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Brescia – Mezzo a due ruote, nell’equilibrio in corsa su cui la propria locomozione si ripercuote, sembra rincorrere quell’aperta sensazione di libertà che misura in pedalate le distanze anche più remote.

In bilico sul filo della velocità, innestata dalla catena di trasmissione, la bicicletta pare prestarsi alla vinta scommessa di una pulita soluzione, raggiunta sulla perpendicolarità mobile di una libera interazione, sviluppata in sinergia fra lo spostarsi e fra quanto serva per raggiungere l’agognata destinazione.

Una dinamica di immediata e di essenziale caratterizzazione che, ad inizio del Novecento, pareva ridimensionarsi in un contesto subordinato all’ottemperanza di una articolata prescrizione, relativa anche alle biciclette, secondo una serie di parametri stabiliti per una correlata autorizzazione al loro utilizzo in strada, al pari di quei mezzi a motore, che già in quell’epoca erano in circolazione.

Era la fine del mese di dicembre, quando il quotidiano “La Provincia di Brescia” informava, nell’edizione del giorno 29, a proposito della “Tassa sui velocipedi, sui motocicli e sugli automobili”, precisando, fra altri aspetti d’interesse che “Dal giorno primo gennaio 1911 tutti i velocipedi, i motocicli e gli automobili in circolazione sulle aree pubbliche devono essere muniti del contrassegno metallico di tassa del nuovo tipo stabilito, secondo le varie specie di veicoli, col regio decreto 10 novembre 1910 n. 814”.

In questa determinata prescrizione, entravano in gioco, in ordine ad una contestuale suddivisione, anche i colori, come elementi utili per dare riscontro, nella varietà delle diverse cromie, ad una relativa specificazione, volta ad individuare i mezzi di spostamento nell’ambito di una precisa tonalità di riferimento, rispettivamente modulata nelle diverse fattispecie previste dall’accennato documento: “I nuovi contrassegni hanno le seguenti principali caratteristiche: Contrassegni inamovibili. Per velocipedi: ad un posto: scudo bianco opaco; un marchio in basso; A due posti: scudo turchino scuro; due marchi ai lati; a tre posti: scudo bianco lucido; due marchi ai lati ed uno in basso. Per motocicli: scudo giallo ottone lucido; marchio in basso. Per automobili. Ad uso privato: scudo bianco opaco, un marchio in basso; Ad uso pubblico: scudo turchino scuro; due marchi ai lati; Per trasporto di merci: scudo giallo ottone lucido; due marchi ai lati ed uno in basso. Il fermaglio dei detti contrassegni inamovibili, è di color giallo per tutti i tipi”.

Tassa_sul_velocipede
Tassa sul velocipede

La traccia di colore che concorreva ad identificare il mezzo in questione, in riferimento ad un apposito corollario di variegata ideazione, si proporzionava pure ad altri parametri, concernenti il resto dei particolari contenuti in quella legge alla quale il giornale bresciano riservava una dettagliata attenzione, specificando pure, nella menzionata edizione, che “ai municipi esclusivamente compete l’incarico di riscuotere la tassa sui velocipedi e sui motocicli, mediante rilascio dei contrassegni inamovibili la cui foratura è è stata eseguita a cura dell’Amministrazione delle Tasse sugli affari, fin dal primo dicembre corrente”.

All’ente locale pare che fosse anche ingiunto il rilascio di un foglio di informazioni per le modalità di applicazione del contrassegno, il quale doveva essere fissato, nel caso delle biciclette, “fra le due traverse”, con la consegna di non potere essere rimosso, neanche nell’evenienza di un suo voluto reimpiego su un altro mezzo, dovendolo, al contrario, mantenere nella primitiva sede di registrazione, in modo, fra l’altro, che fosse sempre chiaramente visibile, dal momento che “chi è trovato a circolare con velocipede ad un posto non munito del contrassegno metallico che sia stato rimosso dopo l’originaria applicazione o riveli qualsiasi alterazione del congegno di chiusura, incorre nell’ammenda di lire 12. Se il contrassegno non è applicato nel modo e nel posto prescritto e se non è mantenuto completamente scoperto, è applicabile l’ammenda di lire 15”.

