Siria, Congo, Etiopia, Ghana. Donne lontane, diverse, ma accomunate dal desiderio di guadagnare un po’ di autonomia. Come? Imparando ad andare in bicicletta. Il progetto si chiama BiciLiberaTutte ed è ideato e realizzato da Cospe e Salvaiciclisti Bologna. L’obiettivo è insegnare alle donne migranti ad andare in bici, come forma di emancipazione e inclusione sociale.

Il progetto è rivolto a donne di origine straniera in condizioni di vulnerabilità: l’obiettivo è formarle per un utilizzo sicuro e autonomo alla bicicletta, contribuendo di fatto alla loro capacità di accompagnare i figli o trasportare beni personali.

Non solo: grazie all’autonomia negli spostamenti garantita dalla bicicletta, si vuole favorire l’accesso al mondo del lavoro e l’integrazione con le abitudini di mobilità del contesto di riferimento, superando stereotipi e pregiudizi. BiciLiberaTutte prevede anche di regalare biciclette e attrezzature (cosa che sta avvenendo proprio in questi giorni) alle donne che partecipano.

Cospe e l’associazione Salvaiciclisti lavorano nell’ambito del Pon Città Metropolitana 2014-2020. Alla base, un’idea condivisa di sostegno alle pari opportunità e all’intercultura.

Perché la bicicletta? Perché le donne migranti e rifugiate ospitate nelle case di accoglienza soffrono spesso di isolamento, hanno difficoltà a muoversi in uno spazio cittadino non conosciuto oppure non pedalano per motivi di ordine biografico o di percezione culturale.

Il progetto prevede quindi di lavorare su tre livelli: insegnare ad andare in bicicletta alle donne migranti che non hanno mai pedalato o che hanno smesso di farlo; supportare la conoscenza del contesto urbano, delle regole del traffico, dei percorsi più idonei per raggiungere casa, lavoro, scuola, servizi medici; fornire mezzi idonei, biciclette e attrezzature (anche per il trasporto dei bambini) alle donne che per motivi economici non possono accedervi.

I primi percorsi di insegnamento sono stati avviati la scorsa primavera: “Alcune ragazze hanno imparato facilmente, perché andavano in bici anche nel loro Paese d’origine, ma qui hanno dovuto capire come muoversi nel traffico – spiega Chiara Aliverti di Cospe –. Un paio, invece, non avevano mai pedalato: è stato fantastico, l’hanno vissuta come una vittoria. Sono belle esperienze di empowerment dal basso, ma anche momenti che hanno potuto dedicare a loro stesse, sempre impegnate a prendersi cura della famiglia. Ci hanno raccontato di avere respirato un nuovo senso di libertà e autonomia”. I primi percorsi sono stati condotti con la collaborazione di Mondo Donna onlus: “Siamo partiti in questi giorni con una nuova call, siamo alla ricerca di volontari, di associazioni che vogliamo collaborare con noi. Anzi, faccio un appello a tutte le associazioni interessate e a tutte le donne che vorrebbero diventare nostre allieve: contattateci”.