’arte di Burri; altrimenti, gessata come il fondo, essa produce l’effetto “achrome” di Manzoni ma con sofisticate variazioni tonali generate dall’arriccio, oppure trafitta e scavata in profondità accenna allo spazialismo di Fontana, ma con un rovello ed un tormento, dato da spille chiodi e altri strumenti di tortura, di matrice espressionistica, in qualche caso un po’ allineata con la visione metafisica dei libri dipinti di Armodio.

Reinventati dall’artista, i libri destinati al macero acquisiscono così nuova vita e nuovi significati ribadendo innanzitutto la loro fisicità e la loro consistenza materica all’inizio di un’epoca, quella elettronica, in cui al contrario si tende ad una loro fruizione immateriale. La manipolazione può spingersi ad una sorta di metamorfosi del libro costretto a diventare altro da sé, a evocare creature sottomarine o a riprodurre il moto ondoso della risacca, la scansione e la vibrazione ritmica costruita con la successione delle pagine essendo un’altra costante delle opere di Marigliano.

Se il lavoro sulla consistenza plastica dell’oggetto-libro appare preponderante, esiste anche la possibilità della sopravvivenza, e quindi della parziale leggibilità, del testo che esso contiene, in pagine antichizzate da vernici, che si prestano quindi ad introdurre il tema struggente e suggestivo del tempo che passa. In ogni caso, il libro vecchio – testimonianza residua di biblioteche di famiglia o dono di amici e conoscenti intenzionalmente finalizzato alla trasformazione in opera d’arte – conserva intrappolati in sé lacerti di memorie familiari o di relazioni sociali. Ma soprattutto, scrigno di pensieri, conoscenze, racconti ed emozioni, il libro si presta ad interpretare metaforicamente la ricchezza interiore di chi l’ha scelto come strumento di comunicazione artistica.

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Daniela Iazzi
Cremonese di origine, studentessa a Milano e residente a Fidenza. Frequenta la Bocconi e si specializza in Arte, cultura e comunicazione. Lavora dal 2005 presso la Fondazione Dominato Leonense di Leno, dove promuove la storia del Monastero benedettino “Ad Leones” e attività di promozione del territorio.

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