Le disposizioni riguardavano un mezzo allora largamente sopravanzante il numero di quelli a motore che pare avesse già una propria ampia diffusione anche nella tradizione sportiva nella quale si profilava secondo una circostanziata caratterizzazione, via via rapportata alle diverse località nelle quali, grazie ad una certa organizzazione, si poneva nella corrispondenza agonistica sperimentata in una partecipata manifestazione.

Questo aspetto era emblematico nel maggio del 1911. Nell’epoca durante la quale risultava essere in vigore il menzionato postulato delle tasse dei mezzi in circolazione, tale periodo si delineava, per le biciclette, con più di una iniziativa di competizione, concentrata nelle rispettive corse, organizzate secondo circuiti di diversa ispirazione.

“La Sentinella Bresciana” del 19 maggio 1911 attestava, ad esempio, tre eventi di ciclismo, in una stessa pagina, fra altri fatti di cronaca, come quelli inerenti le “estorsioni ed altre losche gesta di due coniugi” e di cultura, relativamente, invece, fra gli altri, al testualmente pubblicato “Come D’Annunzio difende il suo “S. Sebastiano”, in uno stesso contesto di informazione dove lo sport contribuiva ad infarcire complessivamente le notizie apportandovi tutt’altro tenore di tematica inflessione, rispetto alle vicende umane assimilate, comunque, da un medesimo comune denominatore.

gran-fondoSi trattava, per tale giornata, del risalto dato alle iniziative del “Club ciclistico Leonessa d’Italia”, riguardo al “convegno di Cremona”, non mancando di porre una particolare evidenza pure alla “corsa ciclistica Brescia – Rovato – Iseo – Brescia”, per la quale sembra fosse possibile, a Brescia, iscriversi al civico 5 di via Tartaglia, “presso il signor Garatti Francesco”, mentre, a differenza di una corsa podistica a Salò e di una “gara nazionale di palla a mano” organizzata dall’allora “Unione Sportiva di Sarezzo”, il ciclismo si confermava sotto i riflettori della carta stampata sia per quanto riguardava la “corsa ciclistica Piadena – San Giovanni – Bozzolo – Piadena” che per ciò che concerneva, invece: “la corsa ciclistica a Travagliato: ci scrivono da Travagliato, 19: Domenica scorsa a Travagliato si svolse l’importante corsa ciclistica sul percorso Travagliato, Lograto, Brescia, Pianera, Travagliato, da ripetersi tre volte (87 chilometri). Al via, venticinque concorrenti si slanciarono a una forte andatura: nel primo giro arriva Abeni, seguito da Bertanza ecc… A Lograto, Abeni, cade ed il Bertanza può così, con una bella fuga, arrivare nel secondo giro primo, con un vantaggio di 5 minuti. Al terzo giro arriva pure, con una splendida volata Bertanza Luigi della “Forti e Liberi” di Gussago, con macchina Durcop; seguono Trainini Giovanni di Travagliato, distanziato dal Bertanza di 12 minuti, 3. Pelizzari Giuseppe di Brescia”.

Lungo l’arco delle generazioni susseguenti pare che, nella località bresciana posta a traguardo di questa spettacolare competizione, si sia, fra l’altro, nel tempo, sempre più affinata l’annuale manifestazione estiva “Travagliato – Madonna della Stella”, come “corsa ciclistica riservata alla categoria allievi ed intitolata alla memoria di Massimo Derada”, organizzata dai locali appassionati di tale disciplina sportiva, raccolti in un’apposita associazione che, nel genere agonistico preso in considerazione, sembra potersi ricondurre, sul posto, ad eventi analoghi di una documentata tradizione.

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Luca Quaresmini
Ha la passione dello scrivere che gli permette, nel rispetto dello svolgersi degli avvenimenti, di esprimere se stesso attraverso uno stile personale da cui ne emerge un corrispondente scibile interiore. Le sue costruzioni lessicali seguono percorsi che aprono orizzonti d’empito originale in sintonia con la profondità e la singolarità delle vicende narrate.

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