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Sono stata benedetta da una rosa – Da un bocciolo di rosa rossa immersa nell’acqua santa, in una chiesa sperduta delle Ande. E’ domenica e nella chiesa di questa comunità voluta, cresciuta e amata da due bresciani che hanno lasciato l’Italia tanti anni fa con l’operazione Mato Grosso, Peppo e Adriana Piovanelli, si canta la messa in spagnolo. Decine e decine di indios, bambini, vecchi, uomini, donne dentro.

Cani, asini e lama fuori. Chitarre che suonano, voci che cantano, cuori che pregano. Insieme. Indios e italiani. Loro che qui, la domenica, trovano un piatto di minestra calda e che qui imparano a intagliare il legno, un mestiere che li possa riscattare dalla miseria dei loro genitori. Il rito va oltre la religione per diventare un rituale di incontro, comunicazione e scambio, in un luogo dove non c’è nulla, se non la chiesa, in grado di diventare “piazza” e aggregazione.

Loro e noi, che siamo venuti fin quassù perché qualcosa ci lega a San Nicolas. Non solo l’ associazione di Brescia che ne porta il nome e che ogni anno la sostiene anche economicamente. Ci legano a questa comunità un uomo e un paese. L’uomo è don Tone Bresciani che qui in Ecuador ha passato la sua vita e aiutando gli indios più poveri. Il paese è Pavone Mella, un angolo della Bassa bresciana da dove don Tone è partito e dove vivono ancora i suoi familiari. Nelle mani di Antonio Piovani di Cassa Padana, il Comune di Pavone ha affidato una targa in memoria di don Tone che trova casa in questa chiesa, fra i banchi di legno intagliato donati da tante altre famiglie e persone della Bassa.

Altre due targhe vengono sistemate in chiesa: la prima è dell’Avis intercomunale Pavone Mella-Cigole, la seconda del gruppo missionario di Pavone. Entrambe sono in memoria di don Tone, mentre un attestato viene consegnato durante la messa ad Adriana. Un ringraziamento dalla Bassa per il lavoro svolto qui in Ecuador. Peppo non c’è. E’ in missione a Baltimora, alla ricerca di nuovi mercati per i lavori di legno intagliato che escono da San Nicolas.

Ma San Nicolas è un’esperienza che va ben oltre la messa suggestiva e la consegna delle targhe. A far festa agli italiani della missione di Microfinanza campesina ci sono indios che danzano riti propiziatori vestendo antichi costumi inca, bambini che ballano danze delle loro montagne, altri che cantano in coro :“bienvenidos amigos como stas?”” “Mucho bien”, è la risposta d’obbligo.
E noi, italiani disincantati con le lacrime agli occhi, stiamo al gioco e non vorremmo più partire.

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Macri Puricelli
Nata e cresciuta a Venezia, oggi vivo in mezzo ai campi trevigiani. Fra cani, gatti, tartarughe, tre cavalle e un'asina. Sono laureata in filosofia e faccio la giornalista da più di trent'anni fra quotidiani e web. Dal 2000 mi occupo della comunicazione on e offline di Cassa Padana Bcc e dallo stesso anno dirigo Popolis. Quanto al resto...ho marito, due figli e tanti tanti animali.

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